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Marco Fassone spiega su Radio Kiss Kiss Napoli i criteri per valutare una società di calcio come il Napoli e analizza l’interesse degli investitori stranieri nel calcio italiano.
Su Radio Kiss Kiss Napoli, Filippo Galli, ex difensore e dirigente del Milan, ha condiviso le sue opinioni su Massimiliano Allegri, la gestione dei giovani talenti e le difficoltà che il Milan sta attraversando. L’intervista ha offerto spunti interessanti sul calcio italiano e sulle prospettive future per i club e i giovani calciatori.
Durante la trasmissione, Filippo Galli ha sottolineato come Massimiliano Allegri sia un allenatore che non si fa condizionare dall’età dei giocatori. Secondo Galli, Allegri ha dimostrato più volte di essere disposto a dare spazio ai giovani quando necessario, come nel caso di Bartesaghi al Milan. “Quando si è visto nella necessità di dover far giocare un giovane non si è tirato indietro, ha provato a dare continuità anche al giovane”, ha spiegato Galli. Tuttavia, ha anche evidenziato che il giovane deve prima di tutto convincere in allenamento per meritarsi la fiducia in partita. La Juventus, nella seconda esperienza di Allegri, ha visto emergere diversi giovani come Iling Junior, Yildiz e Huijsen, spesso per necessità legate a situazioni di emergenza. Galli ha ricordato che il calcio italiano non è sempre un ambiente facile per i giovani, citando anche le parole di Arrigo Sacchi: “Non è un paese per giovani”.
Galli ha poi affrontato il tema della qualità nel gioco e delle difficoltà incontrate dal Milan nell’ultima stagione. Pur riconoscendo che ogni allenatore cerca la qualità, ha espresso alcune riserve sul gioco espresso dal Milan, definendolo troppo difensivo e poco propositivo: “Quello che ha proposto il Milan quest’anno come gioco a me almeno non è piaciuto, spesso abbandonarsi a quella che era la volontà dell’avversario di fare la gara”. Secondo Galli, il Milan dovrebbe puntare su un’identità di gioco più chiara e non affidarsi solo alle individualità o alle situazioni di rimessa. Nel corso dell’intervista De Maggio ha sottolineato come le difficoltà societarie abbiano inciso negativamente sulle prestazioni della squadra: “È una società dove ci sono molti problemi, credo che sia lampante”. Il direttore ha ricordato che anche Allegri, ai tempi di Berlusconi, aveva trovato un ambiente più stabile, mentre oggi la mancanza di chiarezza nei ruoli e nelle responsabilità rende tutto più complicato. Ha fatto l’esempio del Napoli, dove una governance chiara permette all’allenatore di lavorare meglio, con Galli che ha suggerito che anche Allegri potrebbe esprimere un calcio diverso in un contesto più stabile come quello partenopeo.
Nella parte finale dell’intervista con Valter De Maggio, Galli ha riflettuto sul ruolo dei grandi ex come Ibrahimovic e Maldini all’interno del Milan. Ha spiegato che essere un dirigente è molto diverso dal giocare o allenare, e che anche figure leggendarie possono incontrare difficoltà se non supportate da una struttura solida. “Lo stesso Paolo Maldini ha avuto delle difficoltà, però lui ha avuto anche l’umiltà di farsi aiutare”, ha ricordato Galli, sottolineando l’importanza di costruire un’organizzazione che permetta di ottenere risultati nel tempo. Ha poi evidenziato che le vittorie sono importanti, ma ciò che conta davvero è lasciare una base solida per il futuro: “Ciò che è importante è costruire qualcosa che ti permetta di vincere magari nell’immediato, ma ti permetta poi se non di vincere, di avere una struttura tale che ti possa permettere di stare lì a combattere ogni volta”. Galli ha infine accennato alle differenze tra le proprietà italiane e quelle straniere, dove spesso il risultato sportivo non è l’unica priorità.
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