Il calcio italiano attraversa una fase di grande difficoltà, sia a livello di club che di nazionale. Gianluca Galliani, intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, ha offerto una riflessione lucida sulle cause della crisi e sulle possibili soluzioni. Secondo Galliani, non bastano i cambi ai vertici federali: serve una riforma profonda che coinvolga tutto il sistema, dai settori giovanili alla cultura sportiva del paese.
Le radici della crisi del calcio italiano
Il direttore Valter De Maggio ha sottolineato come il problema del calcio italiano sia molto più complesso di quanto possa sembrare. “Cambierà il presidente, cambierà il CT, ma se non hai una riforma del nostro calcio, se non curi i settori giovanili, se non allevi talenti e soprattutto se i talenti poi non vengono fuori, tu puoi cambiare tutti i vertici federali e tutti i CT che vuoi, il prodotto non cambierà, questa è la verità”, ha dichiarato. Galliani ha evidenziato che la nazionale italiana, pur non avendo più i grandi talenti di un tempo, avrebbe avuto comunque le possibilità di qualificarsi ai mondiali nelle ultime edizioni, ma ha fallito per motivi strutturali. Il giornalista ha poi aggiunto che la politica e la finanza hanno preso il sopravvento nel calcio, lasciando poco spazio a chi conosce davvero il gioco. Secondo lui, la riforma deve essere non solo politica, ma anche culturale, e deve partire dalla base, coinvolgendo i settori giovanili e la formazione dei talenti.
Il ruolo dei talenti e la questione degli stranieri
Durante la trasmissione, è emerso anche il tema della mancanza di talenti italiani in grado di fare la differenza anche se Galliani ha riconosciuto il buon lavoro svolto da Viscidi nel settore giovanile. Intervenuto in trasmissione anche Bruno Longhi ha ammesso che i giovani italiani non sono ancora al livello dei grandi talenti internazionali come Musiala o Yamal. “Noi siamo stati quattro volte campioni del mondo e due volte campioni d’Europa, ma in questi anni non abbiamo espresso quel potenziale che ci ha portato a vincere i mondiali”, ha affermato. Una delle cause individuate è la presenza massiccia di giocatori stranieri nei club italiani, che limita le opportunità per i giovani italiani di emergere. Longhi ha sottolineato che le riforme, come quella dei giocatori eleggibili per la nazionale, non possono essere attuate dall’oggi al domani, ma sono comunque necessarie per il futuro del calcio italiano. Senza talenti, secondo lui, non si possono ottenere successi duraturi.
La scelta del commissario tecnico: serve un profilo di alto livello
Un altro tema centrale affrontato da Galliani riguarda la scelta del commissario tecnico della nazionale. Alla domanda su Carlo Ancelotti, Galliani ha dichiarato: “Carlo Ancelotti ha aspettato una telefonata a lungo della nazionale italiana che non è arrivata, che ha preferito virare su Rino che ho definito un agnello sacrificale”. Secondo Galliani, l’Italia ha bisogno di un allenatore di altissimo livello, capace di gestire le pressioni e di riportare la squadra ai vertici mondiali. Ha definito un errore non aver puntato su Ancelotti e ha sottolineato che, per il futuro, la federazione dovrà investire su tecnici di grande esperienza e carisma, come Conte o Allegri. Galliani ha concluso con una nota personale: “Io ho tre bambini che non hanno mai visto l’Italia al mondiale e questa cosa mi amareggia”. Un messaggio che riassume la delusione di molti tifosi e la necessità di un cambiamento radicale.