Calcagno: “Calciatori esempio di responsabilità. Mondiali ogni due anni? Bisognerebbe giocare di meno”

Le dichiarazioni di Umberto Calcagno, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori (AIC) e vicepresidente della FIGC, a Radio Goal.
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Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, nell’appuntamento odierno di Radio Goal, è intervenuto Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC) e vicepresidente della FIGC.
Queste le sue dichiarazioni.

POLEMICHE SU POSITIVITA’ CALCIATORI – “Ho letto tante dichiarazioni al riguardo e sono molto amareggiato. Stiamo fronteggiando una pandemia e a me dispiace affrontare questi argomenti in maniera così semplicistica. La nostra categoria sconta tanti pregiudizi ma, oggi, non ci sono evidenze che ci indicano se i calciatori sono positivi in proporzione maggiore del resto della popolazione. In più, si è trattato di un periodo di riposo che viene dopo un campionato vissuto tutto d’un fiato. Mi piacerebbe venisse sottolineato che il 98% si sono vaccinati senza alcun obbligo di legge“.

CALCIATORI COME ESEMPIO – “Sono ragazzi e ragazze che hanno fatto grandi sacrifici: basta ricordare il protocollo della ripartenza nel 2020 e a quanti tamponi si sono dovuti sottostare. I vaccini sono stati un grandissimo aiuto che la scienza ci ha messo a disposizione e tutti ne hanno capito l’importanza dimostrando un grande senso di responsabilità. Poi, ovviamente, la libertà individuale è superiore di qualsiasi tipo di considerazione. Se tutta la popolazione avesse avuto questa tipo di copertura, probabilmente, oggi avremmo un po’ più di serenità nell’affrontare tutto ciò che ci circonda“.

SITUAZIONE ATTUALE LEGA-ASL – “Sono convinto che l’incontro di questa settimana chiarirà molto dal punto di vista delle procedure che riguardano il nostro mondo. Se da un lato, la Serie A sconta un calendario che non permette molta serenità su eventuali posticipi o recuperi di partite, dall’altro, come mondo nel suo insieme, abbiamo dato un grande segnale di responsabilità: la Serie B e la Lega Pro si sono fermate; il mondo dilettantistico, da quello apicale a quello di base sta cercando di capire come riprendere al più presto tutelando la salute dei calciatori e l’intero sistema. La Serie A è il nostro motore ed il campionato che, probabilmente, va salvaguardato di più in una fase così delicata. Oggi, abbiamo una delibera dell’assemblea che fissato la capienza a 5 mila spettatori. Stiamo lanciando dei segnali e sono convinto che anche la politica raccoglierà favorevolmente“.

MONDIALI ED EUROPEI OGNI DUE ANNI – “Sono quattro anni che il sindacato mondiale dei calciatori denuncia questa situazione. Con la situazione epidemiologica, certi problemi si sono chiaramente acuiti: veniamo da tre campionati giocati uno dietro l’altro e, adesso ci saranno dei Mondiali che si giocheranno in un periodo insolito e che creeranno delle difficoltà anche per il calendario della prossima stagione. Noi dobbiamo certamente tutelare i grandi eventi perché creano ricchezza, che spero venga distribuita in futuro un po’ meglio, ma anche gli aspetti sportivi. I campionati nazionali sono il vero motore e mi auguro che venga salvaguardato anche il merito sportivo per l’accesso a determinate competizioni. Sono, però, ben conscio di dover riprogrammare e di studiare una modalità che tuteli la salute dei top player. Lo ripetiamo da quattro anni: bisogna giocare di meno. Ci fa piacere che, insieme a noi, siano in tanti a cominciare a rendersene conto.

RIDUZIONE SQUADRE DEI CAMPIONATI – “La nostra responsabilità è quella di evitare che si creino eccessive concentrazioni di ricchezza perché stiamo vedendo che, anche in altri contesti economici, quando si riparte dopo una crisi, ci sono questi tipi di rischi. Dobbiamo parlare soprattutto della redistribuzione delle nuove risorse perché, se oggi c’è uno scalino tra la Serie A e quello che viene dopo, lo si creasse solo per poche squadre, non si farebbe un buon servizio al mondo del calcio in generale. Salvaguardare gli aspetti tecnico-sportivi significa anche, con una migliore ridistribuzione economica interna, tutelare la competitività interna delle squadre“.

CALCIO FEMMINILE – “si tratta di un percorso iniziato ormai da dieci anni e culminerà, l’anno prossimo, col professionismo della Serie A femminile. Queste ragazze, nonostante abbiano una loro riconoscibilità, sono ancora, formalmente, delle atlete dilettanti. Il 1° luglio, finalmente, si arriverà al professionismo e credo che sarà il vero salto di qualità. Stiamo lavorando tanto con le componenti federali e le società che hanno investito nel calcio femminile per creare una sostenibilità in un sistema che farà questo grande salto e sono convinto che continuerà a darci grandi soddisfazioni“.

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