Il mondo del calcio italiano si è fermato per ricordare Evaristo Beccalossi, scomparso oggi. Su Radio Kiss Kiss Napoli, Ottavio Bianchi, storico allenatore del Napoli, ha condiviso ricordi e riflessioni sulla storia del club partenopeo, il cambiamento della mentalità vincente e le sfide che attendono la squadra e il calcio italiano.
A Radio Goal, si è ricordato come, negli anni Ottanta, il Napoli fosse vicino all’acquisto di Evaristo Beccalossi, allora fantasista dell’Inter. Bianchi ha ascoltato il racconto di come l’arrivo di Beccalossi saltò all’ultimo momento, quando il direttore Iuliano annunciò a Rino Marchesi, allora allenatore, l’acquisto di Diego Armando Maradona. “Maradona, campione di tutti i continenti, e Beccalossi, molto di fantasia, un giocatore d’altri tempi”. Bianchi ha ricordato come il calcio di quegli anni fosse molto diverso da oggi, sia per il tipo di giocatori che per il contesto sociale. “Adesso sarebbe più difficile sia per lui sia per Diego comportarsi come si comportavano nel contesto della società attuale”, ha osservato il tecnico, evidenziando il cambiamento dei tempi e delle aspettative.
Bianchi ha riflettuto sul cambiamento della mentalità a Napoli, ricordando che in passato la squadra spesso lottava per non retrocedere, nonostante avesse organici importanti. “La mentalità della vittoria è cambiata, la consapevolezza di essere una grande squadra è cambiata dall’epoca Ferlaino in giù”, ha spiegato. Oggi, invece, il Napoli è stabilmente nell’élite del calcio italiano e internazionale, anche grazie all’epoca Maradona che ha segnato un salto di qualità. II direttore De Maggio, ha sottolineato come le nuove generazioni spesso non conoscano la storia del club e per questo tendano a sottovalutare risultati come il secondo posto in campionato.
Parlando del futuro del Napoli e del possibile addio di Antonio Conte, Bianchi ha spiegato che il colloquio tra allenatore e società è sempre di natura tecnica, per definire obiettivi e strategie. “Il minimo e il massimo che si può fare. Perchè la vittoria non la puoi dare per certa neanche se hai grandi giocatori. Si può provare a programmare una vittoria”, ha detto, sottolineando come il calcio sia influenzato da molti fattori, tra cui infortuni e squalifiche. Bianchi ha poi affrontato il tema degli investimenti nel calcio italiano, definendolo ormai “un calcio di quinta serie” rispetto ai principali campionati europei. “Prima il campionato inglese, spagnolo, francese e tedesco, poi veniamo noi”, ha osservato, lamentando la scarsa presenza di giocatori italiani nelle squadre di vertice e auspicando un ritorno alla valorizzazione del vivaio nazionale. Infine, Bianchi ha confessato di non essere un amante delle feste e di non sapere se sarà presente alle celebrazioni per il centenario del Napoli, ma ha ribadito il suo legame umano con la città e i suoi abitanti.
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