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Distributori presi d’assalto, pompe senza rifornimenti e prezzi alle stelle. Marcello Framondi, broker petrolifero, spiega le conseguenze dello sciopero degli autotrasportatori: «Sono degli approfittatori».
Il caro carburanti in Campania continua a preoccupare automobilisti e imprese. Nella serata di martedì 20 ottobre, numerosi distributori sono stati presi d’assalto per il timore di restare senza benzina e gasolio a causa della protesta degli autotrasportatori. In alcune stazioni di servizio, però, i prezzi hanno raggiunto livelli elevatissimi: a Napoli, in una pompa bianca di corso Arnaldo Lucci, il diesel sarebbe arrivato a costare 3,32 euro al litro.
A fare il punto sulla situazione è stato Marcello Framondi, broker petrolifero che si occupa delle forniture alle stazioni di servizio, intervenuto in diretta radiofonica a Yes I know Kiss Kiss Napoli, programma condotto da Rosario Verde e Marco Pesacane, per spiegare le difficoltà della distribuzione e le ripercussioni dello sciopero sul territorio campano.
Secondo Framondi, alcune stazioni di servizio hanno già esaurito le scorte e non riescono a rifornirsi perché le consegne risultano bloccate. La protesta coinvolge infatti diversi punti della filiera logistica e interessa i depositi che servono Napoli e altre aree della Campania.
«Le pompe di benzina sono chiuse, quelle che hanno finito il prodotto, semplicemente perché il prodotto non viene più consegnato», ha spiegato il broker.
Framondi ha indicato tra le aree interessate quelle di Torre Annunziata, Napoli e Gaeta, precisando che la situazione potrebbe protrarsi nei giorni successivi. Al momento dell’intervista, la prospettiva era quella di un blocco dei rifornimenti almeno fino al 27 ottobre, data prevista per un nuovo confronto con il Governo.
La durata effettiva delle difficoltà resta legata all’evoluzione della protesta e all’esito delle trattative.
Sul fronte istituzionale, Framondi ha ricordato che il Governo ha annunciato risorse per circa un miliardo di euro a sostegno del settore. Una parte consistente degli interventi riguarda i crediti d’imposta destinati a compensare i costi del carburante.
Il broker ha sottolineato, tuttavia, che questi strumenti non garantiscono un beneficio economico immediato per gli autotrasportatori.
«Il credito d’imposta non è un risarcimento diretto. È qualcosa che dopo quattro mesi, nel frattempo, il trasportatore lo deve pagare», ha osservato.
Secondo Framondi, una parte delle associazioni di categoria continua a chiedere garanzie concrete e provvedimenti scritti prima di interrompere la mobilitazione. Il problema, inoltre, non riguarda soltanto le grandi flotte: molte piccole e medie imprese non dispongono di contratti che adeguino automaticamente le tariffe di trasporto all’aumento del gasolio.
L’aumento dei prezzi rischia di incidere direttamente sui guadagni degli autotrasportatori e dei loro dipendenti. Framondi ha spiegato che, mentre alcune grandi aziende riescono a rinegoziare le tariffe in base all’andamento del carburante, una parte consistente degli operatori più piccoli non beneficia degli stessi meccanismi.
«L’80% è fatto dai piccoli cosiddetti padroncini o piccole e medie aziende. Questi contratti con l’adeguamento automatico non ce l’hanno», ha dichiarato.
Il caro gasolio, quindi, non rappresenta soltanto un problema per i costi delle imprese, ma rischia di erodere il reddito di chi lavora nel settore. Durante l’intervista, Framondi ha richiamato anche le difficoltà economiche degli autisti e dei titolari delle aziende di trasporto, alle prese con spese sempre più pesanti.
Uno dei temi centrali dell’intervento riguarda i rincari registrati in alcune stazioni di servizio durante la corsa al rifornimento. A Napoli, in corso Arnaldo Lucci, il prezzo del diesel avrebbe raggiunto 3,32 euro al litro, un livello che ha alimentato le polemiche tra gli automobilisti.
Alla domanda sui gestori che applicano prezzi così elevati, Framondi ha risposto senza mezzi termini: «Sono degli approfittatori, questo è ovvio».
Il broker ha anche spiegato che, in alcuni casi, i gestori temono di esaurire le scorte senza sapere quando arriverà il carico successivo. Uno degli operatori contattati, ha raccontato, avrebbe giustificato il prezzo con la necessità di coprire le spese dei giorni in cui il distributore rischia di restare chiuso.
Una spiegazione che non cancella le preoccupazioni per i rincari, soprattutto in una fase in cui la disponibilità di carburante è diventata una questione centrale per cittadini e imprese.
Nel corso della diretta è stato affrontato anche il rischio di ripercussioni sulla distribuzione delle merci. Le difficoltà logistiche potrebbero infatti coinvolgere non soltanto i distributori, ma anche i rifornimenti destinati ai supermercati e agli esercizi commerciali.
Framondi ha riferito di aver riscontrato scaffali con disponibilità limitate e ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che possono affrontare le famiglie quando i problemi della logistica si sommano al caro vita.
La situazione resta legata all’evoluzione dello sciopero degli autotrasportatori e ai risultati del confronto con il Governo. Nel frattempo, in Campania, la preoccupazione riguarda sia la possibilità di fare rifornimento sia l’impatto economico di prezzi sempre più elevati.
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