Dall’interno dello store ufficiale della SSC Napoli, posizionato all’esterno del campo di Carciato a Dimaro, Aurelio De Laurentiis è tornato a far sentire con forza la propria voce. Intervenuto ai microfoni di Carlo Alvino, il patron azzurro ha toccato diversi temi caldi: dal rapporto d’amore e odio con la sede del ritiro trentino fino alle chiavi tattiche affidate a Massimiliano Allegri, passando per un simpatico aneddoto legato al Papa.
De Laurentiis ha esordito rivendicando con orgoglio l’attenzione del club verso le nuove generazioni e ricordando uno storico primato della società:
“I bambini sono i tifosi del futuro. Devono seguire la volontà del Papa, non del papà! Del resto, il Papa ci ha anche ricevuto: siamo stati i primi in assoluto a fare la visita papale. Tant’è che loro in maniera molto divertita dissero che era una prova generale dalla quale apprendere su come fare le prossime. E infatti dopo sono tornati altri, anche extra-calcio”.
L’atmosfera si è poi scaldata quando si è passato a valutare il futuro del ritiro estivo in Val di Sole. Il presidente non ha nascosto un certo malumore per la gestione dei rapporti con il territorio trentino, mandando un segnale chiaro e diretto alle istituzioni locali:
“Dimaro oasi ideale? Questo lo vedremo. Noi non siamo molto amati qui in Val di Sole. Ci sono i pro e i contro, a un certo punto ce ne faremo una ragione e prenderemo le decisioni del caso. Anche perché in tutti questi anni abbiamo avuto talmente tante richieste rispedite al mittente, per essere dei fedelissimi. Ma visto che a un certo punto la moglie trentina vorrebbe metterci le corna, ne prendiamo atto e pazienza, ce ne faremo una ragione. Noi siamo il Napoli, possiamo anche farne a meno”.
La battuta è poi passata all’aspetto tecnico e all’entusiasmo travolgente che ha accolto il nuovo allenatore azzurro in Trentino. De Laurentiis ha difeso la scelta della guida tecnica, ricordandone il curriculum vincente e fissando la rotta tattica per la stagione alle porte:
“L’entusiasmo per Allegri era anche ovvio, parliamo di un allenatore che ha vinto sei scudetti e giocato due finali di Champions League. Poi il divertimento partenopeo non finisce mai: gli hanno cantato anche ‘chi non salta juventino è’ e lui si è molto divertito. Prima di andare alla Juventus con Pirlo portò uno scudetto al Milan. Noi dobbiamo partire da lì e da quel famoso 4-3-3. E da due finali di Champions”.
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