Carcere di Secondigliano, 24mila tentativi bloccati dal jammer

Carcere di Secondigliano, il jammer installato all’interno dell’istituto penitenziario ha bloccato 24mila tentativi di comunicazione in un solo giorno. È il primo bilancio della sperimentazione del sistema anti-cellulari effettuata nella struttura napoletana.

Il dato è stato comunicato dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, nell’ambito delle attività dedicate al contrasto dell’utilizzo illecito dei telefoni cellulari nelle carceri.

Il numero di 24mila non indica quindi 24mila telefonate effettuate da altrettante persone: si tratta dei tentativi di comunicazione intercettati e bloccati dal sistema di inibizione installato nel carcere di Secondigliano.

Secondigliano, il jammer blocca 24mila tentativi

La sperimentazione del jammer è stata effettuata all’interno del carcere di Secondigliano, dove il dispositivo è stato utilizzato per impedire le comunicazioni telefoniche e la trasmissione di dati attraverso cellulari non autorizzati.

Nel corso della giornata di test il sistema ha registrato e bloccato 24mila tentativi di comunicazione provenienti dall’area dell’istituto. Il dato rappresenta il primo riscontro dell’efficacia della tecnologia sperimentata nella struttura napoletana.

Il sistema è stato progettato per impedire l’utilizzo di telefoni cellulari introdotti illegalmente nel carcere, evitando allo stesso tempo di interferire con le comunicazioni autorizzate utilizzate dal personale.

Come funziona il sistema anti-cellulari

Il jammer agisce sulle frequenze utilizzate dai dispositivi mobili, impedendo ai telefoni presenti nell’area interessata di collegarsi normalmente alla rete.

Nel caso del carcere di Secondigliano, la sperimentazione è stata effettuata con l’obiettivo di contrastare le comunicazioni non autorizzate dall’interno dell’istituto.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla possibilità di mantenere operative le comunicazioni necessarie al personale penitenziario. Il sistema deve infatti distinguere le comunicazioni che possono essere autorizzate da quelle che devono essere bloccate.

Carcere di Secondigliano, il dispositivo potrebbe essere esteso

La sperimentazione effettuata a Secondigliano rientra in un progetto più ampio per contrastare l’utilizzo illegale dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari.

Dopo il test nella struttura napoletana, l’ipotesi è quella di valutare l’installazione di sistemi analoghi anche in altri carceri italiani. L’applicazione della tecnologia dovrà però essere valutata caso per caso, anche in relazione alla posizione degli istituti e alla presenza di abitazioni e attività nelle aree circostanti.

Il carcere di Secondigliano diventa così il primo banco di prova di un sistema destinato a contrastare uno dei problemi legati alla sicurezza all’interno degli istituti penitenziari.

Secondigliano, il problema dei cellulari in carcere

L’utilizzo di telefoni cellulari non autorizzati rappresenta da tempo un problema all’interno delle carceri. I dispositivi possono essere utilizzati per comunicazioni che sfuggono ai normali sistemi di controllo dell’istituto.

La sperimentazione del jammer punta proprio a intervenire su questo fenomeno attraverso una soluzione tecnologica capace di bloccare le comunicazioni direttamente all’interno del carcere di Secondigliano.

Il dato dei 24mila tentativi bloccati durante il test fornisce quindi un primo quadro dell’attività registrata dal sistema nella struttura napoletana.

ti potrebbe interessare

 Ultimissime    | Sport, Sport>Calcio