Svolta nell’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, l’operaio di 61 anni deceduto dopo essere precipitato dal tetto di un capannone a Caivano. Il datore di lavoro è stato arrestato e posto ai domiciliari. Secondo la Procura, l’uomo e altri due operai presenti sul posto lavoravano in nero.
È arrivata una svolta nell’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, l’operaio edile di 61 anni morto il 3 ottobre all’ospedale di Giugliano in Campania dopo essere precipitato dal tetto di un capannone nella zona industriale di Caivano.
I carabinieri hanno arrestato e condotto ai domiciliari il datore di lavoro dell’operaio, un imprenditore di 37 anni residente a Caivano. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli Nord. Al datore di lavoro vengono contestati, secondo quanto riferito dall’Ansa, l’omicidio colposo e l’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Nell’inchiesta è indagato anche il committente dei lavori e proprietario del capannone nel quale Calignano stava lavorando. La posizione dei coinvolti dovrà ora essere valutata nell’ambito degli accertamenti della Procura di Napoli Nord.
La caduta dal tetto e quei metri percorsi dopo l’incidente
La ricostruzione della tragedia parte dal pomeriggio del 2 ottobre. Calignano si trovava sul tetto di un capannone a Caivano per effettuare lavori di manutenzione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, l’uomo stava lavorando alla sistemazione della guaina destinata a una copertura sulla quale sarebbero poi dovuti essere installati pannelli solari.
A un certo punto l’operaio è precipitato.
Il corpo, però, non sarebbe rimasto nel luogo della caduta. Gli investigatori hanno trovato tracce di sangue nei pressi del capannone, mentre Calignano è stato successivamente rinvenuto in un’altra zona, vicino a un albero, lungo via Fossa del Lupo.
La distanza tra il punto in cui sarebbe avvenuta la caduta e quello in cui l’uomo è stato trovato sarebbe inferiore ai 200 metri. Proprio questo spostamento rappresenta uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
L’autopsia: fratture compatibili con una caduta da almeno otto metri
Gli accertamenti medico-legali hanno fornito nuovi elementi sulla dinamica.
Sul corpo di Calignano sono state riscontrate fratture allo sterno, al bacino, al polso e all’osso sacro, lesioni compatibili con una caduta da un’altezza considerevole. Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha parlato di una caduta da almeno otto metri.
Secondo quanto emerso dall’autopsia, inoltre, l’uomo non sarebbe stato nelle condizioni di spostarsi autonomamente dopo l’impatto. Questo elemento rafforza il sospetto che il 61enne sia stato trascinato e spostato dal luogo della caduta prima di essere lasciato in strada.
Un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire cosa sia accaduto nei minuti successivi all’incidente.
Calignano trovato agonizzante in strada
La chiamata al 118 è arrivata nel pomeriggio del 2 ottobre. L’operaio è stato trovato privo di sensi e gravemente ferito in via Fossa del Lupo.
I soccorritori lo hanno trasportato in codice rosso all’ospedale San Giuliano di Giugliano. Le sue condizioni sono apparse subito molto gravi a causa dei numerosi traumi riportati.
Dopo ore di agonia, Calignano è morto il giorno successivo.
Quando è stato soccorso, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo era ancora vivo. La famiglia ha quindi chiesto di accertare se un intervento tempestivo avrebbe potuto modificare l’esito della vicenda.
Il contratto firmato appena un giorno prima
Un altro elemento finito al centro dell’inchiesta riguarda il rapporto di lavoro.
Dalle verifiche iniziali era emerso che Calignano risultava assunto dal 1° ottobre, appena un giorno prima dell’incidente. La circostanza aveva sollevato interrogativi sulla regolarità dell’attività svolta nel capannone.
Ora, però, l’inchiesta ha fatto emergere un elemento ancora più pesante: secondo la Procura, Calignano e gli altri due operai che si trovavano con lui stavano lavorando in nero.
Un aspetto che potrebbe avere un peso significativo nell’accertamento delle eventuali responsabilità relative alla sicurezza sul lavoro.
Mancavano le protezioni?
Tra gli elementi già emersi nelle indagini c’è anche la questione dei dispositivi di sicurezza.
Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni dei giorni scorsi, Calignano non avrebbe avuto casco e altre dotazioni previste dalle norme di sicurezza. Proprio l’eventuale assenza dei dispositivi di protezione è uno degli aspetti sui quali si concentrano gli accertamenti della Procura.
Il datore di lavoro, secondo l’accusa, avrebbe quindi omesso cautele fondamentali per prevenire l’infortunio.
Sarà il procedimento giudiziario a stabilire eventuali responsabilità, nel rispetto della presunzione di innocenza.
I telefoni sequestrati possono chiarire cosa è successo
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire nel dettaglio le ore successive alla caduta.
Nei giorni scorsi erano stati sequestrati i telefoni delle persone coinvolte nell’attività lavorativa. Gli accertamenti sulle conversazioni potrebbero aiutare a capire chi fosse presente al momento dell’incidente, cosa sia stato fatto dopo la caduta e chi abbia materialmente spostato il corpo dell’operaio.
Un passaggio particolarmente importante perché il luogo in cui Calignano è stato trovato non coinciderebbe con quello in cui sarebbe avvenuta la caduta.
La Procura continua a indagare
L’arresto del datore di lavoro rappresenta una nuova fase dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord.
In precedenza erano state iscritte nel registro degli indagati tre persone: il datore di lavoro e i due proprietari del capannone. L’ipotesi iniziale era quella di omicidio colposo in cooperazione, con contestazioni legate anche alla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Ora la misura cautelare nei confronti del datore di lavoro porta l’indagine su un livello ulteriore.
Restano da chiarire diversi punti: la dinamica esatta della caduta, le condizioni di sicurezza presenti sul tetto, la posizione contrattuale dei lavoratori, l’eventuale assenza dei dispositivi di protezione e soprattutto cosa sia accaduto a Calignano dopo l’impatto.
La morte del 61enne, dunque, non viene più considerata soltanto come un tragico incidente sul lavoro. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’intera sequenza di quei minuti, dalla caduta dal capannone al ritrovamento dell’operaio in strada.
Salvatore Calignano lascia la moglie Carmela e due figlie. I funerali si sono svolti a Orta di Atella, comune nel quale viveva con la famiglia.