Marc Marquez a un passo dalla leggenda: “Eguagliare Rossi è un onore, ma non sono il più grande di sempre”

Marc Márquez, a un passo dal nono titolo mondiale, ammette l’onore di eguagliare Valentino Rossi ma rifiuta l’etichetta di “GOAT".

Dopo cinque anni di infortuni, dubbi e scelte rischiose, Marc Marquez è tornato dove voleva essere: in cima al Mondiale. Domenica, al Gran Premio del Giappone, lo spagnolo ha la possibilità di conquistare il nono titolo iridato della sua carriera, raggiungendo così il numero magico che lo pone accanto al suo mito e rivale di sempre: Valentino Rossi.

L’intervista concessa al quotidiano As alla vigilia di un appuntamento storico svela un Marquez più maturo, consapevole e quasi distaccato dal dibattito infinito sul “GOAT” della MotoGP.

“Non mi sentirai mai dire che sono il più grande”

Il campione di Cervera frena gli entusiasmi di chi lo vorrebbe incoronare come il migliore di sempre:

“Ogni pilota appartiene a un’epoca diversa. Rossi, Agostini, Nieto: ciascuno ha avuto il suo tempo, i suoi rivali, i suoi infortuni. È come discutere se sia più forte Maradona o Messi: dipende da ciò che hai vissuto. Io ho visto Messi e per me è il migliore. Ma i numeri, alla fine, dicono tutto”.

Un modo elegante per sottrarsi alla trappola dei paragoni, pur riconoscendo che l’idea di eguagliare Rossi lo emoziona profondamente: “È un onore. Da bambino guardavo lui e Pedrosa, erano i miei punti di riferimento. Non avrei mai immaginato di raggiungerli”.

Dal gesto a Misano al sogno del decimo titolo

Marquez ripercorre anche il significato di uno dei momenti più iconici di questa stagione: l’esultanza con la tuta al cielo a Misano. “Valeva più del titolo stesso – racconta – perché era un gesto pensato, voluto. Un messaggio per la Ducati e per i tifosi”.

Sul futuro, lo spagnolo non nasconde ambizione ma resta realistico: “Eguagliare Agostini con i suoi 15 mondiali è impossibile. Forse dieci titoli sì, ma non sarà un’ossessione. La mia ossessione era tornare dopo l’operazione. Ora corro per godermi ogni gara”.

Un Marquez diverso, ma sempre affamato

Dietro al casco c’è un uomo che ha imparato a convivere con fragilità e paure. Non a caso, parlando del futuro immagina una vita diversa per i suoi figli: “Non vorrei che facessero i piloti. È una vita dura, piena di rischi e di pressioni. Gli darei un pallone, una racchetta, qualsiasi cosa, ma non una moto”.

Con il Giappone pronto a diventare il teatro della sua consacrazione, Marc Marquez si prepara a scrivere un nuovo capitolo della MotoGP. Non si definisce il più grande di tutti i tempi, ma i suoi numeri e la sua storia raccontano un campione che, comunque vada, resterà nella leggenda.

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