Fabio Di Giannantonio, nel corso di un’intervista su Crash.net, ha spiegato con grande chiarezza perché in MotoGP copiare la messa a punto di un altro pilota, anche se si tratta di un campione come Marc Marquez, non è affatto una scorciatoia verso il successo. Il pilota italiano del team VR46 Ducati ha affrontato il tema sottolineando quanto il lavoro dietro le quinte sia complesso e quanto ogni pilota rappresenti un caso a sé.
In MotoGP, andare forte non significa solo salire in sella e spingere al massimo. Dietro ogni giro ci sono ore di studio, analisi dei dati, attenzione all’aerodinamica, alle frenate, alle accelerazioni e persino allo stile degli avversari. All’interno delle stesse case costruttrici, i piloti condividono i dati, ma questo non garantisce automaticamente di ottenere gli stessi risultati. Ducati ne è un esempio evidente: nonostante abbia in squadra il campione del mondo, utilizzare la stessa configurazione di Marc Marquez non ha portato gli altri piloti allo stesso livello di rendimento.
Secondo Di Giannantonio, il problema sta nella natura stessa del pilota. “Il problema è che ogni pilota lavora, cerca e guida in modo diverso”, ha spiegato, sottolineando quanto sia complicato trovare il giusto equilibrio su una MotoGP che reagisce in modo differente a seconda di chi la guida. Anche studiando i dati nel minimo dettaglio, replicare lo stile di un altro è impossibile: “Credimi, sto studiando altri piloti e cercando di migliorare dove loro sono più forti di me. Ma non potrò mai ottenere esattamente il loro modo di lavorare o di guidare”.
Il concetto di “copia e incolla” applicato alle moto, dunque, non regge. “Puoi anche copiare la configurazione”, ammette l’italiano, “ma poi guidare con quella configurazione è tutta un’altra storia”. Il motivo è semplice: se lo stile di guida non è simile, quella messa a punto può diventare addirittura controproducente.
Di Giannantonio usa proprio Marc Marquez come esempio estremo: “Se copio la messa a punto di Marc, finisco ultimo, al cento per cento”. Un’affermazione netta, che chiarisce come il talento e le sensazioni personali siano centrali. “Si tratta di quello che chiedi alla moto, di quello che chiedi al team, di ciò di cui hai bisogno per sentirti bene, per spingere, per avere fiducia nella moto e andare forte”, ha aggiunto.
Questo ragionamento aiuta anche a comprendere le difficoltà vissute da Pecco Bagnaia nella scorsa stagione. Il bicampione non ha ritrovato sulla GP25 le stesse sensazioni della GP24 e, pur studiando i dati di Marquez, si è perso ulteriormente, complici anche diversi problemi tecnici. Di Giannantonio ha voluto difendere il connazionale: “Voglio difendere un po’ il pilota, Pecco… a volte non dipende da lui. Forse stanno semplicemente cercando la cosa sbagliata, tutto qui”.
E conclude con una certezza: “Bagnaia di sicuro non ha perso le capacità di guidare”. Un messaggio chiaro che ribadisce come, in MotoGP, il talento vada sempre interpretato e valorizzato in modo personale, senza scorciatoie.
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