Legrottaglie su Allegri: «Lasciamolo lavorare»

Nicola Legrottaglie, ospite su Radio Kiss Kiss Napoli, riflette sul temperamento di Allegri, il lavoro personalizzato del Napoli durante la sosta e la necessità di superare gli stereotipi nel calcio italiano.

Nicola Legrottaglie è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per analizzare il momento del Napoli dopo il pareggio contro la Fiorentina. L’ex difensore si è soffermato in particolare sulla gestione di Massimiliano Allegri, sulla reazione dell’allenatore dopo la gara del Franchi e sul lavoro che attende gli azzurri durante la sosta per le nazionali.

Nel corso dell’intervento, Legrottaglie su Allegri ha affrontato anche il tema delle critiche rivolte al tecnico, spesso accusato di proporre un calcio troppo difensivo. Secondo l’ex calciatore, però, intorno all’allenatore esisterebbe uno stereotipo che rischia di condizionare i giudizi sul suo lavoro.

Legrottaglie sulla sfuriata di Allegri dopo Fiorentina-Napoli

Uno dei temi affrontati da Nicola Legrottaglie riguarda la reazione di Massimiliano Allegri al termine del pareggio contro la Fiorentina.

L’allenatore del Napoli aveva mostrato tutta la propria insoddisfazione dopo la prestazione della squadra. Legrottaglie ha provato a interpretare quella reazione, collegandola alla necessità di individuare gli aspetti sui quali intervenire.

«Ha un temperamento, come tutti. Penso che abbia notato delle cose che non si aspettava e questo diventa uno spunto per capire dove lavorare».

Per l’ex difensore, però, la sfuriata dell’allenatore non sarebbe necessariamente destinata a proseguire nel tempo. L’esperienza di Allegri, secondo Legrottaglie, gli permetterebbe di trasformare rapidamente la rabbia in lavoro.

«Penso che sia stata una sfuriata di cinque minuti. Con l’esperienza che ha Allegri sarà rientrato subito dopo poco tempo, perché sa che le cose non si risolvono arrabbiandosi, ma lavorandoci».

Legrottaglie su Allegri e la sosta

La sosta per gli impegni delle nazionali rappresenta un periodo particolare per il Napoli. Diversi calciatori saranno infatti impegnati con le rispettive selezioni, mentre a Castel Volturno resterà un gruppo ridotto a disposizione dello staff di Allegri.

Secondo Legrottaglie, proprio questa situazione può permettere di concentrarsi maggiormente sul lavoro individuale.

«Occuperà il tempo per allenarli in maniera personalizzata. Questo è l’unico modo per poter avere efficacia nel lavoro. Se hai pochi giocatori, dieci o dodici, lavori singolarmente sulle loro lacune, dove devono crescere».

Il lavoro con il gruppo rimasto a disposizione potrà comunque comprendere anche esercitazioni collettive e partite di allenamento.

«Faranno partitine, amichevoli, li faranno giocare. Ma penso che non si possa fare altro lavoro, perché non puoi lavorare realmente di squadra e di collettivo».

Legrottaglie: «La testa è tutto»

Nel corso dell’intervista a Radio Kiss Kiss Napoli, Legrottaglie ha dedicato spazio anche all’aspetto mentale, considerato un elemento fondamentale nella crescita di una squadra.

Secondo l’ex difensore, nel calcio si tende spesso a concentrarsi sugli aspetti tecnici e fisici, mentre la componente mentale può avere un peso determinante.

«La testa è tutto. È un aspetto che va allenato».

Per Legrottaglie, un calciatore deve essere messo nelle condizioni di prendere decisioni continuamente. L’allenamento, quindi, non dovrebbe limitarsi alla ripetizione di gesti tecnici, ma dovrebbe stimolare anche la capacità di scegliere rapidamente.

«Per emozionarli devi metterli sempre nella condizione di scegliere, di essere giocatori pensanti. In una partita ci sono milioni di decisioni. L’aspetto più importante è quante decisioni prende un giocatore durante l’allenamento e in quanto tempo le prende».

«Su Allegri esiste uno stereotipo»

Il giudizio su Allegri è stato un altro dei punti centrali dell’intervento. Il tecnico viene spesso associato a un’idea di calcio particolarmente attenta alla fase difensiva, ma Legrottaglie contesta il rischio di trasformare questa percezione in uno stereotipo.

«Viviamo in un mondo di stereotipi, di persone che seguono quello che dicono gli altri. A volte una riflessione personale diventa una verità».

Legrottaglie ha poi collegato il concetto a una propria esperienza personale, raccontando come anche nei suoi confronti sia stato creato uno stereotipo dopo che era diventata pubblica la sua fede.

«Quando giocavo ed è stata resa pubblica la mia fede, è nato lo stereotipo che parlassi di Dio invece di allenare o di giocare. È mortificante».

Secondo l’ex difensore, una dinamica simile può verificarsi anche nel giudizio nei confronti di un allenatore.

Legrottaglie: «Se scegli Allegri devi credere nel progetto»

Il tema dello stereotipo porta direttamente alla questione della fiducia nel progetto tecnico.

Per Legrottaglie, una società che sceglie un allenatore deve essere pronta a sostenerne il lavoro e a concedergli il tempo necessario per sviluppare le proprie idee.

«È una questione di concetto, di fiducia e di stima verso un progetto e verso una persona che scegli per allenare la tua squadra. Se ci credi devi portarlo avanti».

Da qui anche l’invito ad aspettare prima di formulare giudizi definitivi sul lavoro di Allegri.

«Parliamone alla fine. A volte si parla all’inizio perché bisogna parlare, però lasciamolo lavorare».

Napoli, per Legrottaglie servono due o tre mesi

Un altro passaggio importante dell’intervista riguarda il processo di cambiamento della squadra. Il Napoli arriva infatti da stagioni nelle quali il gruppo ha lavorato con idee, allenatori e impostazioni differenti.

Per Legrottaglie, modificare l’identità di una squadra richiede necessariamente tempo.

«Il Napoli viene da due annate molto particolari, con un altro tipo di mentalità e un altro allenatore. Cambiare oggi l’identità di una squadra richiede veramente due o tre mesi».

Il lavoro di Allegri non riguarda quindi soltanto gli aspetti tattici. L’allenatore deve conoscere progressivamente i giocatori e comprendere le caratteristiche del gruppo a disposizione.

«Devi capire cosa c’è nella testa di De Bruyne, di Jovic, di McTominay. Devi riorganizzare e riordinare la mente di tutti e ci vuole tempo».

«Bisogna puntare sui valori della squadra»

Nella parte finale dell’intervento, Legrottaglie ha spostato l’attenzione dall’allenatore all’intero ambiente Napoli.

Secondo l’ex difensore, il lavoro del club non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla figura di Allegri, ma sull’identità complessiva della squadra.

«Non possono focalizzarsi su Allegri, ma devono focalizzarsi sulla squadra, sui valori, sul prestigio della città e sul blasone del club».

Il messaggio di Legrottaglie è quindi legato soprattutto al lavoro e al tempo. La sosta potrà permettere ad Allegri e al suo staff di intervenire sui giocatori rimasti a disposizione, mentre per costruire una nuova identità di squadra sarà necessario un percorso progressivo.

Il prossimo periodo di lavoro sarà dunque importante per il Napoli, chiamato a preparare la ripresa del campionato e a trasformare le indicazioni emerse nelle prime gare della stagione in un percorso più definito.

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