Operaio morto a Caivano, arrestato il datore di lavoro

La morte di Salvatore Calignano, 61 anni, dopo la caduta dal tetto di un capannone a Caivano. Arrestato il datore di lavoro: secondo la Procura, l'operaio e altri due lavoratori erano in nero. L'autopsia ha confermato lesioni compatibili con una caduta dall'alto.

Svolta nell’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, il 61enne precipitato dal tetto di un capannone a Caivano e morto il giorno successivo in ospedale. I Carabinieri hanno arrestato il datore di lavoro, accusato di omicidio colposo aggravato e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. Secondo la Procura, sul tetto lavoravano tre operai irregolari. E c’è un dettaglio sull’assunzione di Calignano che ora assume un peso centrale nell’indagine.

La morte di Salvatore Calignano, 61 anni, assume contorni sempre più drammatici e porta a una prima svolta giudiziaria. Il datore di lavoro dell’operaio è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Caivano e posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La misura è stata disposta dal Gip del Tribunale di Napoli Nord nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura.

All’uomo vengono contestati, allo stato delle indagini, i reati di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. Il provvedimento, va ricordato, è una misura cautelare nella fase delle indagini preliminari: l’indagato è presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

La caduta dal tetto del capannone

La tragedia risale al 2 ottobre 2026.

Calignano si trovava a Caivano per svolgere lavori sul tetto di un capannone. Secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, l’operaio era impegnato nella posa di una guaina isolante.

Poco prima dell’incidente aveva anche telefonato alla moglie, raccontandole di essere al lavoro sul tetto di un capannone industriale.

Poi la caduta.

Il 61enne precipitò da una notevole altezza e riportò gravissimi traumi. Inizialmente ai soccorritori avrebbe riferito di essere caduto da una scala, prima di perdere conoscenza.

Il 118 lo trovò in condizioni disperate e lo trasportò d’urgenza in ospedale. Calignano morì il 3 ottobre, dopo circa 24 ore di agonia.

L’autopsia: traumi compatibili con una caduta da almeno otto metri

Gli accertamenti medico-legali hanno fornito elementi importanti sulla dinamica.

Sul corpo di Calignano sono state riscontrate fratture allo sterno, al bacino, al polso e all’osso sacro, lesioni compatibili con una caduta da un’altezza considerevole.

Il consulente della famiglia ha parlato di una caduta compatibile con un’altezza di almeno otto metri e ha sottolineato che le lesioni riportate non avrebbero consentito all’uomo di camminare autonomamente dopo l’impatto.

Nei primi giorni dell’indagine era quindi stata avanzata l’ipotesi che qualcuno avesse trascinato o trasportato il ferito dal luogo della caduta fino alla strada, dove poi era stato trovato dal 118.

Ma gli ultimi accertamenti hanno cambiato questa parte della ricostruzione.

La svolta delle telecamere: «Il punto della caduta coincide con quello del soccorso»

Secondo quanto riferito dagli investigatori, l’analisi delle immagini di videosorveglianza e l’incrocio con le telefonate al 118 e con i dati GPS dell’ambulanza hanno permesso di ricostruire diversamente la scena.

Il luogo in cui Calignano è stato soccorso coinciderebbe con quello in cui è precipitato.

Non ci sarebbe quindi, allo stato delle indagini, alcun riscontro all’ipotesi secondo cui il corpo sarebbe stato trascinato per decine o centinaia di metri dopo la caduta.

Gli investigatori hanno inoltre accertato che alcune persone estranee ai fatti si trovavano sul posto e prestarono immediatamente soccorso, chiamando il 118 e aspettando l’arrivo dell’ambulanza.

È un elemento importante perché modifica una delle prime ipotesi investigative emerse nei giorni successivi alla tragedia.

Operaio morto a Caivano, i dubbi sull’assunzione

È però un altro elemento a rendere particolarmente delicata la posizione del datore di lavoro.

Nei giorni successivi alla morte era emerso che Calignano risultava assunto con decorrenza dal 1° ottobre, appena un giorno prima dell’infortunio.

La circostanza aveva già sollevato interrogativi, anche perché la famiglia aveva riferito di non essere a conoscenza di una regolare assunzione e sosteneva che Salvatore stesse lavorando in nero.

Ora la ricostruzione investigativa è ancora più precisa.

