Verdone a Napoli per la presentazione di ‘Scuola di seduzione’: “C’è sempre un velo malinconico che chiude i miei racconti. De Laurentiis? Fa il burbero ma è generoso”

Carlo Verdone, ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, parla del suo nuovo film corale, della sua inconfondibile vena malinconica e riflette sull'impatto dell'intelligenza artificiale nei rapporti umani e nella creatività.

Evento speciale a Napoli, al cinema Metropolitan, per l’anteprima di Scuola di seduzione, il nuovo film di Carlo Verdone prodotto da Filmauro, che sarà disponibile in esclusiva su Paramount+ a partire dal 1° aprile. Carlo Verdone ha parlato ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli del suo nuovo film, che segna il ritorno al lungometraggio dopo la serie “Una vita da Carlo”. Durante l’intervista, Verdone ha condiviso riflessioni sulla sua carriera, il suo stile unico e le sfide della modernità, offrendo uno sguardo sincero e personale sul suo lavoro e sulla società contemporanea.

Il ritorno al cinema corale di Carlo Verdone

Dopo quattro stagioni della serie “Una vita da Carlo”, in cui era al centro della narrazione, Carlo Verdone ha sentito il bisogno di tornare alla regia di un film corale. “Il film è corale proprio come reazione al fatto che ho fatto quattro stagioni di Vita da Carlo, dove io ero al centro dell’attenzione del racconto, quindi girava tutto intorno a me. Quindi avevo bisogno di immergermi nel ritorno alla regia di un film, in un film con altri attori”, ha spiegato Verdone. Nel nuovo progetto, l’attore e regista ha voluto dare ampio spazio ai colleghi: “Io ho lo stesso numero di pose dei miei attori, anzi c’è un attore che ha una posa in più. Ho dato loro molto spazio, ma perché se lo meritavano, perché erano bravi, sono stati molto bravi. È stato un cast veramente magnifico, uno dei migliori cast che abbia mai avuto e questo mi riempie di gioia”. Questa scelta artistica sottolinea la volontà di Verdone di valorizzare il lavoro di squadra e la coralità, elementi che arricchiscono la narrazione e permettono di esplorare nuove sfumature emotive e narrative.

La malinconia come cifra stilistica

Uno degli aspetti più riconoscibili del cinema di Verdone è la presenza di una vena malinconica che accompagna la comicità. “C’è sempre un velo malinconico che chiude i miei racconti, non ci posso fare nulla, ve lo dovete prendere, perché se volete la mia sincerità è quella. Io non riesco a farne a meno, perché la vita è fatta così, sono anche un contemplativo io, quindi non riesco a buttarla tutta in risata. C’è un momento anche di malinconia, di riflessione, e anche un po’ di solitudine. E quella mi è sempre piaciuta e mi ha sempre fatto parte un po’ di me”, ha raccontato Verdone. Citando alcuni dei suoi film più celebri, come “Un sacco bello”, “Bianco, Rosso e Verdone” e “Borotalco”, il regista ha sottolineato come la malinconia sia una componente imprescindibile del suo modo di raccontare storie. Questa sincerità artistica, che riflette anche il suo carattere personale, contribuisce a rendere i suoi film profondi e autentici, capaci di far ridere e commuovere allo stesso tempo.

Intelligenza artificiale e rapporti umani: la visione di Verdone

Durante l’intervista, Verdone ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sui rapporti umani. “L’intelligenza artificiale può fare molto, sai in che cosa? Nella scienza, può fare molto per esempio per la medicina, può fare molto per la farmacologia, però se la utilizziamo un pochino con troppa spavalderia per quel che riguarda i sentimenti, le cose, gli incontri, l’intelligenza artificiale non ti fa capire più con chi stai parlando, non capisci più se è quello che ti sta scrivendo, è sentito dal cuore oppure è un qualcosa suggerito dall’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale imbroglia un po’ la persona”, ha dichiarato. Verdone ha espresso preoccupazione per l’uso eccessivo della tecnologia nei rapporti interpersonali, sottolineando il rischio di perdere autenticità e creatività. “Nel sostituire attori, nello scrivere sceneggiature o soggetti o idee e affidarsi all’intelligenza artificiale è un grossissimo errore, anche perché uccideresti un po’ la creatività umana in qualche modo, per carità di Dio”. Secondo Verdone, la tecnologia può essere utile in ambiti scientifici, ma non dovrebbe sostituire il contatto umano e la genuinità delle emozioni, elementi fondamentali sia nella vita che nell’arte. Dopo aver ricordato le sue origini napoletane, il nonno era di Pozzuoli, Verdone ha anche risposto a una domanda sul suo rapporto con Aurelio De Laurentiis: “Oggi eravamo due amici che viaggiavano insieme e parlavano di qualsiasi cosa. Come si inizia a parlare di lavoro, però, diventa una sorte di gerarca. Spesso e volentieri litighiamo, io sono l’unico che gli tiene testa ma lo considero un amico: fa il burbero ma è molto generoso”.

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Il debutto alla regia dell’attore napoletano sarà presentato nella prestigiosa sezione parallela della Mostra del Cinema di Venezia.