Marino Bartoletti su “Numero 10”: “Vogliamo raccontare l’umanità e la bontà di Diego Armando Maradona”

Marino Bartoletti a Radio Goal difende Roberto Mancini e racconta “Numero 10”, lo spettacolo dedicato a Diego Armando Maradona al Palapartenope.

Una difesa netta di Roberto Mancini, l’invito ad avere pazienza con una Nazionale ancora in costruzione e poi il passaggio più intimo, quello dedicato a Diego Armando Maradona. Marino Bartoletti, intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, ha attraversato calcio e memoria, soffermandosi anche su “Numero 10”, lo spettacolo dedicato al Pibe de Oro al quale ha collaborato per la sceneggiatura.

Bartoletti sta con Mancini: «Dobbiamo avere fiducia in lui»

Sul momento della Nazionale, Bartoletti ha chiesto tempo e fiducia per un progetto che considera ancora all’inizio.

«Sì, come hai detto tu, ma come Ivan, d’altra parte, conosciamo Mancini da quando aveva quindici anni. È chiaro che ci fa zelo, l’amicizia nei suoi confronti, ma questo non modifica assolutamente il giudizio di stima che io ho sempre avuto nei suoi confronti, fatte salve alcune intemperanze che ha sempre avuto, ma che sono stati gli stali su cui poi ha fondato il suo talento.»

Per il giornalista, la scelta di affidare la Nazionale a Mancini resta quella più convincente.

«Io sono molto contento che sia lui ad avere in mano la nazionale. Le altre erano proposte sinceramente non condivisibili. Chi altri se non quello che ci ha fatto vincere l’ultimo trofeo?»

«Pochi come lui hanno saputo lanciare i giovani»

Bartoletti ha insistito soprattutto sulla capacità del tecnico di leggere il talento prima degli altri, anticipando spesso le scelte dei club.

«Credo che pochi come lui abbiano saputo lanciare i giovani in nazionale, a volte prevedendo il loro successo prima ancora che le stesse squadre di club si accorgessero di averli. Dobbiamo avere fiducia in lui, dobbiamo avere un po’ di pazienza.»

Il quadro, però, non è semplice. Bartoletti non lo nasconde e fotografa così il momento del calcio italiano:

«Certamente le contingenze non sono fortunatissime, le mamme di venti, venticinque anni fa non hanno prodotto come quelle delle generazioni precedenti. Vediamo andando per tentativi dove può andare questa nazionale.»

«Bisogna dargli il tempo di lavorare»

Il concetto torna più volte: evitare processi anticipati e permettere a Mancini di costruire qualcosa con il materiale a disposizione.

«È chiaro che le partite sono complicate, è chiaro che la partita di stasera è delicatissima, altrettanto chiaro che però dobbiamo dargli il tempo di lavorare col materiale che ha e anche con quello che lui sta costruendo e inventando, come ha sempre dimostrato di fare. Però per questo, per detto no, ci vuole tempo.»

Dal calcio a Diego, l’emozione con Maradona Junior

La seconda parte dell’intervento cambia tono e porta Bartoletti dentro un terreno molto più personale. Il racconto si sposta su “Numero 10” e sul legame con Diego Armando Maradona, riemerso anche attraverso un momento vissuto insieme a Diego Junior davanti al murale dedicato al padre.

«Sì, ho camminato assieme a lui per andare a vedere quel murale, ho percepito la sua emozione, che poi è anche la mia, tenendolo per braccio, anche sottobraccio, anche abbracciandolo. Era molto emozionato, mi ha detto che lui di solito ci va di notte per parlare con suo padre.»

Un’immagine che Bartoletti lega direttamente al lavoro fatto per lo spettacolo.

“Numero 10”, una sfida che mancava

Il giornalista ha spiegato come quelle emozioni siano entrate nella sceneggiatura e nel modo di raccontare Diego.

«E quindi puoi immaginare quali corde abbia fatto vibrare, che poi sono le stesse corde che ho cercato di far vibrare in me stesso nei momenti in cui mi è stato chiesto di partecipare alla sceneggiatura di questo spettacolo che va in scena a partire dal 6 ottobre al Palapartenope.»

Poi la confessione personale:

«Mi mancava questa sfida. Però dato che ho un’età per cui posso scegliere le cose che mi piace fare veramente, in questi giorni di grande bellezza di Napoli, vediamo di dare un piccolo contributo, anche noi qualcosa a questa bellezza.»

Carolina Fanelli alla regia, il cast raccontato da Bartoletti

Nel presentare “Numero 10”, Bartoletti ha ricordato anche chi ha costruito il progetto insieme a lui.

«È un’opera teatrale che ha voluto una giovane regista, che si chiama Carolina Fanelli. Ci sono degli interpreti, alcuni dei quali fanno tremare i polsi: basta dire che la mamma di Diego è interpretata da Lina Sastri, questo grande Giorgio Borghetti che fa il giornalista simpatico, poi Erasmo Gentile, questo giovane attore che interpreterà la non facile parte di Diego.»

Un cast pensato per sostenere un racconto che non vuole fermarsi al campione, ma arrivare soprattutto all’uomo.

Il monologo finale e le lacrime annunciate

Bartoletti sarà anche direttamente in scena, con un momento conclusivo che si preannuncia particolarmente emotivo.

«Poi alla fine io dovrò leggere un mio monologo, dove credo che qualche lacrima scapperà non soltanto a chi lo ascolta, ma anche incluso leterà.»

Subito dopo ribadisce quanto senta suo il progetto:

«È uno spettacolo nel quale credo tantissimo: non l’avrei fatto, non ci avrei messo la mia faccia e il mio impegno, se no.»

«Per me resterà sempre un ragazzo»

Il nodo più forte resta il rapporto personale con Maradona. Un legame che Bartoletti ha dovuto riportare a galla proprio durante la preparazione dello spettacolo.

«E quindi, ripeto, è una sfida alla quale mi sono adattato con grande gioia, considerando anche l’amicizia che tu conosci che ho avuto nei confronti di Diego, che ho dovuto poi riesumare in questi giorni, anzi in questi mesi, per tirar fuori qualcosa che ci faccia capire il senso dell’umanità e della bontà di questo ragazzo, perché per me resterà sempre un ragazzo.»

Maradona, Napoli e una data dal peso speciale

Anche il momento scelto per portare lo spettacolo in scena assume, secondo Bartoletti, un significato preciso.

«Siamo in una data non banale, perché stiamo celebrando i quarant’anni del suo titolo mondiale, stiamo celebrando i quarant’anni dell’anno che portò allo scudetto del Napoli proprio in questi giorni, perché di qui a un mese si andava a giocare a Torino, dove il Napoli di fatto avrebbe cominciato la sua cavalcata vittoriosa.»

«Io ci metterò come sempre il cuore»

La chiusura è un invito al pubblico, ma anche una dichiarazione d’intenti.

«Io spero che tanta gente venga, perché non sarà delusa. Io ci metterò come sempre il cuore, la passione, sono tanto romagnolo quanto napoletano.»

In “Numero 10”, Bartoletti porta quindi molto più di una firma alla sceneggiatura: porta il ricordo diretto di Diego, un rapporto personale mai davvero archiviato e la volontà di restituire sul palco qualcosa dell’uomo che si nascondeva dietro il mito.

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