In un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo Marca, Fabio Capello ha espresso critiche nei confronti della classe arbitrale italiana, definendola “una mafia” e accusandola di non voler includere ex calciatori nelle operazioni del VAR. Secondo l’ex allenatore, gli arbitri spesso prendono decisioni errate perché non hanno mai giocato a calcio e non comprendono appieno i movimenti dei giocatori. Capello ha sottolineato come gli ex calciatori, avendo esperienza diretta sul campo, potrebbero fornire un contributo significativo nelle valutazioni al VAR.
Capello ha evidenziato la chiusura della classe arbitrale italiana, descrivendola come una “casta chiusa” che raramente accetta momenti di confronto e non appare disponibile a far entrare nelle sale VAR sportivi o ex sportivi che non facciano parte della medesima classe arbitrale. Ha ribadito che gli ex giocatori, conoscendo i movimenti del calcio, potrebbero aiutare a interpretare meglio le azioni in campo. Ha citato come esempio le simulazioni, dove un giocatore viene toccato in faccia, si butta e l’arbitro fischia. Secondo Capello, in situazioni del genere, la presenza di ex calciatori al VAR potrebbe prevenire decisioni errate.
Dopo la diffusione delle sue dichiarazioni, Capello ha rilasciato una nota per chiarire il significato delle sue parole. Ha spiegato che l’uso del termine “mafia” era volto a sottolineare la chiusura della classe arbitrale italiana, che opera come un’organizzazione estremamente chiusa. Ha espresso rammarico per come la sua frase sia stata decontestualizzata e strumentalizzata, ribadendo il suo rispetto per il lavoro e la professionalità degli arbitri italiani.
Nella stessa intervista, Capello ha commentato il caso Negreira in Spagna, dove l’ex vicepresidente degli arbitri spagnoli, Enriquez Negreira, è accusato di essere stato pagato dal Barcellona per ottenere vantaggi arbitrali. Capello ha sottolineato come, in Italia, per molto meno la Juventus sia stata retrocessa in Serie B, mentre in Spagna non è successo nulla. Ha evidenziato la differenza di reazione tra i due paesi, affermando che in Italia si agisce in modo più deciso in situazioni simili.
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