Aurelio De Laurentiis in esclusiva a Kiss Kiss Napoli: «Il Napoli non è in vendita»

Aurelio De Laurentiis, in diretta a Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, svela i retroscena dei contatti con Matt Rizzetta e alcuni fondi interessati al club azzurro: sul tavolo una proposta da 2,26 miliardi di euro. Il presidente spiega perché non ha venduto, parla del futuro dello stadio e chiede una riforma del calcio.

Aurelio De Laurentiis torna a parlare del futuro del Napoli e lo fa in diretta a Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, affrontando uno degli argomenti che da tempo alimentano l’attenzione dei tifosi: la possibile cessione della società azzurra. Il presidente racconta i contatti avuti con Matt Rizzetta e con alcuni fondi interessati all’acquisto del club, svelando i dettagli di una proposta che, secondo quanto riferito dallo stesso patron, sarebbe arrivata a 2 miliardi e 260 milioni di euro.

De Laurentiis chiarisce la propria posizione, spiegando perché l’operazione non sia andata avanti e quali siano le sue priorità per il futuro. Nel corso dell’intervista si parla anche dello stadio Diego Armando Maradona, dell’ipotesi di una nuova proprietà, delle prospettive del calcio italiano e del momento della squadra.

De Laurentiis: «Il Napoli non è in vendita»

Il presidente azzurro parte da una riflessione sul proprio percorso alla guida del club e sulla necessità di cambiare un sistema calcistico che considera ormai superato. De Laurentiis rivendica l’esperienza maturata nel corso degli anni, pur riconoscendo di aver dovuto imparare un mestiere che inizialmente non conosceva.

«Il Napoli non è in vendita. Io il calcio non lo sapevo fare e ho imparato e penso di saperlo fare abbastanza bene, in un calcio vecchio che andrebbe rivisitato e liberato dal giogo di chi le squadre non le ha e ci conduce per mano giorno dopo giorno».

Una dichiarazione che introduce il ragionamento del presidente sulla gestione del Napoli e sulla necessità, a suo giudizio, di rivedere le regole che governano il calcio.

L’offerta da 2 miliardi e 260 milioni: il racconto di De Laurentiis su Matt Rizzetta

Nel corso di Radio Goal, a Kiss Kiss Napoli, De Laurentiis risponde alla domanda relativa a una possibile offerta da parte di Matt Rizzetta. Il presidente ricostruisce la nascita dei contatti, spiegando di aver incontrato l’imprenditore circa un anno prima e di aver conosciuto, attraverso di lui, alcuni fondi interessati ad acquistare il Napoli.

«A un certo punto, circa un anno fa, ricevo una richiesta di incontro da Matt Rizzetta, che non conoscevo, e io per educazione feci l’incontro. Lui mi introduce a un paio di fondi che rappresentava e volevano comprare il Napoli».

De Laurentiis spiega quindi che il confronto è proseguito per diversi mesi, coinvolgendo i legali delle parti. L’obiettivo era comprendere il valore della società e verificare la concretezza dell’interesse manifestato dai potenziali acquirenti.

«Alla fine, io per vedere e saggiare il valore del Napoli, è accaduto fino a febbraio-marzo, abbiamo messo i loro e i nostri avvocati a confrontarsi. Ho detto: “Scusatemi, prima di dare un valore effettivo gli ho messo a disposizione i miei amministrativi per una due diligence, ma non è iniziata mai, perché è la prima cosa che si fa. La due diligence è un dato di fatto abituale, ma non iniziò mai”. Questa cosa mi divertiva molto e volevo capire fino a che punto si volesse arrivare».

Il presidente racconta così una trattativa che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe mai arrivata alla fase della verifica approfondita dei conti e della situazione societaria.

De Laurentiis entra poi nel dettaglio economico della proposta ricevuta.

«Alla fine questa cifra di 2 miliardi e 260 volevano pagarla una parte alla firma e una parte rateizzata in tre anni».

La cifra indicata dal patron è dunque di 2 miliardi e 260 milioni di euro, con una parte del pagamento prevista al momento della firma e il resto distribuito nell’arco di tre anni.

