Rita De Crescenzo, il Ministero della Cultura smentisce i fondi

Il Ministero della Cultura smentisce di aver erogato fondi pubblici per la docuserie su Rita De Crescenzo, intitolata provvisoriamente Svergognata. La precisazione del MiC arriva dopo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore sulla presenza del progetto nei database ministeriali e su un possibile accesso alle agevolazioni previste dalla Legge Cinema.

La vicenda, però, è più complessa di quanto possa sembrare. La docuserie risulta effettivamente registrata nel sistema DGCOL della Direzione generale Cinema e audiovisivo, ma questo elemento non significa che siano stati erogati soldi pubblici.

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Rita De Crescenzo, cosa ha detto il Ministero della Cultura

Il MiC ha chiarito che la produzione di Svergognata non ha presentato alcuna domanda di contributo pubblico, tax credit o altra misura di sostegno economico.

Il Ministero ha inoltre precisato di non aver approvato, riconosciuto o concesso alcun beneficio economico alla produzione e di non aver avviato alcuna valutazione relativa a un finanziamento.

La smentita arriva quindi sul punto centrale della polemica: non risultano finanziamenti pubblici erogati dal Ministero della Cultura alla serie su Rita De Crescenzo.

Svergognata nel database DGCOL: perché è comparsa

Il progetto Svergognata compare effettivamente nel sistema telematico DGCOL del Ministero della Cultura. È proprio questo elemento ad aver alimentato le prime ricostruzioni sui presunti fondi pubblici.

Secondo quanto verificato da Fanpage.it, nella scheda della produzione compare un costo complessivo dichiarato di 1.093.409,42 euro. La stessa scheda indica inoltre il riconoscimento della nazionalità italiana provvisoria dell’opera.

Il punto fondamentale è che il riconoscimento della nazionalità italiana non equivale all’erogazione di un contributo economico. Si tratta di un procedimento amministrativo distinto dalle eventuali richieste di sostegno finanziario.

Rita De Crescenzo, nessun contributo ricevuto

Un altro elemento presente nella documentazione aiuta a chiarire la vicenda.

Nella scheda ministeriale di Svergognata, alla voce “Contributi ricevuti”, non risulta infatti una somma di denaro: compare un trattino. Questo significa che non emerge, dalla documentazione disponibile, alcun importo già versato alla produzione.

La cifra di oltre 1,09 milioni di euro riportata nella scheda rappresenta quindi il costo dichiarato della produzione, non un finanziamento concesso dallo Stato.

La docuserie su Rita De Crescenzo esiste

La smentita del Ministero non riguarda l’esistenza della produzione.

Svergognata risulta infatti essere un documentario biografico in tre episodi, per una durata complessiva di circa un’ora e mezza. La regia è affidata a Francesco Lettieri, mentre tra i soggetti coinvolti nella produzione figurano Anemone Film e Groenlandia, società del gruppo Banijay.

Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, le riprese sarebbero già iniziate. La destinazione della serie resta invece un altro elemento ancora da chiarire ufficialmente.

Netflix smentisce, resta il giallo sulla piattaforma

Il caso era esploso inizialmente anche per le indiscrezioni sulla possibile presenza della serie su Netflix.

La piattaforma aveva però smentito ad Adnkronos di avere una docuserie su Rita De Crescenzo in lavorazione.

Successivamente, diverse ricostruzioni hanno indicato Prime Video come possibile destinazione del progetto, ma anche questo elemento non risulta ancora ufficializzato dalla piattaforma. La Repubblica e TvBlog hanno riportato le diverse versioni circolate sulla distribuzione.

Perché è nata la polemica sui fondi pubblici

La confusione nasce quindi dalla presenza di Svergognata nei registri ministeriali e dal riferimento alle procedure previste dalla Legge Cinema.

Alcune ricostruzioni avevano interpretato la presenza dell’opera nel DGCOL come prova di una richiesta o di un finanziamento pubblico. Le verifiche successive hanno però evidenziato una distinzione importante tra registrazione dell’opera, riconoscimento della nazionalità e concessione di un beneficio economico.

Il dato oggi più solido è dunque questo: il Ministero della Cultura nega di aver finanziato la docuserie su Rita De Crescenzo e non risultano contributi pubblici già erogati.

La vicenda resta comunque al centro dell’attenzione perché il progetto esiste, la produzione risulta registrata e il suo futuro distributivo non è ancora completamente definito.

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