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Durante una visita ufficiale a Ischia, Musumeci commenta la manifestazione dei Campi Flegrei a Roma e sostiene di non essere stato avvisato. I sindaci replicano: «Avevamo inviato una lettera».
La manifestazione di Roma riaccende il confronto tra il territorio flegreo e il Governo. Dopo le dichiarazioni del ministro Nello Musumeci, i sindaci di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida fanno fronte comune: «Avevamo già comunicato la nostra partecipazione e le ragioni della mobilitazione». Ora l’attesa è tutta per il nuovo decreto.
Il giorno dopo la manifestazione dei Campi Flegrei a Roma, il confronto con il Governo si riaccende. A prendere posizione sono i sindaci di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida, che rispondono alle dichiarazioni del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci sulla mobilitazione dell’8 ottobre.
Oltre 700 cittadini, insieme ai quattro sindaci con la fascia tricolore, hanno raggiunto la Capitale a bordo di 13 pullman per portare al Governo le richieste del territorio. Il corteo è partito dal Colosseo e ha raggiunto piazza Santi Apostoli. Al centro della protesta, le condizioni degli sfollati, la sicurezza degli edifici, gli aiuti alle attività economiche e il futuro delle comunità che convivono con il bradisismo.
A riaccendere il confronto sono state le parole di Musumeci, che ha sostenuto di non aver ricevuto una richiesta di incontro da parte dei sindaci durante la giornata di protesta. Il ministro ha inoltre ribadito la linea del Governo sulla possibilità di sostenere economicamente chi decidesse di lasciare le aree considerate a rischio.
Una posizione che ha sorpreso i primi cittadini flegrei.
«Abbiamo appreso dalla stampa le dichiarazioni del Ministro Musumeci sulla manifestazione di ieri e siamo sorpresi», scrivono in una nota congiunta Luigi Manzoni, Josi Gerardo Della Ragione, Antonio Sabino e Salvatore Scotto di Santolo.
I sindaci ricordano di aver comunicato la propria partecipazione alla mobilitazione già la settimana precedente, attraverso una lettera indirizzata non soltanto al ministero della Protezione civile, ma anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e agli altri ministri interessati.
Il passaggio più significativo della replica riguarda proprio le ragioni che hanno portato i sindaci a Roma.
Secondo i quattro primi cittadini, nella comunicazione inviata al Governo erano state messe nero su bianco l’esasperazione dei cittadini e la delusione per gli emendamenti non approvati.
La protesta, dunque, non sarebbe stata improvvisata né finalizzata allo scontro istituzionale. L’obiettivo, spiegano i sindaci, era portare direttamente nella Capitale le richieste di un territorio che da mesi attende risposte.
«Ieri siamo andati a Roma per chiedere risposte concrete per gli sfollati, la sicurezza degli edifici e le attività economiche», sottolineano.
Ma c’era anche un altro obiettivo: provare a ricucire il rapporto tra i cittadini dei Campi Flegrei e il Governo.
«Eravamo lì anche per ricucire lo strappo profondo che si è ormai creato tra cittadini e governo», affermano i sindaci.
La mobilitazione di Roma ha raccolto richieste che il territorio aveva già sottoposto all’attenzione delle istituzioni.
Tra i punti principali ci sono il sostegno agli sfollati, la disponibilità di soluzioni abitative, il finanziamento degli interventi di messa in sicurezza degli edifici e misure specifiche per le attività economiche. Le richieste riguardano inoltre scuole, edifici pubblici, viabilità e personale impegnato nella gestione dell’emergenza.
Uno dei nodi più delicati riguarda proprio gli edifici privati. Tra le proposte avanzate dai comitati figurano l’aumento della copertura dei costi degli interventi sulla vulnerabilità, la riapertura dei termini per accedere ai contributi e una mappatura più ampia della vulnerabilità degli immobili.
Durante la giornata, dopo ore di trattative, un rappresentante dei manifestanti è stato ricevuto dal capo di gabinetto del ministro Musumeci e ha consegnato un documento contenente le proposte del territorio.
È però soprattutto il tema della delocalizzazione a preoccupare i sindaci.
Musumeci ha parlato della possibilità di sostenere chi vuole lasciare le zone a rischio. Una prospettiva che, nel territorio flegreo, viene guardata con grande attenzione e preoccupazione.
Nella replica congiunta, i sindaci spiegano di voler attendere il nuovo decreto prima di esprimere un giudizio definitivo, ma lanciano un messaggio preciso:
«Non vogliamo credere che l’unica risposta sia la delocalizzazione su base volontaria».
Secondo i quattro amministratori, una simile prospettiva rischierebbe di aumentare ulteriormente «l’allerta e la rabbia dei cittadini».
Il tema è particolarmente delicato perché la richiesta del territorio non è semplicemente quella di ottenere un’alternativa abitativa per chi non può o non vuole rientrare nella propria casa. I cittadini chiedono anche di poter continuare a vivere nei propri comuni, con edifici più sicuri e con risorse sufficienti per affrontare l’emergenza. Durante la manifestazione di Roma, uno degli slogan era proprio «No alla delocalizzazione forzata».
Archiviata la manifestazione, il confronto si sposta adesso sul prossimo provvedimento del Governo.
L’annuncio è quello di un nuovo decreto dedicato ai Campi Flegrei, atteso a breve. Secondo quanto emerso dalla mobilitazione, il provvedimento dovrebbe arrivare entro dieci giorni.
Ed è proprio qui che si giocherà la partita più importante.
Dopo le proteste, le lettere e il confronto a distanza con il Governo, i Campi Flegrei attendono di capire se le richieste avanzate dal territorio troveranno spazio concreto nel nuovo provvedimento.
I quattro sindaci, intanto, scelgono di abbassare i toni e tendere la mano.
«La disponibilità al dialogo resta piena e abbiamo tutta l’intenzione di lasciare da parte le polemiche», scrivono.
Il messaggio finale è rivolto direttamente al Governo: «Tutto quello che è accaduto ci ha portato ad oggi, ora dobbiamo guardare a domani».
E quel domani, per Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida, passa soprattutto da risorse, tempi certi e risposte concrete.
«Noi ci siamo, siamo uniti e siamo pronti al dialogo, sempre».
Foto: josigerardodellaragione su IG
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