Perché De Laurentiis non ha accettato la proposta

Il valore economico dell’offerta non rappresentava, secondo De Laurentiis, l’unico elemento da prendere in considerazione. Il presidente si sofferma soprattutto sulle garanzie legate alla gestione futura del Napoli e sul ruolo che avrebbe mantenuto in caso di cessione.

«Prima mi hanno detto che avrei fatto da presidente, ma poi questo ruolo sarebbe diventato presidente onorario. Ma io ho una responsabilità verso una città, una regione, un popolo con 83 milioni di follower nel mondo».

De Laurentiis richiama quindi la dimensione internazionale del Napoli, soffermandosi sul seguito della squadra anche negli Stati Uniti e sul lavoro compiuto per rafforzare il marchio.

«Quando ho celebrato il successo di Conte ho avuto un successo straripante e quando ho visitato la città di San Pedro, vicino Los Angeles, ho scoperto che c’erano 30mila tifosi del Napoli. Quindi, al di là delle indagini, era una verità».

Il presidente collega questi numeri alla crescita della società e alle strategie commerciali sviluppate negli anni.

«In questi anni abbiamo stravolto le regole del gioco, sviluppato brand da soli, maglie e passi in avanti che altri club non fanno. Quindi io che garanzie ho se dovessi cedere senza rimanere al comando? Al di là dei soldi. Quando vuoi dilatare i soldi in tre anni parti male».

Il ragionamento di De Laurentiis mette quindi al centro non soltanto la valutazione economica del Napoli, ma anche il controllo della società, la continuità del progetto e le condizioni di un eventuale accordo.

I rapporti con Rizzetta e la possibilità di vendere il Napoli

De Laurentiis racconta anche di aver continuato a incontrare Rizzetta dopo i primi contatti relativi alla possibile acquisizione del club. Il presidente spiega che i rapporti personali sono rimasti cordiali, nonostante la trattativa non sia andata avanti.

«Ci siamo visti allo stadio perché Rizzetta vuole venire in tribuna d’onore e lo ospito. Ci siamo visti anche perché mi ha invitato a una partita di basket. Lui mi chiede ancora: “Ma non vuoi vendere?”. Io gli ho detto che è importante rimanere in buoni rapporti».

Il patron ribadisce poi la propria posizione sul futuro della società, precisando che al momento non ha deciso di vendere il Napoli. Allo stesso tempo, esprime una preferenza personale nel caso in cui un giorno dovesse prendere in considerazione una cessione.

«Io per il momento non ho deciso di vendere, ma se dovessi vendere venderei a un napoletano piuttosto che a un americano, perché ognuno conosce casa propria, le persone con le quali rapportarsi e la quotidianità».

Le parole del presidente non annunciano quindi una cessione imminente. De Laurentiis chiarisce che non ha preso una decisione in questa direzione e che, qualora lo scenario dovesse cambiare, considererebbe importante anche il legame del possibile acquirente con Napoli e con il territorio.

Il nuovo stadio e il futuro del Maradona

Nel corso dell’intervista a Radio Goal, il discorso si sposta sulle infrastrutture e sulla volontà di realizzare un nuovo impianto. De Laurentiis considera il progetto dello stadio uno degli obiettivi importanti per il futuro del Napoli e spiega che richiederebbe un impegno considerevole.

«Io voglio fare lo stadio. Sarà un grande impegno anche fisico. Si dovrà fare per creare una realtà che oggi non esiste».

Il presidente parla anche del possibile utilizzo dello stadio Diego Armando Maradona, facendo riferimento alle conversazioni avute con Rizzetta.

«Rizzetta avrebbe accettato il Maradona. Al Maradona sarebbe utile fare un grande parco, riempirlo di verde, visto che anche quella è una zona che telluricamente ha problemi».

Il riferimento apre una riflessione sulla riqualificazione dell’area dello stadio, sulla presenza di spazi verdi e sulle caratteristiche del territorio. De Laurentiis ribadisce, nel complesso, la volontà di lavorare a un progetto infrastrutturale che possa accompagnare lo sviluppo del club.

