Il calcio italiano continua a confrontarsi con problemi strutturali e culturali che rallentano la crescita del movimento, soprattutto per quanto riguarda la parità di genere. Carolina Morace, ex calciatrice e allenatrice, è intervenuta ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per parlare delle difficoltà che le donne incontrano nel diventare allenatrici professioniste e della necessità di una riforma profonda nel sistema calcistico italiano.
Discriminazione nei punteggi per le allenatrici: il nodo irrisolto
Durante la trasmissione “Il Calcio della Sera”, Carolina Morace ha sottolineato come il sistema di accesso alla scuola di formazione per allenatori sia ancora fortemente discriminatorio nei confronti delle donne. “C’è un sistema di punteggi e il punteggio, che ne so, la vittoria di uno scudetto per un’ex calciatrice vale la metà di quello che vale per un uomo, o una presenza in nazionale, o la vittoria della classifica dei cannonieri, o vittoria di Coppa Italia, cioè il punteggio è dimezzato”, ha spiegato Morace. Questo sistema penalizza le donne che vogliono intraprendere la carriera di allenatrice, rendendo molto più difficile il loro percorso rispetto ai colleghi uomini. Il risultato è che negli ultimi dieci anni si sono professionalizzate soltanto dieci allenatrici contro 1500 uomini. Morace ha definito questa situazione una vera e propria discriminazione, sottolineando come sia necessario un intervento deciso da parte della Federazione Italiana Giuoco Calcio per correggere questa ingiustizia.
Il confronto con l’estero e la necessità di una riforma culturale
Morace ha evidenziato come altri paesi europei, come la Germania, siano molto più avanti sia dal punto di vista organizzativo che culturale. “Il calcio tedesco è un calcio che funziona, è un calcio organizzato, è un calcio anche che a livello tattico negli ultimi anni ha sfornato fior fiore di allenatori a iniziare da Klopp”, ha detto Morace, sottolineando come la pianificazione e la formazione siano alla base dei successi tedeschi. In Italia, invece, la cultura sportiva resta arretrata e le riforme tardano ad arrivare. Morace ha ricordato che in Germania le donne allenatrici hanno potuto seguire un percorso professionale strutturato, mentre in Italia spesso si è trattato di iniziative isolate e non di un vero cambiamento sistemico. Secondo Morace, il problema principale resta una cultura sportiva che non valorizza abbastanza il merito e la parità di opportunità.
Il fallimento del sistema e la responsabilità delle istituzioni
Nel corso della trasmissione si è discusso anche del ruolo delle istituzioni calcistiche italiane e della necessità di una riforma profonda. Morace ha sottolineato come il consiglio federale, dove sono presenti sia l’associazione allenatori che quella dei calciatori, non sia riuscito a trovare soluzioni efficaci dopo la mancata qualificazione a tre mondiali consecutivi e le eliminazioni precoci nelle edizioni precedenti. “Se dopo la non qualificazione a tre mondiali e peraltro nei due precedenti siamo stati eliminati nel primo turno, non siamo riusciti a trovare una soluzione, non l’abbiamo nemmeno iniziata, secondo me vuol dire che c’è un problema proprio strutturale”, ha dichiarato Morace. Secondo lei, non è solo una questione di leadership, ma di un intero sistema che fatica a rinnovarsi e a rispondere alle sfide del calcio moderno. Morace ha concluso auspicando un cambiamento non solo nelle regole, ma anche nella mentalità e nella cultura calcistica italiana.