La stretta sui B&B a Napoli arriva in Consiglio comunale. La variante urbanistica sul centro storico introduce nuove regole per le attività ricettive extralberghiere, con un limite del 30% agli usi turistici per edificio e l’obbligo di cambio di destinazione d’uso per gli immobili destinati a B&B e case vacanze.
La delibera, dopo un lungo confronto con le associazioni di categoria, approda in Aula lunedì 14 settembre, dopo la richiesta del sindaco Gaetano Manfredi di procedere con urgenza. Il provvedimento punta a tutelare l’offerta abitativa del centro storico di Napoli e a contrastare gli effetti dell’overtourism.
Uno dei punti centrali della variante riguarda il rapporto tra residenza e attività turistiche. Nell’area individuata dal Comune come zona di regolamentazione, la superficie destinata alla residenza ordinaria dovrà raggiungere almeno il 70% di quella abitativa dell’edificio.
Di conseguenza, gli usi turistici non potranno superare la soglia del 30%. La misura interessa sostanzialmente l’area dei Decumani e le zone immediatamente adiacenti, all’interno del centro storico di Napoli.
La variante introduce inoltre nuove sottocategorie urbanistiche. Per le abitazioni viene prevista la distinzione tra abitazioni ordinarie, abitazioni assimilabili a strutture ricettive extralberghiere e abitazioni specialistiche e collettive. Per le attività di produzione di servizi viene invece individuata una categoria specifica per le attività ricettive alberghiere ed extralberghiere.
Tra le novità più rilevanti c’è anche il cambio di destinazione d’uso degli immobili utilizzati per attività ricettive. Il Comune di Napoli ha scelto di introdurre condizioni specifiche sui mutamenti di destinazione d’uso, facendo leva sulle possibilità previste dalla cosiddetta legge Salva Casa.
Il riferimento è alla legge 105 del 2024, che ha modificato l’articolo 23-ter del DPR 380/2001, rendendo più agevoli alcuni cambi di destinazione d’uso ma lasciando agli strumenti urbanistici comunali la possibilità di stabilire specifiche condizioni.
La variante di Napoli nasce proprio dalla volontà dell’amministrazione di regolamentare questi passaggi per preservare l’equilibrio tra funzione abitativa e attività turistiche nel centro storico.
Un’altra modifica arrivata durante l’iter della variante riguarda i B&B gestiti in forma imprenditoriale. Dopo le controdeduzioni presentate dalle associazioni di categoria, il Comune ha deciso di includere anche queste attività nelle limitazioni previste dalla nuova disciplina.
L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è salvaguardare l’offerta abitativa ordinaria in una delle aree maggiormente interessate dalla crescita degli affitti brevi e delle strutture destinate ai turisti.
La decisione di portare rapidamente la variante in Consiglio comunale ha però provocato la reazione degli operatori del settore. Mario Morra, referente AIGAB Campania, ha espresso forte contrarietà alle modalità con cui il provvedimento è stato inserito nell’ordine dei lavori.
«Siamo sconcertati», ha dichiarato Morra, contestando soprattutto i tempi dell’iter e la scelta di discutere con urgenza una norma destinata, secondo l’associazione, ad avere conseguenze economiche su numerose famiglie e imprese.
Il referente AIGAB ha inoltre criticato l’assenza della variante dall’agenda pubblica del Consiglio comunale fino a ridosso della discussione, sostenendo che la pubblicazione all’Albo Pretorio non possa sostituire una vera comunicazione ai cittadini.
Nel merito, Morra definisce la variante un «provvedimento ideologico» e contesta l’idea che la limitazione degli affitti brevi possa rappresentare la soluzione al problema del caro-affitti a Napoli.
Secondo il referente AIGAB Campania, gli effetti della nuova disciplina potrebbero ricadere soprattutto sui piccoli proprietari, sulle famiglie che utilizzano le locazioni brevi come fonte di reddito e sulle attività dell’indotto turistico.
La questione arriva dunque in Consiglio comunale in un clima di forte confronto. Da una parte il Comune punta a tutelare l’offerta abitativa e contrastare la turistificazione del centro storico; dall’altra gli operatori chiedono maggiore confronto e contestano le limitazioni previste dalla variante.
Ora la parola passa al Consiglio comunale, chiamato a discutere il provvedimento e a decidere sul futuro delle locazioni turistiche e dei B&B nel centro storico di Napoli.
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