Il Napoli deve ritrovare compattezza, serenità e spirito di squadra per superare il momento difficile. È questo il messaggio lanciato da Ottavio Bianchi, ex allenatore azzurro, intervenuto ai microfoni di Radio Goal, trasmissione in onda su Radio Kiss Kiss Napoli e condotta dal direttore Valter De Maggio.
Al centro dell’intervista i risultati deludenti, le tensioni nello spogliatoio, la presenza del presidente Aurelio De Laurentiis a Castel Volturno e la decisione della società di mandare la squadra in ritiro.
Per Bianchi, la ricetta per uscire dalla crisi è soprattutto una: mettere da parte le polemiche e tornare a lavorare tutti insieme. L’ex tecnico ha invitato società, allenatore e calciatori a fare quadrato, evitando dichiarazioni e discussioni che rischiano soltanto di alimentare ulteriori tensioni.
Bianchi ha analizzato innanzitutto la scelta del ritiro, ricordando come durante la sua esperienza da calciatore a Napoli fosse una pratica abituale. Secondo l’ex allenatore, però, per comprendere davvero le ragioni di determinate decisioni bisogna conoscere le dinamiche interne al gruppo.
«Prima di tutto se ne esce senza fare ulteriori polemiche, perché Napoli è sempre stata abituata ad avere un sacco di polemiche, spesso e volentieri anche campate in aria. È giusto che la società stia vicino, molto vicino ai giocatori. Ritorna di moda il ritiro. Quando giocavo qui a Napoli si facevano dei periodi di ritiro, addirittura il ritiro settimanale dal venerdì al giovedì. Era normale.
Bisogna essere dentro l’ambiente per sapere il perché e il percome, perché da fuori siamo tutti professori. Però, da fuori, non sai per quale motivo succedano certe cose e da dove arrivino certe voci. L’unica possibilità è quella di mettere giù la testa, lavorare, correre, non sentire niente e lavorare, lavorare. Perché poi il lavoro dà sicuramente risultati.
E lavorare vuol dire allenatore, società e giocatori, tutti insieme, per superare determinate situazioni che ci sono sempre nell’arco di un campionato. Poi ce ne sono alcune che si alimentano più di altre, però ci sono sempre».
Nel corso dell’intervista, Valter De Maggio ha richiamato anche gli episodi successivi all’ultima sconfitta, soffermandosi sulle tensioni emerse in campo e sulle dichiarazioni dei calciatori nel postpartita. Un quadro che ha alimentato i dubbi sulla serenità dello spogliatoio azzurro.
Bianchi ha preferito non esprimere giudizi sulle dinamiche interne, che non conosce direttamente, ma ha sottolineato l’importanza di risolvere eventuali contrasti all’interno del gruppo, senza portarli all’esterno.
«Bisogna vedere le dichiarazioni, in che momento sono state fatte, cosa è successo negli spogliatoi. Però le parole vanno al vento, insomma. Invece di parlare tanto, se corressero di più, se mettessero in pratica le parole dell’allenatore, forse sarebbe meglio.
È chiaro che, nel contesto di uno sport di squadra, non si è mai tutti d’accordo. Anzi, c’è quello che non gioca, quello che gioca, il vecchio che ha più voce dell’altro. Però di solito si tiene tutto dentro, perché lo scopo è comune.
Il vecchio detto è che il gioco di squadra esalta il collettivo e il collettivo viene esaltato dal singolo. È chiaro che ognuno deve metterci del suo, ma se vai a fare le polemiche, poi queste polemiche si alimentano. Se hai qualcosa da dire, vai dentro lo spogliatoio e, quando c’è la riunione, lo dici».
Per spiegare quanto sia importante mantenere unito lo spogliatoio, l’ex allenatore ha ricordato anche alcuni episodi vissuti durante la sua esperienza da calciatore con la maglia azzurra. I contrasti tra compagni, ha raccontato, esistevano anche in passato, ma restavano all’interno del gruppo.
«Sai quante volte noi abbiamo vissuto queste situazioni? Non dico quando facevo l’allenatore, ma quando giocavo al Napoli. Di queste situazioni ce n’erano. Ci attaccavamo al muro, ma non in maniera cattiva. E poi basta, finiva tutto lì.
È inutile andare a raccontare che è colpa di Tizio o di Caio. Se ci sono delle magagne bisogna risolverle come gruppo, perché quando va tutto bene i meriti se li prendono tutti. Quando va male, invece, c’è sempre qualcuno che apre lo spogliatoio. Questo non è giusto nel mondo del gioco di squadra. Si gioca tutti insieme. Come ti ho detto: tutti per uno e uno per tutti».
Bianchi ha poi ribadito di non voler giudicare dall’esterno il lavoro dell’attuale gruppo azzurro. L’ex tecnico ha spiegato che anche chi vive quotidianamente uno spogliatoio non sempre riesce a comprendere immediatamente le ragioni di determinati comportamenti.
«Io sono molto, ma molto al di fuori. Non conosco nessuno all’interno e pertanto per me sarebbe molto più facile fare il professore, ma non lo voglio fare nella maniera più assoluta. Mi hanno sempre dato fastidio quelli che parlano senza conoscere le cose. Anche quando sei dentro, spesso e volentieri, non riesci a capire tutto. Capisci qualcosa solo dopo, quando è già avvenuto».
In chiusura, l’ex allenatore del Napoli ha affidato il proprio pensiero a un’espressione dialettale che gli ricordava il suo vecchio allenatore, quando era ancora un giovane calciatore. Un invito alla concentrazione e al silenzio, particolarmente significativo per una squadra chiamata a ritrovare risultati e fiducia.
«Adesso c’è solo una cosa da fare, come diceva il mio vecchio allenatore quando ero ragazzo, in bresciano: “Laurà, laurà, laurà e tacer”. Lavorare, lavorare, lavorare e tacere.
E soprattutto, come dicono anche Allegri e Landucci, ora dobbiamo stare zitti, pensare a lavorare. È solo un momento e il momento passerà.
Lo diceva sessant’anni fa il mio vecchio allenatore e lo dicono adesso in toscano, ma è la stessa cosa. Non è cambiato nulla».
Il messaggio di Ottavio Bianchi è dunque chiaro: il Napoli deve ritrovare unità e concentrazione, lasciando fuori dallo spogliatoio le polemiche. Per superare le difficoltà, secondo l’ex allenatore, servono il lavoro quotidiano, la collaborazione tra società, allenatore e calciatori e la capacità di affrontare insieme i momenti complicati di una stagione.
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