Milinkovic-Savic svela il motivo del numero 32: “Ecco perché lo indosso”

Vanja Milinkovic-Savic racconta a Dazn il retroscena sulla scelta del suo numero di maglia e parla della rivalità con il fratello Sergej.

Vanja Milinkovic-Savic, portiere del Napoli, ha raccontato a Dazn alcuni dettagli sulla sua carriera e sulla scelta del numero di maglia. Il giocatore ha parlato anche della sua determinazione in campo e della particolare sfida che vive quando affronta il fratello Sergej.

La voglia di vincere e la rivalità tra fratelli 

Milinkovic-Savic ha spiegato la sua mentalità competitiva: “Voglia di vincere qui? Certo, siamo tutti qua per vincere. Non gioco se non voglio vincere, qualsiasi cosa faccia nella vita io voglio vincere. Anche quando avrò dei figli, non lascerò mai vincere nemmeno loro. Io devo vincere, a tutti i costi.” Parlando del fratello Sergej, ha aggiunto: “Un po’ gli manca l’Italia, si vede perché torna spesso. Come dice lui, sono le abitudini: quando ti abitui all’Italia è difficile cambiare, sono pochi quelli a cui non piace l’Italia. Contro di me non ha mai segnato? E non lo farà mai! Ci ha provato, un paio di volte, ma già io ci metto sempre il 120 %. Contro di lui… è una cosa tra fratelli, è una sfida da quando siamo piccoli. In quelle occasioni, ci metto il 200 %, non lo farei mai segnare, impossibile: il giorno dopo non dormirei.”

Il passato da attaccante e la scelta di diventare portiere 

Il portiere del Napoli ha raccontato di non essere nato con la vocazione a difendere la porta: “Nato per parare? No no, sono nato per metterla dentro. Ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate. Col tiro che ho! Mi giravo e calciavo, non la passavo mai, ero un egoista, devo dirlo. Vedevo solo la porta, volevo essere io a fare gol. Quando poi ho visto quello che dovevano fare le punte nel calcio di oggi, tanti scatti, tante corse… allora meglio andare in porta, si correva di meno.”

Il retroscena sul numero di maglia 32 

Milinkovic-Savic ha svelato il motivo per cui indossa il numero 32: “Per me da ragazzino il portiere era Abbiati e lui aveva il 32. Io ero piccolo ed eravamo in Serbia quando il Vojvodina giocò una partita contro l’Atletico Madrid, quando Abbiati giocava lì. Poter vedere dal vivo l’Atletico, in Serbia, era inimmaginabile: lì ho visto Abbiati e mi è piaciuto il suo numero.”

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