Un’armonica a bocca, una chitarra a tracolla, un tamburello a pedale e quell’ironia graffiante che non ha mai chiesto il permesso a nessuno. Edoardo Bennato compie gli anni e festeggia una carriera strabiliante, confermandosi una delle voci più anticonformiste e autentiche della musica italiana.
Ripercorriamo la storia, i dischi storici e le tappe fondamentali del rinnegato più amato del rock nostrano.
Nato a Napoli nel quartiere di Bagnoli, Bennato sviluppa fin da giovane un’anima musicale divisa tra la grande tradizione mediterranea e il fascino travolgente del rock e del blues d’oltreoceano. La sua vera rivoluzione parte dalle strade: Edoardo si propone come un vero e proprio one-man band, presentandosi da solo sul palco mentre suona contemporaneamente chitarra, armonica, kazoo e percussioni a pedale.
I suoi primi album — tra cui I buoni e i cattivi (1974) e Io che non sono l’imperatore (1975) — mettono subito in chiaro la sua cifra stilistica: testi sferzanti, critica sociale mascherata da favola e una carica energetica senza pari.
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, Bennato colleziona una serie di primati storici che segnano per sempre il mercato discografico italiano:
A distanza di anni dal suo esordio, Edoardo Bennato continua a salire sui palchi di tutta Italia con la stessa grinta degli inizi, trascinando un pubblico trasversale fatto di storici fan e giovanissimi. Il suo sguardo disincantato, la sua passione per il blues e quella capacità unica di svelare la realtà attraverso l’ironia rimangono una lezione insuperata per il pop-rock italiano.
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