L’Unione degli Universitari ha protestato ieri davanti alla sede centrale dell’ateneo in corso Umberto I. Nel mirino gli affitti troppo alti, la carenza di studentati e i servizi per gli studenti. Udu: «Napoli quanto ci costi!». Al fianco dei giovani anche la Cgil.
NAPOLI – Il caro affitti resta al centro del dibattito universitario a Napoli. Ieri, martedì 13 ottobre, l’Unione degli Universitari (Udu) ha organizzato un presidio davanti alla sede centrale dell’Università Federico II, in corso Umberto I. Gli studenti hanno portato tende e fumogeni davanti all’ateneo per denunciare il peso crescente degli affitti e, più in generale, del costo della vita.
Lo slogan della mobilitazione è stato «Napoli quanto ci costi!». Una frase scelta per sintetizzare le difficoltà affrontate ogni giorno dagli universitari, soprattutto da chi arriva da fuori città e deve sostenere il costo di una stanza. La protesta ha riguardato anche la carenza di studentati pubblici, gli spazi universitari e le risorse destinate al diritto allo studio.
Caro affitti a Napoli, la protesta degli studenti
La manifestazione di ieri si è concentrata soprattutto sulla questione abitativa. Secondo l’Udu, trovare una stanza a Napoli è diventato sempre più difficile per gli studenti con disponibilità economiche limitate.
A pesare, secondo i promotori, è anche la trasformazione della città e l’aumento dei costi legato alla crescente pressione turistica. La conseguenza, denunciano gli universitari, è una maggiore difficoltà per chi vuole studiare a Napoli senza avere una disponibilità economica elevata.
Durante il presidio, Davide Totaro, coordinatore dell’Udu Napoli, ha criticato anche il modello degli studentati finanziati con risorse pubbliche. Secondo la sua denuncia, parte dei fondi del PNRR sarebbe stata destinata a strutture con caratteristiche e prezzi lontani dalle esigenze degli studenti meno abbienti.
Studentati e fondi PNRR: cosa chiedono gli universitari
Uno dei punti centrali della protesta riguarda quindi gli investimenti pubblici destinati agli alloggi universitari.
L’Udu chiede che le risorse pubbliche producano un’offerta realmente accessibile. Il timore espresso dagli studenti è che strutture realizzate anche attraverso finanziamenti pubblici possano trasformarsi, nel tempo, in strutture rivolte a una clientela con maggiore capacità di spesa.
«Non ci stiamo più», ha dichiarato Totaro, chiedendo anche maggiori risorse per il Fondo di finanziamento ordinario dell’università e un innalzamento della no tax area, insieme ad altre forme di tutela economica.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto il prezzo della stanza. Per gli universitari comprende anche tasse, trasporti, pasti, spazi per seguire le lezioni e tutti quei costi che incidono sul bilancio di uno studente.
Poche mense e servizi insufficienti: le altre richieste
La protesta di ieri ha riportato al centro anche il tema dei servizi universitari.
Tra le criticità segnalate dall’Udu c’è la carenza di spazi per seguire le lezioni. Oggi, inoltre, il tema è stato rilanciato anche rispetto alla disponibilità delle mense e dei servizi convenzionati.
Secondo quanto riferito dall’Udu, nel centro storico di Napoli la situazione delle mense sarebbe particolarmente problematica: l’organizzazione studentesca denuncia la presenza di un solo ente convenzionato per un bacino di circa 30mila studenti.
Per l’Udu, quindi, il diritto allo studio non può essere ridotto alla sola possibilità di iscriversi all’università. Servono anche condizioni economiche e servizi che permettano agli studenti di frequentare realmente i corsi.
La Cgil al fianco degli studenti
Alla mobilitazione di ieri ha partecipato anche la Cgil Napoli e Campania. Al presidio erano presenti Giuseppe Metitiero, segretario organizzativo, Elisa Laudiero, segretaria confederale, e Peppe Mele, segretario generale della Fillea Cgil Napoli.
La Cgil ha collegato direttamente il problema della casa al diritto allo studio. Elisa Laudiero ha sottolineato la necessità di dare risposte alle nuove generazioni e di investire nell’istruzione pubblica.
Per il sindacato, inoltre, il problema degli affitti a Napoli è aggravato dalla trasformazione della città e dalla crescente pressione turistica, che contribuisce a ridurre la disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili.
La mobilitazione si inserisce anche nella più ampia piattaforma della Cgil sul diritto alla casa e sui servizi pubblici. Il sindacato porterà queste rivendicazioni nella manifestazione nazionale “La Via Maestra”, in programma a Roma sabato 17 ottobre.
La protesta arriva dopo le tende dei collettivi
Quella dell’Udu non è stata la prima mobilitazione recente degli universitari napoletani sul tema degli affitti.
Nei giorni precedenti, infatti, alcuni collettivi avevano organizzato una “campada”, montando tende in alcune sedi universitarie per richiamare l’attenzione sul problema dell’emergenza abitativa.
La nuova iniziativa ha quindi riportato le tende davanti alla Federico II, questa volta nella sede centrale di corso Umberto I e con la partecipazione dell’Udu e il sostegno della Cgil.
Il tema continua così a essere al centro del confronto negli atenei napoletani, mentre anche nelle scuole superiori della città sono in corso diverse mobilitazioni.
Napoli, il caro affitti diventa una questione di diritto allo studio
La protesta di ieri racconta una difficoltà che va oltre il semplice mercato immobiliare. Per molti studenti, il costo dell’alloggio può incidere sulla possibilità stessa di frequentare l’università.
Una stanza troppo costosa può significare dover aumentare le ore di lavoro, chiedere un maggiore sostegno alla famiglia o, nei casi più difficili, rinunciare a studiare lontano da casa.
È questo il punto su cui insistono gli universitari: il diritto allo studio deve comprendere anche il diritto a poter vivere e studiare in città a condizioni sostenibili.
Dopo la mobilitazione del 13 ottobre, il tema resta quindi aperto. Gli studenti chiedono alle istituzioni maggiori investimenti, più posti letto accessibili, servizi adeguati e strumenti economici capaci di ridurre il peso del costo della vita.
La protesta di ieri alla Federico II ha riportato le tende davanti all’università. Ora l’Udu chiede che alle rivendicazioni seguano risposte concrete.