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Walter Sabatini analizza anche Radio Goal, il momento del Napoli, difende il lavoro di Allegri e sottolinea quanto gli infortuni stiano condizionando rendimento e automatismi della squadra.
Nicola Legrottaglie è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli soffermandosi sul momento degli azzurri e, in particolare, sulla gestione di Massimiliano Allegri dopo il pareggio di Firenze. Al centro dell’intervento anche il lavoro previsto durante la sosta, l’importanza dell’aspetto mentale e le critiche rivolte al tecnico, spesso accusato di proporre un calcio troppo difensivo.
Legrottaglie ha commentato innanzitutto la reazione di Allegri al termine della gara contro la Fiorentina.
«Ha un temperamento, come tutti. Penso che abbia notato delle cose che non si aspettava e questo diventa uno spunto per capire dove lavorare».
Secondo l’ex difensore, una reazione forte nello spogliatoio non deve però essere interpretata come qualcosa destinato a protrarsi nel tempo.
«Penso che sia stata una sfuriata di cinque minuti. Con l’esperienza che ha Allegri sarà rientrato subito dopo poco tempo, perché sa che le cose non si risolvono arrabbiandosi, ma lavorandoci».
La lunga pausa per le nazionali offre allo staff tecnico la possibilità di concentrarsi in maniera particolare sui calciatori che resteranno a Castel Volturno.
Secondo Legrottaglie, con diversi giocatori impegnati con le rispettive selezioni, il lavoro sarà soprattutto individuale.
«Occuperà il tempo per allenarli in maniera personalizzata. Questo è l’unico modo per poter avere efficacia nel lavoro. Se hai pochi giocatori, dieci o dodici, lavori singolarmente sulle loro lacune, dove devono crescere».
Non mancheranno comunque esercitazioni utili a mantenere il ritmo.
«Faranno partitine, amichevoli, li faranno giocare. Ma penso che non si possa fare altro lavoro, perché non puoi lavorare realmente di squadra e di collettivo».
Un altro tema centrale è quello mentale. Legrottaglie ritiene che nel calcio si continui a parlare soprattutto di aspetti tecnici e fisici, trascurando invece il peso delle emozioni.
«La testa è tutto. È un aspetto che va allenato».
La difficoltà, secondo lui, consiste proprio nel trovare esercitazioni capaci di stimolare il calciatore anche dal punto di vista cognitivo.
«Per emozionarli devi metterli sempre nella condizione di scegliere, di essere giocatori pensanti. In una partita ci sono milioni di decisioni. L’aspetto più importante è quante decisioni prende un giocatore durante l’allenamento e in quanto tempo le prende».
Legrottaglie ha poi affrontato direttamente una delle critiche che accompagnano da tempo Massimiliano Allegri, quella di essere un allenatore eccessivamente difensivista.
La sua posizione è netta: «Viviamo in un mondo di stereotipi, di persone che seguono quello che dicono gli altri. A volte una riflessione personale diventa una verità».
Per spiegare il concetto ha ricordato anche un’esperienza personale: «Quando giocavo ed è stata resa pubblica la mia fede, è nato lo stereotipo che parlassi di Dio invece di allenare o di giocare. È mortificante».
Secondo Legrottaglie, la stessa dinamica avrebbe finito per coinvolgere anche Allegri.
Da qui il tema della fiducia. Per Legrottaglie, una società che decide di affidarsi a un tecnico deve essere pronta a concedergli il tempo necessario.
«È una questione di concetto, di fiducia e di stima verso un progetto e verso una persona che scegli per allenare la tua squadra. Se ci credi devi portarlo avanti».
Legrottaglie ha quindi invitato a spostare i giudizi più definitivi più avanti: «Parliamone alla fine. A volte si parla all’inizio perché bisogna parlare, però lasciamolo lavorare».
Il Napoli, inoltre, arriva da stagioni vissute con una filosofia e una mentalità differenti.
Per questo motivo il cambiamento non può essere immediato: «Il Napoli viene da due annate molto particolari, con un altro tipo di mentalità e un altro allenatore. Cambiare oggi l’identità di una squadra richiede veramente due o tre mesi».
Il lavoro passa anche dalla comprensione delle caratteristiche individuali dei giocatori.
«Devi capire cosa c’è nella testa di De Bruyne, di Jovic, di McTominay. Devi riorganizzare e riordinare la mente di tutti e ci vuole tempo».
Secondo Legrottaglie, chi lavora all’interno del club deve evitare di concentrare tutte le attenzioni esclusivamente sull’allenatore.
«Non possono focalizzarsi su Allegri, ma devono focalizzarsi sulla squadra, sui valori, sul prestigio della città e sul blasone del club».
Per Legrottaglie, dunque, la strada passa soprattutto dal lavoro, dalla fiducia nel progetto e dal tempo necessario per costruire una nuova identità.
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