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Un bambino di 5 anni sarebbe stato afferrato per un braccio da un uomo mentre rientrava a casa dopo la scuola a Marano. Decisivo l’intervento della madre. I carabinieri hanno denunciato un 45enne.
Tre giovani di 20 anni sono finiti in carcere a Ischia con l’accusa di aver commesso violenze sessuali di gruppo, torture e umiliazioni ai danni di un loro coetaneo con una lieve disabilità intellettiva. La Polizia ha eseguito le misure cautelari oggi, 26 ottobre, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i tre avrebbero approfittato della vulnerabilità del giovane per sottoporlo a ripetute aggressioni fisiche e psicologiche. Alcuni episodi sarebbero stati ripresi con i telefoni cellulari. I filmati, secondo l’accusa, sarebbero poi circolati nelle chat.
La denuncia del ventenne ha dato il via alle indagini. Gli agenti del Commissariato di Ischia hanno raccolto gli elementi utili a ricostruire quanto sarebbe accaduto e a individuare i presunti responsabili.
La vittima avrebbe subito percosse, atti sessuali imposti e comportamenti degradanti. Durante una delle aggressioni avrebbe riportato anche lesioni fisiche.
Gli investigatori hanno approfondito la vicenda per chiarire la dinamica degli episodi e verificare il ruolo dei tre giovani. Le accuse riguardano condotte che, secondo l’ipotesi investigativa, si sarebbero ripetute nel tempo.
Un elemento importante dell’inchiesta riguarda i filmati realizzati con i cellulari. Secondo gli investigatori, i giovani avrebbero registrato alcune delle presunte aggressioni e condiviso i video attraverso sistemi di messaggistica.
La Procura contesta agli indagati anche la diffusione illecita di video sessualmente espliciti. Gli accertamenti sui dispositivi elettronici possono contribuire a chiarire la natura dei filmati e la loro eventuale circolazione.
Il quadro accusatorio comprende, a vario titolo, tortura, violenza sessuale continuata e di gruppo, violenza privata e diffusione illecita di video sessualmente espliciti. Le contestazioni tengono conto, secondo l’accusa, della particolare vulnerabilità della vittima.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha disposto la custodia cautelare in carcere su richiesta della Procura.
Le indagini proseguono per ricostruire tutti gli episodi e verificare gli elementi raccolti. Le accuse dovranno essere accertate nel corso del procedimento: gli indagati restano presunti innocenti fino a una condanna definitiva.
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