La protesta dei tir continua in Campania e nel resto del Sud Italia. A Radio Kiss Kiss Napoli, Marcello Framondi denuncia i costi del carburante per le imprese di trasporto e chiede interventi concreti al Governo. Domani, 20 ottobre, il tavolo con Matteo Salvini.
Il caro gasolio mette in difficoltà gli autotrasportatori e alimenta la protesta che sta interessando la Campania e diverse regioni del Mezzogiorno. A fare il punto sulla situazione è Marcello Framondi, intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, dove ha spiegato perché i costi sostenuti dalle aziende del settore continuano a rappresentare un problema.
Secondo quanto riferito da Framondi, gli autotrasportatori acquistano il gasolio a un prezzo medio compreso tra 2,36 e 2,40 euro al litro. Una spesa che pesa sui bilanci delle imprese, già alle prese con tempi di incasso lunghi e con la necessità di anticipare i costi operativi.
Uno dei punti evidenziati da Framondi riguarda le differenze tra il prezzo del carburante sostenuto dai cittadini e quello affrontato dalle aziende di trasporto.
Nel corso dell’intervento radiofonico, l’esperto ha spiegato che gli eventuali ribassi applicati dalle compagnie petrolifere alle pompe, soprattutto in modalità self-service, non si traducono automaticamente in un risparmio per chi opera nel trasporto merci.
«Il 90% di essi non lo fa sotto le pompe», ha osservato Framondi, riferendosi agli autotrasportatori. Molte imprese, infatti, acquistano il carburante direttamente dalle compagnie petrolifere, attraverso accordi commerciali che prevedono pagamenti dilazionati.
Secondo quanto illustrato durante la trasmissione, i tempi di pagamento del gasolio si collocano mediamente tra 30 e 60 giorni, mentre gli incassi delle aziende di trasporto possono arrivare dopo 60-90 giorni. Una differenza che rende più difficile gestire la liquidità, soprattutto quando i prezzi del carburante aumentano.
La mobilitazione degli autotrasportatori sta già provocando ripercussioni sulla viabilità. Nella giornata del 19 ottobre, la protesta ha interessato anche il porto commerciale di Napoli, dove il blocco dei mezzi pesanti lungo le strade di accesso ha ostacolato il traffico delle merci. Disagi sono stati segnalati anche sulla rete autostradale campana.
Nel corso della telefonata a Radio Kiss Kiss Napoli, Framondi ha inoltre riferito di blocchi che avrebbero interessato i poli petroliferi di Torre Annunziata, Gaeta e un altro sito citato nella registrazione in modo poco chiaro.
Il timore espresso durante la trasmissione riguarda le possibili conseguenze sulla distribuzione del carburante. Se le difficoltà nel trasporto dei prodotti petroliferi dovessero proseguire, potrebbero verificarsi ulteriori problemi nella regolarità delle forniture alle stazioni di servizio.
Si tratta di uno scenario di rischio illustrato durante l’intervento, non della conferma di un esaurimento generalizzato delle scorte nelle pompe di benzina.
Per Framondi, la soluzione passa attraverso misure economiche capaci di alleggerire il peso del carburante sui bilanci delle imprese. L’intervento delle compagnie petrolifere, da solo, non sarebbe sufficiente a risolvere le difficoltà della categoria.
Il problema, ha spiegato, è legato anche alle quotazioni internazionali del gasolio e al peso della tassazione in Italia. Un quadro che rende necessario, secondo la sua analisi, un intervento pubblico per sostenere gli autotrasportatori.
Durante il confronto radiofonico è stato citato anche il precedente del taglio delle accise introdotto durante il Governo Draghi, nella fase iniziale della guerra russo-ucraina.
Framondi ha richiamato quell’esperienza per sostenere che un intervento fiscale sui carburanti potrebbe essere nuovamente preso in considerazione. Alla domanda sulla possibilità per il Governo di intervenire, la sua risposta è stata netta: «Sì, se ci mette i soldi sì».
Il nodo resta quindi quello delle risorse da destinare al settore e delle misure da adottare per contenere i costi sostenuti dalle imprese.
L’attenzione è ora rivolta al confronto istituzionale previsto per martedì 20 ottobre, quando il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà le rappresentanze degli autotrasportatori a Milano.
L’appuntamento dovrà servire a discutere le richieste della categoria e le possibili risposte al caro carburante. Per le imprese, l’obiettivo è ottenere interventi concreti che consentano di affrontare l’aumento dei costi senza compromettere la sostenibilità economica dell’attività.
La protesta in corso dimostra quanto il prezzo del gasolio possa incidere sull’intera filiera della distribuzione. Se il trasporto delle merci rallenta, infatti, le conseguenze possono estendersi a numerosi comparti economici.
Dall’incontro con il Governo sono attese indicazioni sulle misure di sostegno e sulle risorse disponibili. Per gli autotrasportatori, però, il punto centrale resta uno: ridurre il peso del carburante e garantire condizioni che permettano alle aziende di continuare a lavorare.
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