Castello delle Cerimonie, oggi il sequestro delle forze dell’ordine

Mattinata di tensione e grandi cambiamenti al Grand Hotel La Sonrisa, la celebre location nota a tutti come il “Castello delle Cerimonie”. Nella giornata di oggi, le forze dell’ordine hanno dato il via alle operazioni ufficiali di sgombero, apponendo i sigilli agli uffici e ai locali commerciali della struttura.

L’intervento rappresenta la fase propedeutica per la rimozione e il sequestro di tutti gli arredi e i macchinari interni che, secondo quanto si apprende, verranno trasferiti e custoditi all’interno di un magazzino giudiziario.

La famiglia Polese resta nelle proprie abitazioni

Oltre ai locali dell’attività commerciale, è iniziato anche lo sgombero delle persone eventualmente ancora presenti nella struttura. Tuttavia, c’è un’eccezione importante: i componenti della famiglia Polese non hanno lasciato il complesso.

I fondatori e volti storici de La Sonrisa continuano infatti a risiedere all’interno delle proprie abitazioni private situate nel perimetro della tenuta, in attesa che vengano definiti i prossimi passaggi giudiziari e amministrativi.

Il nodo lavoratori e il futuro del “Castello”: le proteste alla Prefettura

Se il destino dell’immobile sembra ormai tracciato, resta aperta una gravissima questione sociale che riguarda decine di dipendenti. Fino a pochi mesi fa, il resort lavorava a pieno ritmo ospitando banchetti e matrimoni; oggi, tuttavia, la proprietà del ristorante non ha ancora formalmente avviato le procedure per la crisi d’impresa.

Una situazione di stallo che mette a rischio il futuro delle famiglie coinvolte. Per questo motivo, nelle scorse settimane, un folto gruppo di lavoratori de La Sonrisa si è radunato in protesta all’esterno della Prefettura di Napoli. La richiesta è chiara:

  • Mantenere alta l’attenzione delle istituzioni sulla vicenda.
  • Aprire urgentemente un tavolo istituzionale per la gestione della crisi aziendale e la tutela dei posti di lavoro.

La vicenda del Castello delle Cerimonie resta dunque caldissima, in bilico tra il rispetto delle sentenze giudiziarie e la salvaguardia dell’indotto economico e lavorativo del territorio.

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