Napoli, Pietro Lo Monaco: “Vergara va valorizzato nel ruolo giusto”

Pietro Lo Monaco analizza il talento di Antonio Vergara, indica la mezzala sinistra come ruolo ideale e allarga lo sguardo ai giovani da seguire tra Sudamerica e Nord Europa.

Pietro Lo Monaco, intervistato a margine della presentazione della quindicesima edizione de “Il Bello del Calcio”, ha parlato delle qualità di Antonio Vergara soffermandosi sul modo in cui il giovane del Napoli è stato utilizzato finora da Massimiliano Allegri. Il dirigente ha individuato con chiarezza la posizione che, a suo giudizio, consentirebbe al calciatore di esprimersi al meglio.

“L’ultima partita che ha giocato il Napoli ho visto Vergara fare l’esterno sinistro alto. Un ruolo che non può assolutamente ricoprire per caratteristiche”.

Diverso sarebbe un eventuale impiego sul versante opposto: “Paradossalmente può ricoprire quello di destra, perché viene all’interno. Essendo un trequartista, viene dentro al campo, col piede sinistro e detta le situazioni di gioco”.

“Mi piacerebbe vederlo mezzala sinistra”

Per Lo Monaco, però, la collocazione ideale di Vergara è soprattutto a centrocampo.

“Vergara a me piacerebbe vederlo in un triangolo di centrocampo come mezzala sinistra”.

Le caratteristiche del giocatore, secondo il dirigente, si sposano perfettamente con quel ruolo.

“È un centrocampista offensivo che ha grande corsa, ha gamba, strappa, ha tecnica e soprattutto ha una capacità di inserimento da dietro che ce l’hanno pochi centrocampisti in Italia”.

Lo Monaco richiama anche una prestazione nella quale Vergara ha mostrato queste qualità: “Ricordatevi la partita di Genova: quando è entrato ha fatto un assist, ha fatto un gol. Quante volte si è inserito con palla dal lato opposto”.

“Sarebbe un peccato mortale non valorizzarlo”

Il giudizio sul talento del giovane azzurro è particolarmente netto.

“Sarebbe un peccato mortale, dopo che te lo sei ritrovato nelle mani, dopo che ti è scoppiato in mano, non valorizzarlo per il verso giusto”.

Secondo Lo Monaco, nelle scelte tecniche dovrebbe contare soprattutto ciò che un calciatore riesce a dimostrare sul campo, senza lasciarsi condizionare eccessivamente dalle gerarchie.

“Io dico che quando si fanno le valutazioni e devo fare la squadra, anche se c’è il discorso dei mostri sacri, viene Vergara e poi viene il mostro sacro”.

Lo Monaco guarda al Sudamerica: “L’Argentina è più simile all’Italia”

Il discorso si è poi spostato sul mercato internazionale e sulla ricerca di nuovi talenti. Lo Monaco, profondo conoscitore del calcio sudamericano, preferisce però completare il proprio lavoro prima di indicare un profilo preciso per il Napoli.

“Sto completando un lavoro di ricerca di tutte le squadre partecipanti al campionato di Clausura. Fammelo completare”.

Una preferenza, però, emerge chiaramente: “Io ho sempre ritenuto l’Argentina molto più vicina all’Italia per prodotto qualità-prezzo”.

Lo Monaco sottolinea anche il legame culturale tra i due Paesi: “Non dimenticate mai che l’Argentina è un popolo fatto da italiani, è una nazione fatta da italiani”.

Argentina e Brasile, due scuole differenti

Diversa la valutazione sul Brasile, dove la quantità di talento disponibile è enorme.

“In Brasile c’è una marea di gente, ci sono 250 milioni di abitanti. Tu vai in Brasile, vedi un giocatore, dopo quindici giorni rivai di nuovo, ne vedi altri due, altri tre”.

Secondo Lo Monaco, però, non sempre il talento riesce a trasformarsi in un calciatore di altissimo livello.

“Delle volte non si riesce a trasformare il talento nel campione. In Brasile succede questo”.

In Argentina, invece, individua caratteristiche che possono facilitare l’impatto con il calcio italiano: “In Argentina hanno più garra, hanno più capacità di soffrire, di stringere i denti. E quindi ecco perché è un calciatore più pronto per il nostro campionato”.

“Bisogna avere il coraggio di puntare sui giovani”

Lo Monaco porta infine l’esempio dei Paesi del Nord Europa, capaci negli ultimi anni di produrre giocatori di livello internazionale.

“Fino a sette-otto anni fa il calcio norvegese era un calcio… ora è un calcio che esprime talenti”.

Tra gli esempi vengono citati Martin Odegaard ed Erling Haaland, simboli della crescita del movimento norvegese.

“Odegaard è uno dei centrocampisti offensivi più forti d’Europa”.

Per Lo Monaco, dietro questa crescita c’è soprattutto una programmazione precisa.

“Se voi studiaste un pochino il calcio norvegese, svedese e olandese, capireste il perché di tutti questi talenti. Perché hanno lavorato moltissimo sui settori giovanili, hanno una cultura diversa rispetto a noi”.

Il confronto con l’Italia chiude la riflessione: mentre altri movimenti hanno investito con continuità sulla formazione dei giovani, il calcio italiano rischia di perdere terreno.

“Noi purtroppo scivoliamo e loro vengono avanti”.

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