«Fratè, abbiamo fatto tre morti dall’inizio dell’anno…sto iniziando a sperare che ci arrestano tutti».
È il contenuto di un messaggio privato attribuito a un medico coinvolto nella vicenda del trapianto di cuore fallito che è costato la vita al piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio 2026 dopo l’intervento eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli.
La conversazione, emersa nell’ambito delle ricostruzioni giornalistiche del 26 ottobre, riporta l’attenzione sulle circostanze del trapianto del 23 dicembre 2025 e sulle possibili responsabilità dei sanitari coinvolti.
Caso Domenico, cosa emerge dalla chat tra medici
Nel messaggio, uno dei professionisti coinvolti avrebbe fatto riferimento ad altri tre decessi dall’inizio dell’anno, manifestando il timore che l’intero gruppo potesse essere arrestato.
Nella stessa conversazione sarebbe comparso anche un riferimento alla mancata verifica dell’organo prima dell’impianto, con un richiamo alle indicazioni del Centro Nazionale Trapianti.
Il contenuto dello scambio solleva interrogativi sulle valutazioni effettuate dai sanitari e sulle informazioni circolate tra i componenti delle équipe. Resta tuttavia necessario chiarire il contesto della conversazione e a quali episodi si riferisse il messaggio relativo agli altri decessi.
Il trapianto al Monaldi e la morte del bambino
Il caso riguarda l’intervento eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Il trapianto non ebbe l’esito sperato e il bambino rimase ricoverato in terapia intensiva, collegato a un sistema Ecmo per il supporto delle funzioni cardiaca e respiratoria.
Domenico è morto il 21 febbraio 2026, a due anni. L’inchiesta punta a ricostruire le fasi dell’intervento, le condizioni del cuore arrivato da Bolzano e le decisioni assunte dai medici durante e dopo il trapianto.
Le conversazioni private rappresentano elementi da approfondire insieme alla documentazione clinica e agli altri riscontri raccolti dagli inquirenti. Da sole, non costituiscono una prova definitiva delle responsabilità penali dei professionisti coinvolti.
Le richieste della famiglia
Dopo l’emersione dei messaggi, il legale della famiglia ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Procura di Napoli di ascoltare i sanitari coinvolti nelle conversazioni, per chiarire il significato delle dichiarazioni e le circostanze a cui facevano riferimento.
L’obiettivo è approfondire le informazioni condivise tra i medici e ricostruire quanto accaduto nelle diverse fasi della vicenda.
Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire il valore degli elementi emersi e le eventuali responsabilità individuali, nel rispetto della presunzione di innocenza.