De Laurentiis: «A volte si può sbagliare, l’importante è che il Napoli non fallisca»
De Laurentiis ripercorre la crescita del Napoli dal 2004 e parla del futuro del club: «A volte si può sbagliare, l’importante è che il Napoli non fallisca».
Aurelio De Laurentiis torna a parlare del Napoli, della crescita della società e del modello costruito negli oltre vent’anni alla guida del club. Il presidente azzurro è intervenuto a Roma, all’Hotel Parco dei Principi, durante un incontro del TEHA Club dedicato alle trasformazioni del mondo dell’intrattenimento, affrontando anche il futuro del calcio e delle società sportive.
Il passaggio più significativo riguarda proprio il Napoli, diventato nel corso degli anni l’esempio concreto attraverso cui De Laurentiis ha spiegato la propria idea di gestione. Dalla ripartenza in Serie C1 alla Serie A, dalle competizioni europee fino agli Scudetti, il presidente ha sottolineato l’importanza di costruire una società capace di resistere anche agli errori.
Il concetto è chiaro: nel calcio si possono sbagliare calciatori, allenatori, dirigenti e investimenti. Quello che conta, secondo De Laurentiis, è avere una struttura sufficientemente solida per correggere gli errori senza mettere in discussione l’esistenza stessa del club.
De Laurentiis: «Quando ho comprato il Napoli, dovevo capire perché fosse fallito»
Per raccontare la sua esperienza al Napoli, De Laurentiis è partito dal 2004, anno dell’acquisizione del club dopo il fallimento e la ripartenza dalla Serie C1.
«Quando ho comprato il Napoli, non dovevo convincere la gente ad amare quella squadra. Dovevo capire come fosse possibile che una società con un pubblico del genere fosse fallita. E fare in modo che non succedesse più».
È questo il punto da cui, secondo il presidente, è iniziato il progetto Napoli.
La passione dei tifosi esisteva già e non aveva bisogno di essere costruita. La priorità era invece creare una società capace di trasformare quella passione in una realtà sportiva ed economica stabile.
Il percorso è stato poi quello che ha riportato il Napoli ai massimi livelli del calcio italiano ed europeo.
«Siamo ripartiti dalla Serie C1. Nel 2007 eravamo in Serie A. Poi siamo arrivati stabilmente in Europa, in Champions League, fino agli scudetti del 2023 e del 2025».
Napoli, De Laurentiis: «La passione non l’ho creata io»
Uno dei passaggi più importanti riguarda il rapporto tra il Napoli e la sua tifoseria.
De Laurentiis ha riconosciuto il peso della passione popolare, chiarendo però che il compito della proprietà è stato quello di costruire una struttura societaria intorno a un sentimento già profondamente radicato nella città.
«Quella passione non l’ho creata io. Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare».
Una frase che sintetizza la filosofia espressa dal presidente durante l’incontro.
Il Napoli, nella sua visione, non può vivere soltanto dell’entusiasmo del pubblico. La passione può rappresentare il punto di partenza, ma deve essere accompagnata da organizzazione, competenze, investimenti e capacità di produrre ricavi.
«La passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore».
«A volte si può sbagliare»: De Laurentiis parla degli errori nel Napoli
È proprio sul concetto di errore che De Laurentiis ha sviluppato una parte importante della sua riflessione.
Nel corso di oltre vent’anni alla guida del Napoli, ha spiegato, inevitabilmente sono arrivate anche decisioni sbagliate.
«In vent’anni, naturalmente, abbiamo anche sbagliato. Si sbagliano calciatori, allenatori, dirigenti, investimenti».
Il punto, però, non è evitare qualsiasi errore. Per De Laurentiis la vera differenza viene fatta dalla solidità della società e dalla capacità di reagire.
«Una società solida può correggere l’errore. Una società fragile può esserne distrutta».
È uno dei passaggi più rilevanti del discorso sul Napoli perché lega direttamente le decisioni sportive alla struttura economica del club.
La sostenibilità, quindi, diventa una condizione necessaria per poter affrontare anche gli errori di mercato o le scelte che non producono i risultati sperati.
De Laurentiis: «Spendere è facile, creare valore è molto più difficile»
Il presidente del Napoli ha poi allargato la riflessione al sistema del calcio italiano, soffermandosi sul ruolo delle proprietà.
«Nel calcio italiano si parla moltissimo di quanto spende un presidente. Io vorrei che qualche volta ci domandassimo anche che cosa costruisce».
De Laurentiis ha indicato alcuni degli elementi che, a suo giudizio, dovrebbero essere considerati per valutare il percorso di una società:
«Che organizzazione lascia? Che competenze? Che ricavi? Che patrimonio?».
Il ragionamento torna quindi al Napoli, utilizzato come esempio della necessità di costruire un’impresa sportiva destinata a durare.
«Spendere è molto facile. Creare valore è molto più difficile».
Il modello del Napoli secondo De Laurentiis: trovare il talento e prendere decisioni
La sua esperienza nel cinema, secondo De Laurentiis, gli ha fornito alcune competenze poi trasferite nella gestione del Napoli.
«Quando sono entrato nel calcio, ne sapevo ben poco. Ma sapevo scegliere le persone, mettere insieme competenze diverse, tenere sotto controllo un investimento».
Da qui nasce anche il paragone tra cinema e calcio.
«Un film che costa cento milioni non è necessariamente migliore di un film che ne costa dieci. E un calciatore che costa cento milioni non è necessariamente dieci volte più bravo di uno che costa dieci».
