Bottiglie di urina diventano arte, la notizia a KKNAPOLI

Un artista trasforma 150 litri di urina in un’installazione. A Yes I Know, Rosario Verde ironizza: «È chi andrà a pagare un biglietto».

Bottiglie piene di urina esposte come opere d’arte, scaffali illuminati e una spiegazione che lascia spazio a più di qualche domanda. A Yes I Know Kiss Kiss Napoli, il programma di Radio Kiss Kiss Napoli condotto da Rosario Verde e Marco Pesacane, la notizia diventa l’occasione per un commento tutto da ridere. E Rosario non nasconde il proprio scetticismo: più che il destino dell’artista, a preoccuparlo è quello di chi potrebbe pagare per vedere l’opera.

Bottiglie di urina al museo: la notizia commentata a Kiss Kiss Napoli

La vicenda al centro della trasmissione riguarda un artista francese, identificato nella trascrizione come Clément, e la sua opera Vitrail d’urine. Il lavoro consiste in una serie di bottiglie di plastica riempite di urina, disposte sugli scaffali e illuminate per esaltarne le diverse tonalità.

Secondo quanto raccontato nell’intervista attribuita a Fanpage durante la trasmissione, l’artista avrebbe impiegato circa quattro mesi per completare l’opera, arrivando a raccogliere complessivamente 150 litri di urina.

Un racconto che lascia subito spazio alle osservazioni ironiche di Rosario Verde e Marco Pesacane. Perché quando si parla di arte contemporanea, il confine tra provocazione e capolavoro può diventare sottile. Ma se il materiale utilizzato è quello, le domande diventano inevitabili.

Rosario Verde ironizza: «Ma è chi andrà a pagare un biglietto»

Il passaggio più gustoso arriva quando il discorso si sposta sul pubblico e sulla possibilità che qualcuno paghi per ammirare l’installazione.

Rosario Verde commenta con una battuta che riassume perfettamente il suo punto di vista: «Ma non tanto per lui che ha esposto, è chi andrà a pagare un biglietto».

Il bersaglio dell’ironia non è soltanto l’artista, dunque, ma anche il visitatore disposto a spendere per trovarsi davanti a una fila di bottiglie contenenti urina. Una reazione spontanea che sposta l’attenzione dal significato teorico dell’opera alla domanda più immediata: davvero c’è chi considera tutto questo arte da ammirare?

E il botta e risposta in studio continua proprio su questo terreno, tra incredulità e battute che accompagnano il racconto di una creazione decisamente fuori dagli schemi.

«La pipì è pipì»: il significato dell’opera secondo l’artista

Nell’intervista ripercorsa durante Yes I Know, Clément spiega di essere interessato da sempre all’urina come materiale artistico. Racconta di aver iniziato a riflettere su questo elemento fin dall’infanzia e di averlo utilizzato anche durante alcune performance.

L’artista attribuisce poi all’opera un significato simbolico: trasformare qualcosa di intimo, generalmente considerato impuro, in un oggetto luminoso e prezioso attraverso l’esposizione e il gioco di luci.

Le differenze di colore tra le bottiglie, sempre secondo le dichiarazioni riportate, dipenderebbero da fattori come l’idratazione, l’alimentazione e la stanchezza, non dall’utilizzo di coloranti.

Una spiegazione che in radio non passa inosservata. Durante il racconto, anche il particolare delle diverse gradazioni del liquido diventa motivo di commento ironico: se per l’artista ogni bottiglia rappresenta una sfumatura personale, per chi ascolta la questione resta decisamente più terra terra.

L’artista parla di terapia, ma Rosario Verde non si convince

Nell’intervista, Clément definisce l’arte una forma di terapia e sostiene che non dovrebbe essere ingabbiata nelle distinzioni tra bello e brutto, buon gusto e cattivo gusto.

La sua idea è che l’artista debba osservare e manipolare i materiali senza partire da un giudizio di valore. Anche un elemento normalmente considerato poco adatto a un’esposizione museale può quindi diventare parte di un progetto artistico.

Ma il commento di Rosario Verde riporta la discussione alla reazione del pubblico. Il conduttore insiste sul paradosso di un’opera che, per essere apprezzata, richiede di guardare con occhi nuovi qualcosa che nella vita quotidiana viene percepito in tutt’altro modo.

Il risultato è un confronto che alterna la spiegazione dell’artista all’ironia dello studio, senza bisogno di trasformare il tutto in una lezione accademica.

Arte contemporanea o provocazione? Il dubbio resta

La vicenda raccontata a Yes I Know riapre una domanda che accompagna da tempo l’arte contemporanea: che cosa rende un oggetto un’opera d’arte? Il materiale utilizzato, il messaggio dell’autore, il modo in cui viene esposto o la reazione che suscita nel pubblico?

Per Clément, almeno secondo le dichiarazioni riportate nell’intervista, il punto è proprio superare le categorie tradizionali del gusto. Per Rosario Verde, invece, il dettaglio decisivo è un altro: immaginare qualcuno disposto a pagare un biglietto per osservare quelle bottiglie.

E così, tra spiegazioni artistiche, scaffali illuminati e battute in diretta, il commento di Kiss Kiss Napoli trova il suo momento più efficace. Perché si può discutere a lungo sul significato di un’opera, ma la domanda di Rosario arriva dritta al punto: al di là dell’artista, chi è disposto a pagare per vederla?

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