Ottavio Bianchi: “Crisi epocale. Il calcio italiano deve ripartire dai giovani”

L'ex allenatore Ottavio Bianchi, intervistato su Radio Kiss Kiss Napoli, analizza la crisi del calcio italiano e propone una riforma profonda, partendo dai settori giovanili e dalla valorizzazione dei talenti locali.

Il calcio italiano attraversa una delle sue crisi più profonde. Ottavio Bianchi è intervenuto su Radio Kiss Kiss Napoli per analizzare le cause del declino e proporre soluzioni concrete. Secondo Bianchi, la responsabilità non è solo dei commissari tecnici, ma di un sistema che ha smesso di investire sui giovani e sulla formazione.

La crisi del calcio italiano: un problema strutturale

Durante l’intervista, Ottavio Bianchi ha sottolineato come la crisi del calcio italiano sia ormai “epocale”. Non si tratta solo di risultati sportivi, come le tre mancate qualificazioni ai Mondiali, ma di un problema più profondo che riguarda l’intero movimento calcistico. Bianchi ha dichiarato: “È inutile stare lì a piangerci addosso, chi ha governato, ha governato male. Adesso devono prendere, andare via, mettere dentro giovani come hanno fatto in Germania, Francia e Spagna”. L’ex allenatore ha ricordato come, in passato, i migliori giocatori del mondo venissero a giocare in Italia, mentre oggi i talenti preferiscono altri campionati come la Premier League o la Liga spagnola. Secondo Bianchi, il campionato italiano è ormai “di quarta fascia” e la presenza massiccia di stranieri, come nel caso del Como, è il sintomo di un sistema che non valorizza più i propri giovani. 

Settori giovanili e il mancato salto in prima squadra

Uno dei punti centrali dell’analisi di Bianchi riguarda il ruolo dei settori giovanili. L’ex allenatore ha evidenziato come le squadre giovanili italiane, compresa l’Under 21, ottengano buoni risultati, ma il vero problema emerge nel passaggio alla prima squadra. “Mi dica quante squadre li fanno giocare in prima squadra. Nessuno”, afferma Bianchi, sottolineando che i giovani talenti spesso si perdono perché non trovano spazio tra i professionisti. In altri paesi, come la Spagna, i ragazzi che valgono vengono fatti giocare subito, mentre in Italia si preferisce puntare su stranieri di pari livello, spesso solo per ragioni economiche. Bianchi ricorda che in passato lui stesso ha fatto esordire giovani come Cannavaro e Ciro Ferrara a 17 anni, perché “se sono bravi devono giocare”. Il problema, secondo Bianchi, è che oggi le società non hanno il coraggio o la volontà di investire sui propri ragazzi, preferendo soluzioni più semplici ma meno lungimiranti.

Economia, procuratori e la necessità di una riforma

Un altro tema affrontato da Bianchi e dagli altri ospiti della trasmissione riguarda l’aspetto economico. Le società italiane, spesso in difficoltà finanziaria, preferiscono acquistare giocatori stranieri che costano meno rispetto ai talenti italiani, anche se di pari valore. “Il giocatore straniero di pari livello costa a volte un terzo di quello che sta venendo fuori”, spiega Paolo Del Genio, intervenuto in trasmissione. A questo si aggiungono le commissioni dei procuratori, che complicano ulteriormente il mercato. La soluzione, secondo l’ex allenatore, è una riforma profonda che parta dal basso: “Adesso non dobbiamo piangerci addosso. Devono cominciare da zero, valutare i settori giovanili e poi farli giocare”. Solo così il calcio italiano potrà tornare competitivo e valorizzare i propri talenti.

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