Per il presidente azzurro, dunque, il valore di un calciatore non può essere stabilito esclusivamente dal prezzo pagato per acquistarlo.
«Il talento bisogna saperlo trovare. E poi bisogna avere il coraggio di prendere decisioni».
Una filosofia che De Laurentiis ha collegato direttamente alla costruzione del Napoli nel corso degli anni.
Napoli, il futuro passa anche dalle nuove generazioni
Nel suo intervento De Laurentiis ha parlato anche della trasformazione del pubblico e di come questa possa incidere sul futuro del Napoli.
Il calcio oggi deve competere per l’attenzione con una quantità enorme di contenuti: social network, YouTube, videogiochi, serie TV e piattaforme digitali.
La competizione, secondo il presidente, non riguarda quindi soltanto Inter, Juventus e Milan sul campo.
«Quando gioca il Napoli succede esattamente la stessa cosa. Sul campo dobbiamo battere l’Inter, la Juventus, il Milan. Ma per conquistare l’attenzione di un ragazzo di quindici anni competiamo anche con YouTube».
Il modo in cui le nuove generazioni scoprono il calcio è cambiato. Un giovane può conoscere prima un calciatore attraverso un videogioco, vedere successivamente un suo gol su YouTube, seguirlo sui social e soltanto dopo arrivare alla partita.
«Il percorso si è rovesciato».
Per questo, secondo De Laurentiis, anche il Napoli deve continuare a sviluppare nuovi strumenti per raccontarsi.
«Il Napoli deve diventare anche una media company»
È uno dei concetti più interessanti espressi dal presidente.
«Le squadre di oggi devono diventare anche media company».
Il riferimento al Napoli è particolarmente diretto.
«Abbiamo Napoli, una città che ha continuamente qualcosa da raccontare. Abbiamo memoria, immagini, personaggi. Dobbiamo produrre contenuti continuamente».
Per De Laurentiis il patrimonio del club non è rappresentato soltanto dalle partite.
Il Napoli può raccontare i propri calciatori, gli allenamenti, i viaggi, le vittorie, le sconfitte, la storia della società e il rapporto con la città. Tutti elementi che possono contribuire a mantenere vivo il legame con i tifosi durante l’intera stagione.
La partita, quindi, non rappresenta più necessariamente l’inizio e la fine del rapporto tra squadra e pubblico.
Stadio e tifosi, De Laurentiis: «Devo meritarmi il loro tempo»
Un altro tema strettamente legato al futuro del Napoli è quello dello stadio.
De Laurentiis ha citato il modello americano dello sport professionistico, sottolineando come l’impianto debba essere considerato parte integrante dello spettacolo.
«Lo stadio non è semplicemente un campo con delle tribune intorno. Lo stadio è parte dello spettacolo».
Il presidente ha poi spiegato il motivo per cui, a suo giudizio, l’esperienza dello stadio deve essere ripensata.
«Se io chiedo a una persona di uscire di casa, prendere la macchina, trovare parcheggio, spendere dei soldi e dedicarmi quattro o cinque ore della propria giornata, devo darle qualcosa in cambio».
Il rapporto con il tifoso viene quindi visto anche come una questione di esperienza.
«Non posso dirle: tu sei tifoso, quindi devi venire. No. Io devo meritarmi il suo tempo».
Il futuro del Napoli: mantenere la passione e conquistare nuovi tifosi
La sfida indicata da De Laurentiis riguarda dunque due direzioni parallele: mantenere il rapporto con la base storica del Napoli e contemporaneamente raggiungere le nuove generazioni.
Il presidente ha spiegato che il lavoro iniziato nel 2004 deve continuare a evolversi.
«Nel 2004 il mio lavoro era ricostruire un’impresa intorno a una passione che esisteva già. Oggi la sfida è diversa. Dobbiamo continuare a meritare quella passione e contemporaneamente andare a cercare persone che ancora non ci conoscono».
Il Napoli deve quindi continuare a valorizzare la propria identità, senza però dare per scontato il rapporto con il pubblico.
È questo il punto che lega il passato e il futuro della società: la passione della città resta una componente fondamentale, ma deve essere accompagnata dalla capacità di innovare e creare valore.
De Laurentiis: «L’attenzione può durare pochi secondi, l’appartenenza una vita»
Il ragionamento di De Laurentiis si chiude tornando proprio sul rapporto tra attenzione e appartenenza.
Il calcio continua ad avere una capacità particolare di creare identità e legami, ma il modo in cui il pubblico entra in contatto con una squadra è profondamente cambiato.
Per il presidente del Napoli, la sfida è quindi trasformare un contenuto, un video o un momento di una partita in un rapporto più duraturo con il club.
«Il calcio ha ancora una capacità straordinaria di creare appartenenza. Ma nessuno dei due può più dare per scontata l’attenzione del pubblico».
E il concetto finale riguarda proprio la costruzione del valore attorno al Napoli:
«L’attenzione può durare pochi secondi. L’appartenenza può durare una vita. È su quella distanza che dobbiamo imparare a costruire valore».
Dalla ripartenza dalla Serie C fino ai due Scudetti, De Laurentiis ha quindi utilizzato la storia del Napoli per spiegare la propria idea di calcio: gli errori possono arrivare, così come le decisioni difficili, ma l’obiettivo resta costruire una società sufficientemente solida da poterli correggere e continuare il proprio percorso.
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