Franco Causio: “Troppe nazionali ai Mondiali, partite meno competitive. Molina al Napoli? Può giocare insieme a Di Lorenzo”

Franco Causio interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per discutere delle recenti polemiche sui Mondiali, tra cooling break, qualità del gioco e mercato dei calciatori.

Il calcio internazionale è sempre più al centro di discussioni che vanno oltre il campo da gioco. Franco Causio, ex campione del mondo, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per esprimere il suo punto di vista sulle recenti polemiche riguardanti i Mondiali, la qualità del gioco e le dinamiche di mercato che coinvolgono i calciatori italiani e stranieri.

Cooling Break e pubblicità: il calcio perde centralità

Franco Causio ha affrontato il tema del “cooling break” ai Mondiali, una pausa introdotta per permettere ai giocatori di rinfrescarsi durante le partite più calde. Tuttavia, secondo Causio, questa scelta sembra essere più legata a motivi commerciali che a reali esigenze sportive. “Dopo il primo tempo, dopo 20 minuti, fermi la partita per far cosa? Per prendere soldi per la pubblicità?”, si è chiesto l’ex calciatore, sottolineando come il calcio stia cedendo sempre più spazio agli interessi economici. Causio ha ricordato che in passato si giocava anche con il caldo senza interruzioni e che oggi, invece, le pause sembrano servire soprattutto a inserire spot pubblicitari. La sua critica si estende anche all’organizzazione dei prossimi Mondiali, che vedranno la partecipazione di 48 squadre: “Infantino non ha badato troppo al gioco. Secondo me sono tante, troppe e il gioco è scadente. Diciamolo pure tranquillamente, serenamente”. Per Causio, la qualità del calcio rischia di essere sacrificata sull’altare del profitto, con il rischio di vedere in campo nazionali poco competitive e partite meno interessanti.

Terreni di gioco e condizioni climatiche: un Mondiale da rivedere

Un altro aspetto che preoccupa Franco Causio riguarda le condizioni dei terreni di gioco e le differenze climatiche tra le nazioni ospitanti. “Gli stadi sono bellissimi, però è preoccupante secondo me il terreno di gioco perché io vedo un pallone che non scivola e questo rimbalza male, non scivola, a volte non rimbalza proprio”, ha dichiarato Vincenzo Perna. Causio ha evidenziato come i campi sembrino spesso troppo duri o addirittura sintetici, come sottolineato anche dal calciatore Adrian Rabiot. La scelta di organizzare il Mondiale in tre paesi diversi, con condizioni climatiche e orari differenti, secondo l’ex calciatore complica ulteriormente la situazione. “È difficile parlarne di questo Mondiale. Secondo me anche perché come gioco è scadente”, ha aggiunto Causio, sottolineando come la qualità delle partite sia inferiore rispetto al passato. L’ex campione ha anche ricordato come, ai suoi tempi, la selezione dei giocatori fosse più rigorosa, mentre oggi si vedono in campo atleti anche molto avanti con l’età, segno di un cambiamento nei criteri di scelta che, secondo lui, non sempre premia il merito sportivo.

Il mercato dei calciatori: Molina, Atta e le strategie dell’Udinese

Nel corso dell’intervista, Franco Causio ha parlato anche di alcuni protagonisti del mercato calcistico, soffermandosi in particolare su Nahuel Molina, ex Udinese ora all’Atletico Madrid e accostato recentemente al Napoli. “Molina può giocare insieme a Di Lorenzo. Di Lorenzo può fare il centrale difensivo e Molina sulla fascia”, ha spiegato Causio, sottolineando come l’esperienza internazionale abbia permesso a Molina di migliorare molto. L’ex calciatore ha poi affrontato il tema delle valutazioni economiche dei giocatori, prendendo come esempio Atta, altro talento dell’Udinese. “Adesso è troppo facile uno va a chiedere un giocatore e dici sparo 40-50 milioni di euro. Bisogna vedere chi è e chi ce l’ha. In Italia sono in pochi che possono permetterselo. Sicuramente la Premier, però non credo che l’Udinese abbia chiesto 40-50 milioni di euro. Penso che con meno Atta si può portare via”, ha commentato Causio, evidenziando come il mercato sia spesso influenzato da valutazioni molto alte che escludono le squadre italiane. Infine, ha ricordato come la “bottega dei Pozzo” sia sempre stata cara, ma anche capace di lanciare grandi talenti come Zielinski e Allan, confermando la tradizione dell’Udinese come fucina di giovani promesse.

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