Il dibattito sul ruolo degli arbitri e sull’utilizzo del VAR nel calcio italiano è sempre più acceso. A parlarne ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli è stato Paolo Tagliavento, ex arbitro di Serie A, che ha condiviso la sua esperienza e il suo punto di vista su come la tecnologia stia influenzando il lavoro dei direttori di gara.
Il VAR: una risorsa da usare con criterio
Paolo Tagliavento ha spiegato che il VAR, se usato correttamente, rappresenta una grande opportunità per gli arbitri. “Avere questa tipologia di strumento ti fa abbattere la percentuale degli errori in maniera estremamente significativa”, ha dichiarato. Tuttavia, secondo Tagliavento, negli ultimi anni si è iniziato a utilizzare il VAR anche per episodi che non sono chiari ed evidenti errori, andando oltre la sua funzione originaria. “Il VAR era nato per evitare i chiari ed evidenti errori. Poi piano piano questa linea si è iniziata ad abbassare, lo si è iniziato ad utilizzare sempre di più per cose magari non incredibilmente chiare”, ha aggiunto. Questo cambiamento rischia di creare confusione e di portare a decisioni non sempre comprensibili per chi segue il calcio. Tagliavento ha sottolineato che il VAR dovrebbe intervenire solo quando l’errore dell’arbitro è evidente, lasciando al direttore di gara la responsabilità delle decisioni nelle situazioni meno chiare.
Il coraggio degli arbitri e il ruolo del VAR
Durante la trasmissione Radio Goal con Valter De Maggio, è stato affrontato anche il tema del coraggio degli arbitri nel prendere decisioni in campo. Tagliavento si è detto d’accordo con la posizione di Nicola Rizzoli, ex designatore arbitrale, secondo cui l’arbitro deve decidere senza affidarsi troppo al VAR. L’ex arbitro ha ricordato come, nei primi anni di utilizzo, il VAR fosse visto come una rete di sicurezza solo per gli errori più gravi, mentre oggi sembra essere diventato uno strumento a cui si ricorre troppo spesso. Questo, secondo Tagliavento, può portare a una minore concentrazione da parte degli arbitri, che si sentono protetti dalla possibilità di essere corretti dal VAR. “Probabilmente l’arbitro ha iniziato a entrare in una situazione psicologica dove dice tanto se sbaglio… mi chiamano”, ha spiegato, sottolineando la necessità di recuperare la centralità della decisione presa sul campo.
Confusione e perdita della “verità del campo”
Tagliavento ha affrontato anche alcuni episodi recenti che hanno generato polemiche, come quelli avvenuti durante le partite Genoa-Napoli e Napoli-Verona. In questi casi, il VAR è intervenuto su decisioni che non erano chiaramente sbagliate, alimentando la confusione tra tifosi e addetti ai lavori. L’ex arbitro ha ribadito che alcune situazioni possono essere comprese solo da chi è in campo, perché “dal campo si leggono situazioni che mai una televisione o una moviola riesce a farti vedere”. Secondo Tagliavento, è importante ripristinare la “verità del campo”, intervenendo solo quando l’errore è evidente a tutti. Altrimenti, si rischia di perdere non solo la parte romantica del calcio, ma anche la chiarezza nelle decisioni, con arbitri e varisti che abbassano troppo l’asticella dell’intervento, generando ulteriore confusione.