Secondo i Carabinieri, infatti, il datore di lavoro avrebbe formalizzato la registrazione dell’assunzione dopo l’incidente, il 2 ottobre, facendola decorrere dal giorno precedente.

In altre parole, secondo l’accusa, l’assunzione sarebbe stata registrata quando l’infortunio era già avvenuto.

È questo uno degli elementi che la Procura considera particolarmente significativo nella ricostruzione del rapporto di lavoro.

Sul tetto c’erano tre operai

Gli accertamenti hanno inoltre consentito di ricostruire che Calignano non era solo.

Secondo la Procura, sul tetto del capannone stavano effettuando lavori tre operai, compreso il 61enne. Gli altri due, secondo quanto emerge dagli atti investigativi, sarebbero stati lavoratori irregolari.

La questione della regolarità dei rapporti di lavoro si intreccia con quella della sicurezza.

Gli investigatori hanno infatti evidenziato una totale assenza di presidi e cautele per i lavoratori impegnati in quota.

Operaio morto a Caivano, nessun dispositivo di protezione

Un altro punto centrale dell’inchiesta riguarda i dispositivi di sicurezza.

Secondo le ricostruzioni investigative, Calignano non indossava casco né altre dotazioni di protezione previste per quel tipo di lavoro.

La Procura contesta al datore di lavoro anche l’omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro.

L’accusa dovrà ora essere verificata nel corso del procedimento giudiziario, ma proprio l’assenza delle protezioni e le modalità con cui sarebbero stati organizzati i lavori sul tetto rappresentano alcuni degli elementi alla base della misura cautelare.

Le telecamere hanno permesso di superare il muro di silenzio

Per gli investigatori non è stato semplice ricostruire quanto accaduto.

La Procura parla di iniziali difficoltà nel reperire persone informate sui fatti disposte a collaborare. La svolta sarebbe arrivata con l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.

I filmati avrebbero consentito ai Carabinieri di individuare le persone presenti e di procedere successivamente con una serie di audizioni.

Da qui sarebbe arrivata una ricostruzione più precisa dell’attività svolta sul tetto e dell’incidente.

Tre persone indagate

Oltre al datore di lavoro, nell’inchiesta risultano coinvolti anche i proprietari del capannone nel quale Calignano stava lavorando.

La loro posizione è al momento distinta da quella del datore di lavoro arrestato: nei loro confronti resta contestata l’ipotesi di omicidio colposo in cooperazione colposa, nell’ambito degli accertamenti sulle responsabilità relative all’infortunio.

Per tutti vale naturalmente la presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.

I telefoni sequestrati possono chiarire altri dettagli

L’inchiesta, però, non è conclusa.

I Carabinieri hanno sequestrato i telefoni delle persone coinvolte e sono previsti ulteriori accertamenti tecnici sui dispositivi.

L’analisi delle conversazioni potrebbe fornire elementi utili per ricostruire i rapporti tra il datore di lavoro e gli operai, le modalità di organizzazione dell’attività e ciò che è accaduto nelle ore immediatamente precedenti e successive all’incidente.

Il conferimento dell’incarico per le copie forensi dei telefoni è previsto per il 15 ottobre.

Una morte che ora ha molti interrogativi

La vicenda di Salvatore Calignano parte da una caduta dal tetto e arriva oggi a un arresto.

Al centro dell’inchiesta ci sono le condizioni nelle quali l’operaio stava lavorando, la presenza di altri lavoratori irregolari, l’assenza dei dispositivi di protezione e soprattutto la modalità con cui sarebbe stato formalizzato il rapporto di lavoro.

Il dato più significativo è proprio quello dell’assunzione: Calignano risultava assunto con decorrenza dal 1° ottobre, ma secondo gli investigatori la registrazione sarebbe stata effettuata dal datore di lavoro soltanto il 2 ottobre, dopo l’incidente.

Sarà la magistratura a stabilire se quella registrazione abbia avuto lo scopo di regolarizzare effettivamente un rapporto già esistente o se, come ipotizzato dagli inquirenti, sia stata effettuata per costruire successivamente una diversa rappresentazione del rapporto di lavoro.

Intanto, per la morte di Salvatore Calignano, è arrivata la prima misura cautelare.

E l’inchiesta della Procura di Napoli Nord prosegue per stabilire tutte le eventuali responsabilità nella morte di un uomo che, quel 2 ottobre, era salito sul tetto di un capannone per lavorare e non è più tornato a casa.

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