Parla Cotta, l’arbitro colpito a Ischia: «Lanciare pietre non è sport»

Arbitro colpito da una pietra a Ischia, Alessandro Cotta torna a parlare dopo il grave episodio avvenuto durante Lacco Ameno-Real S.G. Frattaminore, gara valida per la prima giornata del campionato di Prima Categoria. Il 19enne della sezione AIA di Ercolano è stato raggiunto alla testa durante i minuti finali della partita.

«La pietra ha colpito me, ma poteva colpire chiunque». Una frase che riassume la gravità di quanto accaduto e il pensiero del giovane direttore di gara, che ha raccontato a Perna quei concitati momenti.

La partita era a porte chiuse. Nonostante questo, durante le fasi successive a una rissa in campo, dagli spalti sono stati lanciati alcuni oggetti verso il terreno di gioco. Uno di questi ha raggiunto Cotta, provocandogli una ferita dal sopracciglio fino alla tempia.

La gara è stata interrotta e il giovane arbitro ha ricevuto le prime cure prima di lasciare la struttura in ambulanza.

Arbitro colpito da una pietra a Ischia: come sta Cotta

Alessandro Cotta ha raccontato in diretta a Kiss Kiss Napoli le sue condizioni dopo l’episodio.

Come stai ora?

«Meglio. Sto cercando di riprendere la mia forma e il dolore sta diminuendo».

Il 19enne ha poi ricordato quanto accaduto durante la gara, sottolineando un particolare importante: il match si stava disputando senza pubblico.

«La partita è stata a porte chiuse, quindi le persone non dovevano interagire. Sono rimasto ferito da una pietra dal sopracciglio fino alla tempia, mi sono fatto male».

Cotta non ha voluto entrare nei dettagli della rissa che ha preceduto il lancio, spiegando di dover attendere le decisioni del Giudice Sportivo.

«Non posso dare troppi dettagli perché deve uscire la sentenza del Giudice Sportivo, non posso sbilanciarmi, posso solo dire che mi sono fatto male».

«Lanciare le pietre non è sport»

Pur mantenendo il riserbo sulla dinamica, il direttore di gara ha voluto mandare un messaggio molto chiaro sulla gravità di quanto successo.

«È stata la prima cosa che ho detto alla mia sezione, al Comitato e ai dirigenti: questo gesto non doveva esistere».

Poi la riflessione sul rischio corso da tutte le persone presenti sul terreno di gioco:

«Lanciare le pietre non è sport, non è calcio, è sinonimo di violenza. La pietra ha colpito me, ma poteva colpire chiunque, anche chi aiutava a sedare la rissa».

È proprio questo l’aspetto che più ha colpito Cotta: non soltanto il fatto di essere stato ferito, ma la possibilità che il lancio potesse raggiungere un’altra persona.

I giocatori del Frattaminore gli fanno da scudo

Subito dopo essere stato colpito, Cotta ha dovuto essere allontanato dalla zona. A proteggerlo sono stati alcuni calciatori del Real Frattaminore.

Cosa è successo dopo? Ti hanno portato in ospedale?

«I giocatori del Real Frattaminore mi hanno portato via per evitare che venissi colpito di nuovo. Mi hanno fatto da scudo, da protezione».

Un’immagine particolarmente forte del racconto: alcuni giocatori si sono frapposti per permettere all’arbitro di raggiungere una zona sicura.

Cotta è stato quindi accompagnato negli spogliatoi, dove ha ricevuto assistenza dai dirigenti del Lacco Ameno.

«I dirigenti del Lacco Ameno, con solidarietà, mi hanno curato fino a quando ho lasciato la struttura con l’ambulanza».

Dopo il primo intervento, il giovane direttore di gara ha quindi lasciato l’impianto sportivo per ricevere le cure necessarie.

Cotta vuole tornare in campo: «È una passione»

Nonostante quanto accaduto, Cotta non ha intenzione di allontanarsi dal mondo arbitrale.

Hai ancora voglia di arbitrare?

La risposta arriva senza esitazioni:

«Assolutamente sì. È una passione e non vedo l’ora di scendere in campo e di dare un nuovo fischio d’inizio».

È la frase che più di tutte racconta lo stato d’animo del 19enne. Dopo una giornata difficile e una ferita riportata durante una gara a porte chiuse, il suo pensiero è già rivolto al ritorno sul terreno di gioco.

Cotta non dimentica quanto accaduto e ribadisce con fermezza il suo messaggio contro la violenza, ma allo stesso tempo non rinuncia alla sua passione.

Il prossimo obiettivo è tornare a fare ciò che ama: scendere in campo, prendere il fischietto e dare un nuovo fischio d’inizio.

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