Diego Demme torna a parlare del Napoli e lo fa con parole che raccontano un legame rimasto fortissimo anche dopo la fine della sua esperienza in azzurro. Ospite del podcast tedesco Behind The Athletes, l’ex centrocampista ha ripercorso la scelta di trasferirsi in Italia e gli anni vissuti all’ombra del Vesuvio. Una storia che, ancora oggi, ha per lui un significato speciale.
La dichiarazione che più racconta il rapporto tra Demme e Napoli arriva quando l’ex centrocampista ricorda il momento in cui decise di lasciare il Lipsia per trasferirsi in azzurro.
La chiamata arrivò nel gennaio 2020. Demme era il capitano del Lipsia e stava vivendo un ottimo momento in Germania. L’idea iniziale era quella di valutare un trasferimento in estate, ma il Napoli voleva portarlo subito in Italia.
Demme racconta di aver avuto qualche esitazione, ma poi la decisione fu praticamente inevitabile:
“Ho sempre sognato di andare in Italia un giorno e Napoli era speciale per me, visto che mio padre mi ha chiamato Diego in onore di Maradona”.
Una scelta dettata quindi anche dalla storia familiare e dal legame con Diego Armando Maradona. Ma la parte più emozionante arriva quando Demme parla di ciò che Napoli ha rappresentato nella sua vita.
“Prima e dopo, Napoli è come una seconda casa per me, visto che i miei due figli sono nati lì… forse anche una prima casa”.
Parole che vanno oltre il calcio. Demme ha lasciato Napoli nell’estate 2024, ma il legame con la città è rimasto intatto. I suoi due figli sono nati proprio nel capoluogo campano e questo rende l’esperienza italiana qualcosa di molto più profondo rispetto a una semplice parentesi professionale.
La storia di Demme in azzurro nasce da una scelta che lui stesso definisce legata al cuore più che alla ragione.
All’epoca il centrocampista era capitano del Lipsia e il club tedesco stava vivendo un momento importante. Lasciare tutto a metà stagione non era una decisione semplice.
Quando il suo agente gli comunicò l’interesse del Napoli, Demme inizialmente pensò a un possibile trasferimento estivo. La risposta, però, fu diversa: il club azzurro lo voleva immediatamente.
La reazione raccontata dall’ex centrocampista è significativa:
“Napoli è interessato a te”.
“Ok, possiamo parlarne per l’estate”.
“No, è per l’inverno”.
“Uff”.
Alla fine prevalse il desiderio di giocare in Italia e soprattutto di vestire la maglia del Napoli. Una scelta che Demme non ha mai dimenticato.
Nel racconto di Demme c’è spazio anche per Gennaro Gattuso, allenatore che ebbe un ruolo importante nei suoi primi anni a Napoli.
L’ex centrocampista ricorda con un sorriso la durezza del tecnico, paragonandola a quella del padre, suo primo allenatore.
“Pensavo che dopo mio padre non avrei incontrato allenatori con quel carattere”.
Gattuso, però, non fu soltanto un allenatore particolarmente esigente. Per Demme rappresentò anche una figura importante nella sua crescita calcistica.
Lo stesso ex azzurro riconosce oggi il valore di quella pressione:
“Col senno di poi devo dire che è stato anche giusto, altrimenti non avrei fatto questo percorso senza questa pressione”.
È uno dei passaggi più interessanti del racconto perché mostra il modo in cui Demme guarda oggi alla propria carriera: con la consapevolezza che anche i momenti più duri hanno contribuito a costruire il calciatore che è diventato.
Demme aveva già raggiunto importanti traguardi in Germania, ma il Napoli rappresentava qualcosa di diverso.
Il suo legame con l’Italia nasceva dalla famiglia e dal nome scelto dal padre in onore di Maradona. Per questo, quando arrivò l’opportunità concreta di indossare la maglia azzurra, il centrocampista decise di accettare nonostante il dispiacere per l’addio al Lipsia.
Il resto è diventato storia: 92 presenze, cinque gol e cinque assist con il Napoli, oltre alla vittoria della Coppa Italia nel 2020 e allo Scudetto del 2023.
E oggi, guardando indietro, Demme non parla soltanto di una squadra in cui ha giocato. Parla di una città nella quale sono nati i suoi figli e che definisce, senza esitazioni, “una seconda casa, forse anche la prima”.
Una frase semplice, ma probabilmente il modo più diretto per raccontare quanto Napoli sia rimasta dentro Diego Demme.
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