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Un uomo di 48 anni è stato arrestato a Castello di Cisterna dopo aver aggredito la moglie davanti ai figli minorenni. Era già stato arrestato per maltrattamenti nel gennaio 2025.
Un ingente patrimonio riconducibile a un imprenditore campano dei settori edilizio e immobiliare e al suo nucleo familiare è finito sotto sequestro nell’ambito di un’indagine patrimoniale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, presieduta dalla giudice Teresa Areniello, su proposta della DDA partenopea.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il provvedimento riguarda partecipazioni societarie e beni riconducibili a tre società attive nei comparti immobiliare e sanitario.
Nel complesso sono interessate 394 unità immobiliari, tra appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, autorimesse, terreni e immobili ancora in fase di costruzione. I beni si trovano principalmente nelle province di Napoli e Roma.
Nel sequestro rientrano inoltre 12 beni mobili registrati e 28 rapporti finanziari, tra disponibilità bancarie, strumenti finanziari e prodotti assicurativi.
Al centro degli accertamenti ci sono i rapporti d’affari che, secondo l’ipotesi investigativa, l’imprenditore avrebbe intrattenuto con soggetti ritenuti collegati alla criminalità organizzata.
Un contributo alle indagini sarebbe arrivato anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che avrebbero riferito di rapporti e interessi economici riconducibili all’imprenditore.
Tra le operazioni finite sotto la lente degli investigatori figura anche la realizzazione del complesso residenziale Parco Primavera a Melito di Napoli, parte del quale sarebbe interessato dal provvedimento.
Gli approfondimenti economico-patrimoniali avrebbero inoltre evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio riconducibile all’imprenditore e ai suoi familiari.
In particolare, gli accertamenti relativi al periodo compreso tra il 1999 e il 2016 avrebbero fatto emergere una differenza rilevante tra le entrate dichiarate al Fisco e le disponibilità patrimoniali accumulate nel tempo.
Tra queste figurano partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie e numerosi immobili distribuiti tra Campania e Lazio.
L’attività investigativa è stata condotta dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna, con il coinvolgimento dello Scico, nell’ambito degli accertamenti finalizzati a ricostruire l’origine e la disponibilità del patrimonio.
Il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure di prevenzione patrimoniale previste dalla normativa antimafia e dovrà ora seguire il successivo iter giudiziario.
Le contestazioni e le ricostruzioni investigative dovranno essere valutate nelle sedi competenti, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento e della presunzione di non colpevolezza.
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