Cos’è il Whoop, il bracciale fatto togliere ad Alcaraz all’Australian Open e perché è vietato

Prima del match contro Tommy Paul, Alcaraz ha dovuto rimuovere la pulsera Whoop, vietata dal regolamento per la possibile trasmissione di dati durante il gioco.

Curioso episodio prima del match tra Carlos Alcaraz e Tommy Paul, valido per gli ottavi di finale dell’Australian Open. Poco prima dell’inizio dell’incontro, la giudice di sedia Marija Cicak ha chiesto allo spagnolo di togliersi un dispositivo che portava al polso destro, nascosto sotto la fascia. Alcaraz ha obbedito senza protestare, lasciando il campo per qualche secondo per rimuoverlo.

Il dispositivo in questione è un Whoop, una fascia intelligente dedicata al monitoraggio della salute e delle prestazioni fisiche. Si tratta di un wearable privo di schermo, utilizzato soprattutto da atleti professionisti, che raccoglie dati su frequenza cardiaca, ossigenazione del sangue, carico di lavoro, recupero e qualità del sonno. Tutte queste informazioni vengono poi analizzate tramite un’app collegata a una piattaforma in abbonamento.

Ma perché Alcaraz non ha potuto giocare con il Whoop al polso? Il motivo è legato ai regolamenti del tennis professionistico, che limitano severamente l’uso di dispositivi elettronici in grado di trasmettere dati all’esterno o di consentire qualsiasi forma di comunicazione durante il match. L’obiettivo è evitare episodi di coaching illecito, interferenze esterne o possibili rischi legati alle scommesse.

Non tutti i dispositivi sono però vietati. È consentito, ad esempio, indossare un semplice orologio che si limiti a segnare l’ora e non comunichi con altri apparecchi, come faceva in passato Rafa Nadal. Il Whoop, invece, pur non avendo uno schermo, è progettato per raccogliere e trasmettere dati biometrici, e per questo rientra nella categoria dei dispositivi non ammessi in campo.

A rendere la situazione ancora più particolare è il fatto che Alcaraz aveva già disputato i tre turni precedenti dell’Australian Open — contro Adam Walton, Yannick Hanfmann e Corentin Moutet — indossando lo stesso bracciale, senza che nessuno sollevasse obiezioni. La richiesta della giudice di sedia negli ottavi ha quindi sorpreso molti, ma resta pienamente conforme al regolamento.

Un episodio che riaccende il dibattito sull’uso della tecnologia nello sport e sui confini, sempre più sottili, tra monitoraggio delle prestazioni e rispetto delle regole in campo.

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