Il tema delle troppe partite giocate dai calciatori è tornato al centro del dibattito grazie alle recenti dichiarazioni di Antonio Conte. Per approfondire la questione, Radio Kiss Kiss Napoli ha intervistato il dottor Walter della Frera, consulente medico della FIGC e dell’Associazione Italiana Calciatori. Della Frera ha spiegato come l’aumento degli impegni stagionali incida sulla salute degli atleti e sulla qualità del calcio giocato.
Il rischio infortuni cresce con il calendario fitto
Durante l’intervista, il dottor Walter della Frera ha confermato che il numero eccessivo di partite rappresenta un problema reale per la salute dei calciatori. “Si gioca troppo ma soprattutto c’è poco tempo fra una partita e l’altra per cui ci si allena di meno”, ha spiegato. Secondo l’esperto, la riduzione del tempo dedicato agli allenamenti specifici, dovuta ai continui spostamenti e alle partite ravvicinate, aumenta il rischio di infortuni e di ricadute. Della Frera ha sottolineato che questo fenomeno è stato oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche e che il trend è chiaro: più partite si giocano, maggiore è il rischio di infortuni.
Il medico ha ricordato che la situazione riguarda tutte le principali leghe europee, citando anche le lamentele di allenatori come Guardiola e Luis Enrique. Il problema, secondo Della Frera, è aggravato dagli interessi economici che spingono a organizzare sempre più partite e tournée, anche in periodi dell’anno tradizionalmente dedicati al riposo o alla preparazione. “Noi ormai scientificamente sappiamo che più allenamenti si fanno meno infortuni ci sono. Tra una partita e l’altra dovrebbero passare almeno 96 ore”, ha aggiunto, ribadendo l’importanza di un corretto equilibrio tra partite e allenamenti.
La qualità del gioco ne risente
Oltre ai rischi fisici, Della Frera ha evidenziato come l’eccesso di partite incida negativamente anche sulla qualità dello spettacolo offerto. “La qualità della prestazione non può essere ottimale quindi inevitabilmente la qualità della prestazione cala”, ha affermato. Secondo i dati raccolti e presentati in diversi convegni, l’ideale sarebbe che un calciatore disputasse tra le 38 e le 40 partite all’anno. Tuttavia, la media attuale si aggira tra le 50 e le 55 partite, con alcuni giocatori che arrivano addirittura a 68-70 incontri stagionali tra club e nazionali.
Questo sovraccarico non solo aumenta il rischio di infortuni, ma porta anche a una diminuzione della qualità tecnica e fisica delle prestazioni. I calciatori, infatti, non hanno il tempo necessario per recuperare e allenarsi adeguatamente, il che si traduce in partite meno spettacolari e in un calo generale del livello del gioco. Della Frera ha sottolineato che questa situazione rischia di penalizzare sia gli atleti che gli spettatori, che si trovano di fronte a uno spettacolo meno coinvolgente.
Le soluzioni possibili secondo la scienza
Nel corso dell’intervista, Della Frera ha fatto riferimento a studi e convegni che hanno affrontato il tema del sovraccarico di partite. “Abbiamo presentato anche sia come FIPro sia come Coverciano dei lavori fatti in cui il trend per quanto riguarda gli infortuni va in questo senso: più si gioca più il rischio è aumentato”, ha spiegato. Gli esperti suggeriscono di limitare il numero di partite stagionali per ogni calciatore, fissando un tetto massimo che consenta un adeguato recupero fisico e mentale.
Un’altra soluzione proposta riguarda la gestione delle rose e il turnover, che però diventa difficile quando gli infortuni sono numerosi. Secondo Della Frera, è fondamentale trovare un equilibrio tra esigenze economiche e tutela della salute degli atleti. Solo così sarà possibile garantire sia la qualità dello spettacolo che la sicurezza dei protagonisti in campo. L’intervento del medico si conclude con un appello a considerare le evidenze scientifiche e a mettere al centro la salute dei calciatori nelle decisioni future del calcio professionistico.