Il tema degli infortuni nel calcio e del calendario sempre più fitto di partite è stato al centro di una vivace discussione su Radio Kiss Kiss Napoli. Zibi Boniek e Ivan Zazzaroni, intervistati da Valter De Maggio, hanno analizzato le cause di questa situazione, confrontando il calcio di oggi con quello di ieri e riflettendo sulle responsabilità di federazioni, club e giocatori.
Durante la trasmissione Radio Goal, Zibi Boniek ha commentato le recenti dichiarazioni di Antonio Conte, che aveva denunciato l’eccessivo numero di partite e i conseguenti infortuni. Boniek si è detto d’accordo solo in parte con Conte. Secondo l’ex calciatore, la soluzione sarebbe ridurre il numero di squadre in Serie A, tornare a una Champions League a eliminazione diretta dal primo turno e dimezzare gli stipendi, visto che con meno partite ci sarebbero meno introiti. Tuttavia, Boniek ha evidenziato come nessuno sia realmente disposto a rinunciare ai guadagni, né i club né i giocatori e che altri allenatori come Gasperini non si stanno lamentando affatto.
Ivan Zazzaroni ha aggiunto che la pressione per cambiare dovrebbe arrivare proprio da calciatori e allenatori, magari attraverso i sindacati, chiedendo l’eliminazione di tornei considerati inutili come il Mondiale per Club o la Nations League. Zazzaroni ha sottolineato che l’aumento delle partite è legato soprattutto a motivi economici e politici, con le federazioni che cercano di coinvolgere più nazioni e raccogliere più consensi e denaro.
Un altro punto centrale della discussione è stato il confronto tra il calcio di una volta e quello attuale. Boniek ha ricordato che ai suoi tempi si giocavano circa 45-48 partite all’anno, tutte per intero, mentre oggi, grazie al turnover e ai cambi, i giocatori disputano meno minuti effettivi. Tuttavia, Zazzaroni ha fatto notare che oggi i calciatori sono più alti, più muscolosi e sottoposti a una maggiore usura muscolare.
Boniek ha spiegato che un tempo i giocatori avevano fisici più simili a quelli degli ottocentisti, con meno massa muscolare, e che i legamenti erano meno soggetti a rotture. Oggi, invece, l’aumento della massa muscolare porta a un carico maggiore sui legamenti, che non sono progettati per sopportare tali pesi. Inoltre, secondo Boniek, la vita del calciatore moderno dovrebbe essere più attenta e professionale, ma spesso non è così. Nonostante i progressi nella preparazione atletica e nell’alimentazione, gli infortuni restano frequenti, anche a causa del calendario congestionato.
La discussione si è poi spostata sulle responsabilità delle federazioni e delle società calcistiche. Boniek e Zazzaroni hanno concordato sul fatto che l’aumento delle partite è motivato principalmente dalla ricerca di maggiori introiti, sia per i club che per le federazioni. La Supercoppa Italiana, ad esempio, è passata da una sola partita a un mini-torneo con semifinali, spesso giocato all’estero per motivi economici.
Secondo Boniek, chi vince non si lamenta mai del calendario, mentre le proteste arrivano soprattutto da chi perde o subisce più infortuni. Tuttavia, entrambi i commentatori hanno sottolineato che la qualità dello spettacolo ne risente: più partite significano meno qualità e più rischi per i giocatori. Boniek ha proposto che, se davvero si vuole cambiare, servirebbe un progetto concreto da portare in sede UEFA o FIFA, magari accettando anche una riduzione degli stipendi. Ma, come ha ammesso lui stesso, questa è un’utopia, perché nessuno sembra disposto a rinunciare ai propri interessi economici.
La discussione si è conclusa con la consapevolezza che, senza un intervento deciso da parte di tutti gli attori coinvolti, la situazione difficilmente cambierà. Nel frattempo, il calendario continua a riempirsi di nuove competizioni e i giocatori sono sempre più esposti a infortuni e stress fisico.
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