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Giuseppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, ha parlato ai microfoni di DAZN prima della partita contro il Napoli, soffermandosi sul saluto ad Antonio Conte e sulla gestione della squadra nerazzurra.
La possibile assegnazione del primo Mondiale per Club femminile al Qatar apre un fronte di polemiche e interrogativi destinati a far discutere a lungo. Secondo quanto riportato da The Guardian, il Paese arabo sarebbe infatti in contatto con la FIFA per ospitare l’edizione inaugurale del torneo, in programma dal 5 al 30 gennaio 2028. Al momento, però, la federazione internazionale non ha ufficializzato né la sede né l’avvio di un processo formale di candidatura.
Portare il primo Mondiale di Club femminile in Qatar rappresenterebbe una scelta altamente controversa. Da un lato, il Paese ha rafforzato negli ultimi anni il proprio legame con la FIFA dopo aver ospitato il Mondiale maschile del 2022; dall’altro, la sua posizione sui diritti LGBTQ+ e la quasi totale assenza di una tradizione nel calcio femminile sollevano forti perplessità.
Il Qatar, infatti, non vanta un reale sviluppo del movimento femminile: una nazionale femminile era stata creata nel 2009, in vista della candidatura al Mondiale maschile, ma dopo alcune partite iniziali non ha più disputato incontri ufficiali da oltre dodici anni e oggi non figura nemmeno nel ranking FIFA.
La manifestazione di interesse per il Mondiale di Club femminile si inserisce in una strategia più ampia del Qatar, che negli ultimi anni ha presentato numerose candidature per ospitare grandi eventi sportivi internazionali. Dopo il 2022, il rapporto con la FIFA è rimasto molto solido, aprendo nuove opportunità per il Paese anche in ambiti finora poco esplorati, come appunto il calcio femminile.
Fonti FIFA, tuttavia, precisano che non sono ancora arrivate offerte formali e che non è stato definito se ci sarà una procedura di gara ufficiale. Il silenzio sull’iter decisionale contribuisce ad alimentare il dibattito, soprattutto tra addetti ai lavori e associazioni per i diritti civili.
Oltre agli aspetti politici e sociali, emergono anche problemi di natura sportiva e organizzativa. Il calendario scelto, a gennaio 2028, non entrerà in conflitto con la Champions League femminile, ma avrà un impatto significativo sui campionati nazionali, in particolare quelli europei. Diverse leghe potrebbero essere costrette a introdurre una pausa invernale più lunga, con inevitabili ripercussioni sulla programmazione.
Anche campionati extraeuropei già ben strutturati, come quelli australiano, messicano e giapponese, rischiano di essere coinvolti da questa congestione del calendario, un tema sempre più centrale nello sviluppo del calcio femminile a livello globale.
Il primo Mondiale di Club femminile dovrebbe rappresentare un punto di svolta per il movimento, sia dal punto di vista sportivo che simbolico. Proprio per questo, l’ipotesi Qatar divide: per alcuni potrebbe essere un’occasione di apertura e cambiamento, per altri un messaggio in contraddizione con i valori di inclusione e crescita che il calcio femminile rivendica.
La decisione finale della FIFA, attesa nei prossimi mesi, sarà dunque cruciale non solo per l’organizzazione del torneo, ma anche per il significato politico e culturale che questa nuova competizione porterà con sé.
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