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Gino Rivieccio ospite a Radio Kiss Kiss Napoli parla del suo spettacolo “Una vacanza coi fiocchi”, riflette sul futuro di Antonio Conte al Napoli e sul rapporto tra generazioni.
A Radio Goal, su Radio Kiss Kiss Napoli, Antonio Di Gennaro ha affrontato diversi temi legati al presente e al futuro del Napoli, soffermandosi soprattutto sulla figura di Antonio Conte e su ciò che potrebbe accadere nel post-Conte. L’ex calciatore, oggi opinionista DAZN ha raccontato esperienze personali, riflessioni sul calcio italiano e considerazioni sui profili più adatti a raccogliere l’eredità dell’allenatore salentino.
Durante l’intervista con il direttore Valter De Maggio, Di Gennaro ha ricordato il primo impatto avuto da Conte ai tempi del Bari, sottolineando come fosse evidente fin da subito la sua capacità di cambiare mentalità e rendimento delle squadre.
“Conte ha sempre avuto un impatto importante ovunque sia andato. Io l’ho vissuto a Bari. Gli diedi del predestinato e poi a fine anno mi ringraziò quando vinse il campionato”.
Secondo Di Gennaro, il grande punto di forza di Conte è la capacità di entrare nella testa dei giocatori attraverso lavoro, intensità e disciplina.
“All’inizio lo odi perché ti massacra, poi dopo lo ami perché ti butteresti sul fuoco per lui”.
L’ex calciatore ha poi ricordato come il tecnico sia riuscito sempre a ottenere risultati importanti, indipendentemente dal campionato o dalla squadra allenata.
“Ha sempre vinto. È arrivato secondo, ma non è mai arrivato terzo”.
Nonostante gli enormi meriti riconosciuti al tecnico, Di Gennaro ha evidenziato anche quello che considera un limite ricorrente nella carriera di Conte: la difficoltà nel costruire cicli lunghi.
“Più di tre anni non resta in una squadra e questo per me è un fattore non positivo”.
Secondo il direttore De Maggio, per aprire davvero un ciclo vincente servirebbe però anche una società pronta a sostenere pienamente le richieste dell’allenatore.
“Con Conte potresti aprire un ciclo, ma lo devi seguire potenziando la società, costruendo il centro sportivo, pensando a uno stadio di proprietà e investendo sul settore giovanile”.
Nel corso della trasmissione si è parlato anche del possibile successore di Conte sulla panchina del Napoli. Di Gennaro dopo aver definito rischioso un ritorno di Maurizio Sarri, ha individuato in Allegri e Italiano i profili più adatti:
“A Napoli ci vogliono personaggi che abbiano una certa esperienza. Italiano sta facendo bene da anni anche a livello europeo”.
Su Allegri, Di Gennaro ha preso le difese del tecnico livornese, spesso criticato negli ultimi anni.
“È diventata quasi una mania attaccare Allegri, però lui resta concreto”.
Il tema si sposta poi sulla stabilità societaria e sull’importanza di proteggere il lavoro degli allenatori, prendendo come esempio Arteta dell’Arsenal.
“Arteta ha vinto la Premier ed è in finale di Champions League. Gli altri anni è arrivato ottavo, ottavo, sesto… ma è rimasto lì. In Italia invece spesso dopo pochi risultati negativi si cambia subito”.
Nella parte finale dell’intervento, Di Gennaro torna sul tema della progettualità, indicando come all’estero venga data maggiore centralità agli allenatori nelle scelte strategiche dei club.
“Dev’essere centrale nelle scelte, nel sistema di gioco e nella costruzione della squadra”.
L’ex calciatore cita anche l’esempio del Catanzaro e della fiducia concessa ad Aquilani nonostante un avvio difficile, sottolineando come in Italia spesso manchi pazienza.
“Da noi di solito dopo sei partite negative si manda via l’allenatore. In quel caso invece hanno creduto nell’idea di calcio”.
Un messaggio chiaro che va oltre il solo futuro del Napoli: per costruire un progetto vincente servono tempo, fiducia e una società forte alle spalle dell’allenatore.
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