Pasquale Foggia: “Ecco cosa ha rovinato il calcio italiano…”

Pasquale Foggia, direttore sportivo del Pescara, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per discutere le criticità del settore giovanile italiano, la mancanza di valorizzazione del talento e il peso della politica nelle scelte calcistiche.

Il calcio italiano sta vivendo un momento difficile, soprattutto per quanto riguarda la crescita dei giovani talenti. Pasquale Foggia, ex calciatore e oggi direttore sportivo del Pescara, è intervenuto su Radio Kiss Kiss Napoli per analizzare le cause della crisi e proporre alcune riflessioni sul futuro del movimento calcistico nazionale. Le sue parole hanno acceso il dibattito su come vengono gestiti i settori giovanili e sulle scelte che penalizzano i ragazzi italiani.

Settore giovanile: tra buone pratiche e limiti strutturali

Durante la trasmissione Radio Goal, il direttore Valter De Maggio ha sottolineato come nelle scuole calcio italiane si svolga spesso un buon lavoro, tanto che i club professionistici attingono proprio da queste realtà per i loro settori giovanili. Tuttavia, il problema emerge quando si guarda alla nazionale maggiore: “In Serie A giocano 600 stranieri, solo il 30% dei calciatori è italiano. Diventa difficile per il CT trovare giocatori convocabili”. Foggia ha evidenziato come questa situazione limiti la crescita dei giovani italiani, che spesso non hanno la possibilità di accumulare esperienza come i loro coetanei stranieri. Secondo il direttore, tutto parte dal basso: “Nei settori giovanili si inizia subito con la tattica, mentre il talento viene soffocato. Se un ragazzo dribbla, gli viene detto di scaricare il pallone invece di provare la giocata”. Questo approccio, secondo Foggia, ha rovinato il calcio italiano, impedendo ai giovani di esprimere la propria creatività e di sviluppare le qualità tecniche necessarie per emergere ad alti livelli.

Il ruolo della politica e delle scelte societarie

Foggia non si limita a criticare il sistema tecnico, ma punta il dito anche contro la politica che domina il calcio italiano. “Le riforme ci sono sempre state, ma non si è mai avuto il coraggio di portarle avanti. Nei vertici del calcio spesso ci sono persone che non hanno mai vissuto il calcio e non sanno di cosa parlano”. Il direttore del Pescara paragona la situazione a quella delle nomine politiche in altri settori, dove le competenze specifiche vengono spesso messe in secondo piano rispetto agli equilibri di potere. Un altro tema toccato è quello delle agevolazioni fiscali per i calciatori stranieri, che rendono più conveniente per i club italiani acquistare giocatori dall’estero piuttosto che investire sui giovani locali. “Se diamo agevolazioni agli stranieri, è normale che le società preferiscano comprare fuori piuttosto che investire nei nostri ragazzi”, afferma Foggia. Questo meccanismo, secondo lui, contribuisce a impoverire il patrimonio calcistico nazionale e a esportare i talenti italiani all’estero.

Talento e formazione: la necessità di un cambio di mentalità

Il dibattito si sposta poi sulla valorizzazione del talento. De Maggio porta l’esempio di alcuni giovani che, non trovando spazio in Italia, sono costretti a trasferirsi all’estero per crescere calcisticamente. “Il figlio di Pià è dovuto andare al Borussia Dortmund. Esportiamo i talenti invece di valorizzarli qui”. Secondo Foggia, il problema nasce dal fatto che molti istruttori e dirigenti non hanno esperienza diretta nel calcio e si affidano a manuali e teorie, trascurando le qualità individuali dei ragazzi. “Se un istruttore vede un ragazzo dribblare, gli dice di passare subito il pallone. Così si soffoca il talento”. Foggia sottolinea anche l’importanza di investire in strutture e servizi per i giovani, come campi da calcio, convitti e insegnanti di inglese, piuttosto che puntare solo sui minutaggi e sui ritorni economici a breve termine. Il suo auspicio è che il calcio italiano ritrovi il coraggio di puntare sui giovani e di mettere al centro la crescita del talento, per evitare di dover spegnere la TV ogni volta che la nazionale manca la qualificazione a un grande torneo.

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