I Golden State Warriors aprono la stagione con una vittoria di prestigio: 129-119 contro i Los Angeles Lakers al crypto.com Arena. Nonostante una prestazione monstre di Luka Doncic, autore di 43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist, la squadra di Steve Kerr ha saputo rispondere con il collettivo e l’esperienza dei suoi veterani, guidati da Jimmy Butler, Stephen Curry e Jonathan Kuminga.
A bordo campo, LeBron James ha assistito al debutto stagionale dei suoi Lakers insieme al figlio Bronny e a Rui Hachimura. Il fuoriclasse, fermato da un problema di sciatalgia, salterà le prime settimane di campionato: è la prima volta in 23 stagioni che non prende parte alla gara inaugurale.
La sua assenza si è fatta sentire. Los Angeles ha lottato nel primo tempo grazie al talento di Doncic, che ha confermato la sua condizione fisica ritrovata dopo un’estate di intenso lavoro. L’ex Real Madrid ha dominato offensivamente, diventando il terzo giocatore nella storia dei Lakers a superare i 40 punti in un esordio stagionale, dopo Kobe Bryant (2007) ed Elgin Baylor (1959).
I Warriors, però, hanno ribaltato la partita nella ripresa con un parziale devastante di 19-4 che ha spezzato il ritmo dei padroni di casa. Il trio Butler–Curry–Kuminga ha firmato complessivamente 77 punti:
Decisivo anche l’impatto dalla panchina, con Buddy Hield autore di 17 punti e 5 triple a segno, mentre Al Horford, al debutto con la maglia di Golden State, ha aggiunto solidità e 5 rimbalzi.
Dietro Doncic e Austin Reaves (26 punti e 9 assist), il resto dei Lakers ha faticato. DeAndre Ayton si è fermato a 10 punti e 6 rimbalzi, mentre i tiratori hanno deluso con un pessimo 25% da tre (8/32). La panchina ha contribuito appena con 18 punti, contro i 33 dei californiani.
Golden State ha chiuso con il 42,5% da tre (17/40), contro il 25% dei Lakers. Un dato che, unito alla maggiore profondità del roster, ha permesso agli ospiti di controllare il match fino alla sirena finale.
Doncic ha mostrato lampi di grandezza da MVP, ma i Lakers hanno bisogno del ritorno di LeBron e di maggiore equilibrio per competere con squadre del livello dei Warriors. Golden State, invece, dimostra di essere ancora una macchina ben rodata, capace di colpire da ogni zona del campo e di gestire i momenti chiave con freddezza da campioni.
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