Nel corso della presentazione della quindicesima edizione de “Il Bello del Calcio”, Nando Orsi ha parlato del momento del Napoli, analizzando il lavoro di Massimiliano Allegri, il peso degli infortuni e le gerarchie ancora da definire all’interno della rosa azzurra.
L’ex portiere mostra fiducia nei confronti dell’allenatore azzurro, chiamato a gestire una fase non semplice della stagione.
“Io in Allegri ci credo, perché è stato preso apposta in un momento dove, dopo Conte, è secondo in classifica, poco mercato, allenatore che in queste situazioni ci sta bene”.
Secondo Orsi, l’inizio della stagione ha richiesto inevitabilmente un periodo di assestamento: “All’inizio dell’anno devi un attimo anche renderti conto di chi hai, degli infortuni che hai subito. Quindi ha fatto un po’ di necessità virtù, non ha fatto benissimo, però secondo me sta cominciando un percorso”.
Il rientro degli uomini attualmente indisponibili potrebbe rappresentare una svolta nella costruzione della squadra.
“Quando rientreranno gli infortunati, io dico che Allegri sarà capace, perché il curriculum parla per lui”.
Orsi guarda quindi alle prossime settimane come a un passaggio importante: “Io mi aspetto che entro due mesi le previsioni di Allegri siano vere”.
Una fiducia già espressa dall’ex portiere nelle scorse settimane, quando aveva sottolineato come la sosta potesse consentire al tecnico di recuperare giocatori e lavorare sulle alternative tattiche.
Uno dei temi affrontati riguarda la convivenza tra McTominay e De Bruyne e, più in generale, la necessità di gestire una rosa ricca di calciatori importanti.
Per Orsi non si tratta di un problema: “Secondo me le grandi squadre hanno bisogno di grandi giocatori. I grandi giocatori spesso, vedo il Manchester City, lo United, vedo il Paris Saint-Germain, quando noi andiamo a guardare queste squadre nella formazione titolare, poi diciamo: sì, ma in panchina hanno… Quindi anche le grandi squadre hanno dei giocatori forti in panchina”.
L’esperimento con più centrocampisti di qualità contemporaneamente, però, non sempre ha funzionato.
“Io mi ricordo l’anno scorso quando Conte li ha fatti giocare tutti e tre. Per me l’esperimento non è andato benissimo. Ha dovuto inventare un 4-1-4-1 dove McTominay giocava lì a sinistra e aveva un po’ di problemi nell’inserimento”.
Per Orsi il concetto di formazione titolare deve essere superato, soprattutto in una stagione con tanti impegni.
“Spesso noi andiamo a vedere l’undici titolare, non rendendoci conto invece che le partite adesso ne sono 16. E quindi non è che chi subentra è meno del titolare”.
Anzi, secondo l’ex portiere, il contributo di chi entra può diventare decisivo: “Secondo me chi subentra è perché deve dare qualcosa di più di quello che esce”.
La profondità della rosa diventa quindi fondamentale: “Il Napoli è una squadra che ha grandi giocatori, 15-16 giocatori tutti sullo stesso livello e qualcuno dovrà stare in panchina, però quando entra deve dare il suo contributo. Perché poi dopo la stagione è lunga: Champions, campionato, Coppa Italia. Sono tante le partite”.
Il discorso si sposta poi sui portieri e sul dualismo tra Alex Meret e Vanja Milinkovic-Savic.
Qui Orsi ha una posizione molto chiara: “Concettualmente non mi piace l’alternanza. Secondo me il portiere è l’unico ruolo dove ci deve essere una gerarchia ben definita”.
Il motivo riguarda soprattutto l’aspetto mentale.
“Il portiere ha bisogno anche di pensare di poter sbagliare e non di andare in campo pensando: se sbaglio, la prossima settimana non gioco. Perché lì perde fiducia e perde tante cose, perde anche il contatto con i difensori che ha lì davanti”.
Per l’ex portiere della Lazio, la gerarchia deve essere riconoscibile nell’arco dell’intera stagione.
“Secondo me bisognerebbe sempre fare una scelta ben determinata: portiere titolare, portiere riserva”.
Orsi chiarisce ulteriormente il concetto: “Se vado a vedere nelle 50-55 partite, devo vedere che il portiere titolare ne gioca 45. E lì allora c’è una gerarchia, c’è una titolarità”.
Il giudizio sull’alternanza è netto: “Quello che è successo l’anno scorso, al di là del fatto che Meret poi si è fatto male, l’alternanza non ha mai pagato e non pagherà mai”.
Alla domanda su chi, tra Meret e Milinkovic-Savic, gli dia maggiore fiducia, Orsi non ha dubbi.
“Secondo me Meret è uno dei migliori portieri italiani”.
L’ex estremo difensore sottolinea anche come il portiere azzurro non abbia sempre ricevuto il riconoscimento che merita a Napoli.
“Ho sempre pensato che qui a Napoli purtroppo non è stato proprio ben trattato, però vado a vedere quello che è successo: ha vinto due scudetti, è stato sempre uno dei migliori portieri”.
Orsi apprezza in particolare le caratteristiche tecniche di Meret.
“A me ricorda molto i portieri degli anni ’80-’90, ancora con una grande qualità tecnica, con una bella copertura di porta”.
E difende anche il carattere del giocatore, spesso messo in discussione.
“Qui a Napoli, per quale motivo, non è tanto amato. Invece poi dopo, se andiamo a vedere il curriculum, ha vinto tanto, ha salvato tante partite, molte partite il Napoli le ha vinte proprio perché lui ha portato dei punti a casa”.
Poi la considerazione forse più significativa: “Nonostante qui a Napoli si pensi che non abbia un carattere forte, secondo me la sua caratteristica vincente è proprio il carattere forte”.
Orsi guarda infine alla ripresa dopo la sosta. Da una parte, lo stop ha dato alla Nazionale la possibilità di lavorare con maggiore continuità; dall’altra, potrebbe creare qualche difficoltà ai club nel ritrovare immediatamente ritmo e automatismi.
“Solitamente al ritorno, dopo una sosta così lunga, ci sono sempre delle sorprese. Io spero che il Napoli non sia una sorpresa, nel senso che sia una squadra che confermi quello che aveva fatto quando è cominciata la sosta”.
Gli infortuni restano una variabile, ma per Orsi è proprio per affrontare queste situazioni che servono rose profonde.
“Le rose allargate sono fatte proprio per questo, per cercare di eliminare questi inconvenienti”.
Il calendario, adesso, imporrà un’accelerazione: “Io penso che il Napoli qualche infortunato l’ha recuperato e quindi penso e spero che Allegri possa dare un’impronta importante, perché adesso comincia il campionato vero. Saranno nove partite in un mese e quindi ci sarà bisogno di tutti”.
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