«Mi hanno sempre dato del visionario»: De Laurentiis vuole cambiare il calcio

Il presidente azzurro allarga poi il discorso al sistema calcistico, sostenendo che il modello attuale abbia bisogno di essere rivisto. De Laurentiis rivendica la propria visione e richiama le difficoltà economiche che, a suo giudizio, dimostrano la necessità di intervenire.

«Mi hanno sempre dato del visionario. La mia visione è che il calcio dovrà cambiare, perché quando vedo il rosso in Inghilterra vuol dire che il calcio va rivisto e in questo hanno ragione gli americani».

De Laurentiis invita quindi a superare le contrapposizioni tra i diversi protagonisti del movimento calcistico, richiamando espressamente le istituzioni sportive.

«Ci dovremmo fermare, qua continuiamo a fare lotte con Malagò, la UEFA, FIFA».

Il presidente propone un confronto più ampio per ripensare il futuro dello sport, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alla capacità del calcio di mantenere vivo il proprio appeal.

«Bisogna sedersi per rigenerare uno sport che è amato dai bambini e se perdiamo i bambini perdiamo il futuro».

Una posizione che si collega alla sua idea di riformare il sistema e di rendere il calcio più sostenibile e attrattivo per il pubblico più giovane.

De Laurentiis apre a una collaborazione esterna? La risposta su Rizzetta

Durante l’intervista viene affrontato anche il tema di una possibile collaborazione esterna nella gestione del Napoli. Alla domanda sulla possibilità di condividere il progetto con altri soggetti, De Laurentiis risponde facendo riferimento al carattere e al metodo di lavoro di Rizzetta.

«Rizzetta è un uomo d’azione, per cui difficilmente potrebbe avere qualcuno come me, che non è abituato a condividere se non con i propri collaboratori, se non unicamente le decisioni. Perché il finale non si sa mai».

Le parole del presidente evidenziano una possibile difficoltà nel trovare un modello di governance condiviso. De Laurentiis descrive un approccio nel quale le decisioni strategiche restano concentrate nella guida del club e vengono sviluppate attraverso il rapporto con i propri collaboratori.

Il messaggio alla squadra: recuperare gli infortunati e avere pazienza

In chiusura, De Laurentiis si sofferma sul momento della squadra, invitando a mantenere equilibrio e fiducia nel lavoro quotidiano. Il presidente richiama la necessità di recuperare i giocatori indisponibili, lavorare con serenità e affidarsi all’esperienza per superare le difficoltà.

«Dobbiamo lavorare, recuperare infortuni, stare tranquilli, abbiamo un uomo d’esperienza e avere pazienza. Nella vita si pareggia, si vince, si perde e quando si perde non si getta il bambino con l’acqua sporca. Bisogna aspettare, riconoscere gli errori e rimediare insieme».

Il messaggio è un invito a non lasciarsi condizionare eccessivamente dai risultati e a concentrarsi sulle soluzioni, senza rinunciare alla possibilità di correggere gli errori commessi.

Il Napoli è in vendita? La posizione di De Laurentiis

La risposta fornita dal presidente nel corso di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli è chiara: il Napoli, al momento, non è in vendita. De Laurentiis ha raccontato di aver ricevuto, attraverso Matt Rizzetta, l’interesse di alcuni fondi che avrebbero prospettato un’offerta da 2 miliardi e 260 milioni di euro, ma ha spiegato che il percorso non è arrivato alla fase della due diligence.

A pesare, nella sua ricostruzione, sono state le condizioni economiche, la dilazione dei pagamenti e soprattutto le prospettive legate al controllo della società. Il presidente ha inoltre ribadito la volontà di realizzare uno stadio e la necessità di cambiare il sistema calcistico.

Per il futuro, De Laurentiis non esclude in assoluto ogni scenario, ma sottolinea di non aver deciso di vendere. E, nell’eventualità di una futura cessione, dichiara di preferire un acquirente napoletano a uno americano, per il rapporto diretto con la città e con il territorio.

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