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Salvatore Esposito racconta la sua passione per il Napoli, tra l’attesa per il centenario, le ambizioni della squadra e un possibile sketch in stile “Gomorra” con Marco D’Amore e Massimiliano Allegri.
Nella puntata odierna di Radio Goal su Radio Kiss Kiss Napoli, condotta dal direttore Valter De Maggio, spazio a un lungo confronto con Ciccio Colonnese e Dario Marcolin. Al centro della discussione il futuro del Napoli, il possibile modulo della squadra di Massimiliano Allegri, la forza dell’Inter nella corsa allo Scudetto e il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana.
Gli ospiti hanno analizzato uomini, strategie e prospettive, soffermandosi soprattutto sulle caratteristiche della rosa azzurra e sulle possibilità dell’Italia di ripartire puntando sui giovani.
Il primo tema affrontato da Valter De Maggio con Ciccio Colonnese è stato quello del modulo ideale per il Napoli. Secondo l’ex difensore, la rosa azzurra sembra costruita per giocare con il 4-3-3, un sistema capace di valorizzare le qualità dei singoli.
“Il Napoli ha gli esterni offensivi che sono bravi nell’uno contro uno, che saltano l’uomo, ha una punta centrale che è bravissima nel giocare 4-3-3, e centrocampisti che sanno far tutto”, ha spiegato Colonnese.
L’ex calciatore ha poi analizzato reparto per reparto la formazione azzurra: “Ha Lobotka playmaker basso del 4-3-3, le due mezzali, ha McTominay, ha Vergara, ha Anguissa, sono tutti giocatori adattissimi a questo modulo”.
Anche la difesa, secondo Colonnese, avrebbe caratteristiche compatibili con una linea a quattro: “Di Lorenzo gioca blindato in quel ruolo, è un maestro nel fare la fascia destra, a sinistra ci stanno giocatori adatti, come Spinazzola e Olivera, e i due centrali del Napoli sono adatti anche per giocare a quattro”.
Nel corso dell’intervento, Valter De Maggio ha evidenziato il tema legato alla presenza di Kevin De Bruyne e alla necessità di trovare un equilibrio tattico, considerando la grande abbondanza del centrocampo azzurro.
Colonnese ha spiegato che anche i campioni devono essere gestiti nel corso di una stagione lunga.
“Non si può pensare di farlo giocare per forza tutte le partite. De Bruyne è un giocatore che può giocare alcune volte, tante volte può stare in panchina, però insomma ha una certa età”, ha dichiarato.
Secondo l’ex difensore, il calcio moderno impone rotazioni anche per i giocatori più importanti come Lukaku e De Bruyne: “Sono due giocatori che non essendo più titolarissimi, perché non lo sono, perché hanno davanti giocatori che in questo momento sono più bravi di loro, possono essere delle alternative”.
Colonnese ha poi portato alcuni esempi illustri: “Io ho giocato in grandi squadre, ho visto andare in panchina Roberto Baggio, ho visto andare in panchina Del Piero, ho visto andare in panchina Simeone, Zanetti. Quindi perché non posso vedere in panchina anche Lukaku e De Bruyne?”.
Dopo Colonnese, Valter De Maggio ha coinvolto Dario Marcolin, chiedendogli un parere sulla possibilità che il Napoli possa puntare sul 4-3-3.
L’ex centrocampista ha condiviso l’analisi del collega, ricordando i precedenti vincenti del club azzurro.
“Il 4-3-3 è un po’ la storia del Napoli, perché se tu pensi a Spalletti che ha vinto lo Scudetto, comunque era un 4-3-3, Sarri che ha fatto benissimo era un 4-3-3”, ha spiegato.
Secondo Marcolin, il modulo spesso nasce dalle caratteristiche dei giocatori: “Non è il modulo che vuole l’allenatore, ma sono le qualità dei giocatori che poi a volte fanno venire fuori il modulo naturale”.
L’ex calciatore ha ricordato anche il caso di Lorenzo Insigne ai tempi di Sarri: “Ti ricordi quando Sarri con Insigne gli dissero non fargli fare il trequartista, spostalo a sinistra? Da lì è iniziato il ciclo di Sarri, il ciclo del Napoli, proprio con il 4-3-3”.
Marcolin ha aggiunto un’altra considerazione tattica, legata al calcio internazionale.
“Le grandi squadre in Europa dietro giocano tutte a quattro”, ha sottolineato, spiegando come il Napoli possa trovare nel 4-3-3 un sistema adatto non solo alla fase offensiva, ma anche all’organizzazione difensiva.
Il discorso si è poi spostato sulla lotta Scudetto e sul mercato dell’Inter. Secondo Colonnese, i nerazzurri restano la squadra da battere.
“L’Inter è davanti a tutti, il Napoli è dietro per cercare di sfruttare qualche passo falso”, ha affermato.
L’ex difensore ha aggiunto: “È chiaro che l’Inter è favorita, la squadra più forte, da tanti anni gioca a memoria e sta prendendo giocatori molto forti, quindi si sta rinforzando”.
Per Colonnese, gli investimenti nerazzurri dimostrano la volontà di costruire una rosa in grado di competere su più fronti: “Quando devi lottare su tre fronti è chiaro che ci deve essere un turnover”.
La parte finale dell’intervista è stata dedicata al ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana. Dario Marcolin ha spiegato perché considera il tecnico una scelta adatta per avviare un nuovo percorso, nonostante il precedente divorzio con la Federazione.
“È un po’ che diciamo che lui poteva essere la persona giusta, è vero il divorzio che c’è stato in passato, però c’erano altre persone”, ha dichiarato Marcolin.
Secondo l’ex centrocampista, anche il rapporto con l’attuale presidente della rappresenta FIGC un elemento positivo: “Adesso il rapporto con Malagò, un rapporto di amicizia intensa e di stima nel lavoro, e questo è già un punto di partenza”.
Marcolin ha poi evidenziato il curriculum internazionale di Mancini: “Oggi se tu vai ad analizzare sul piatto della bilancia, prendi un allenatore che in nazionale ha vinto un europeo, ha vinto la Premier, ha vinto il campionato italiano, ha vinto all’estero”.
Il punto centrale dell’analisi di Marcolin riguarda però la capacità di Mancini di valorizzare i giovani. “Quando ha fatto la sua gestione con la nazionale ha fatto esordire 52 giocatori. Per farti il paragone, Antonio Conte ne aveva fatto esordire mi sembra 14, se non sbaglio”, ha ricordato.
Proprio sulla crescita dei giovani, Marcolin ha riconosciuto a Mancini un ruolo da precursore: “Roberto su questo è stato un precursore perché proprio quelle convocazioni che ha fatto cercava qualcosa di nuovo, di giovane, di fresco e di qualitativo”.
La conclusione dell’ex centrocampista è stata all’insegna della fiducia: “C’è bisogno di rifondare, ma il materiale c’è”, ha concluso Marcolin, spiegando che l’entusiasmo per il ritorno di Mancini nasce dalla possibilità di costruire un nuovo ciclo: “Oggi non fai un salto nel buio, ma fai un salto dove c’è del lavoro da fare e tirar fuori delle qualità che ti possono dare una risposta importante”.
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