Un nodo al cordone ombelicale che sarebbe stato creato artificialmente per nascondere le responsabilità legate alla morte di un neonato. È uno degli elementi principali dell’inchiesta della Procura di Torre Annunziata sul decesso di un bambino all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.
La vicenda risale al marzo 2024. Oggi, mercoledì 7 ottobre 2026, la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di quattro persone. Si tratta di tre medici e un’ostetrica.
Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per il primario pro tempore del presidio ospedaliero. Per gli altri due medici e per l’ostetrica è arrivata invece la sospensione per 12 mesi dall’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio.
L’inchiesta riguarda presunte responsabilità nella gestione del parto e successive condotte che, secondo la Procura, avrebbero avuto lo scopo di alterare le prove e depistare le indagini.
Il bambino era nato il 22 febbraio 2024 all’ospedale San Leonardo. La gravidanza era arrivata alla 42esima settimana e, secondo le informazioni disponibili all’epoca, non aveva presentato particolari problematiche.
Dopo il parto, il neonato aveva riportato gravissime conseguenze da ipossia. I sanitari lo avevano quindi trasferito nella Terapia intensiva neonatale. Le sue condizioni erano rimaste critiche per 35 giorni.
Il bambino è morto il 28 marzo 2024. Dopo la denuncia dei genitori, la Procura di Torre Annunziata aveva aperto un’inchiesta. Nei primi mesi gli investigatori avevano iscritto tre medici nel registro degli indagati.
All’epoca, l’Asl Napoli 3 Sud aveva espresso vicinanza alla famiglia. L’azienda sanitaria aveva inoltre manifestato fiducia nel lavoro della magistratura.
Dopo il decesso erano emersi alcuni elementi relativi alle difficoltà incontrate durante il parto. Il direttore della Terapia intensiva neonatale, Roberto Cinelli, aveva parlato di una “gravissima asfissia perinatale”.
Secondo quella prima ricostruzione, la difficile estrazione del bambino e la presenza di un “nodo vero di cordone ombelicale” avrebbero avuto un ruolo nella grave situazione clinica.
Proprio quel nodo rappresenta oggi uno degli elementi centrali dell’inchiesta. La Procura sostiene infatti che qualcuno lo avrebbe creato artificialmente dopo il parto.
Secondo l’accusa, il personale sanitario avrebbe creato artificialmente il nodo per presentare le complicazioni come conseguenza di un evento imprevedibile.
La ricostruzione della Procura ipotizza quindi una condotta successiva al parto. Gli indagati avrebbero cercato di costruire una spiegazione alternativa alla dinamica reale dell’evento.
Gli investigatori contestano inoltre lo smaltimento del cordone e della placenta. Secondo la Procura, il personale li avrebbe eliminati con modalità non conformi alle normali procedure cliniche dell’ospedale.
La loro eliminazione avrebbe così impedito ulteriori accertamenti sulla reale dinamica del parto. Anche questo elemento rientra nel quadro accusatorio costruito dagli inquirenti.
L’inchiesta non riguarda soltanto il cordone ombelicale. La Procura contesta anche una presunta alterazione della cartella clinica.
Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sugli orari indicati nella documentazione. In particolare, verificano la presenza del personale e le operazioni eseguite durante il parto.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero inoltre concordato tra loro alcune versioni dei fatti da fornire agli investigatori. La Procura ritiene che queste condotte potessero ostacolare la ricostruzione dell’accaduto.
L’inchiesta ipotizza, a vario titolo, responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falso materiale e ideologico in atto pubblico, frode in processo penale e depistaggio.
Si tratta di contestazioni ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le responsabilità degli indagati dovranno infatti trovare conferma nel corso del procedimento.
Per questo motivo, le ricostruzioni relative al nodo del cordone, alla cartella clinica e alle altre condotte contestate rappresentano l’ipotesi accusatoria della Procura e non fatti definitivamente accertati.
Il provvedimento del gip coinvolge quattro professionisti. Il primario pro tempore del San Leonardo è finito agli arresti domiciliari.
Per altri due medici e per l’ostetrica, il giudice ha invece disposto una sospensione di 12 mesi dall’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio ricoperto.
Secondo gli inquirenti, il primario avrebbe avuto un ruolo di impulso nelle condotte finalizzate al presunto depistaggio. La Procura gli attribuisce quindi una posizione di particolare rilievo nell’attività successiva al parto.
La Guardia di Finanza ha condotto gli accertamenti attraverso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Torre Annunziata e la Compagnia di Castellammare di Stabia.
Gli investigatori hanno ricostruito le fasi del parto e gli eventi successivi alla nascita del bambino. Hanno inoltre esaminato la documentazione sanitaria e gli elementi ritenuti utili per verificare eventuali alterazioni delle prove.
La nuova ordinanza rappresenta una svolta nell’inchiesta. La Procura non contesta infatti soltanto possibili responsabilità nella gestione del parto. Gli inquirenti ipotizzano anche una successiva attività per modificare la ricostruzione dei fatti e ostacolare le indagini.
Il caso resta ora al centro degli accertamenti della Procura di Torre Annunziata. Gli sviluppi giudiziari dovranno chiarire la dinamica del parto e stabilire se le contestazioni formulate dagli inquirenti troveranno conferma.
La vicenda riguarda la morte di un bambino dopo 35 giorni di ricovero in terapia intensiva neonatale. Il nodo al cordone, inizialmente indicato come possibile causa delle complicazioni, rappresenta oggi uno degli elementi più controversi dell’inchiesta.
Gli indagati restano non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.
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