Napoli, Marco Fassone frena sulle valutazioni da record: “Due miliardi e 200 milioni? Mi sembra una cifra molto alta”

Marco Fassone spiega su Radio Kiss Kiss Napoli i criteri per valutare una società di calcio come il Napoli e analizza l'interesse degli investitori stranieri nel calcio italiano.

Negli ultimi giorni il futuro del Napoli è tornato al centro del dibattito dopo le indiscrezioni relative a una possibile cessione del club da parte di Aurelio De Laurentiis a una cordata di investitori americani. Tra le cifre circolate, una in particolare ha attirato l’attenzione: 2,2 miliardi di euro per acquistare la società azzurra.

Nel corso della trasmissione di Radio Kiss Kiss Napoli, il direttore Valter De Maggio ha affrontato il tema con Marco Fassone, dirigente con una lunga esperienza ai vertici del calcio italiano, che ha spiegato quali siano i reali parametri utilizzati per valutare un club e perché il calcio italiano continui ad attirare investitori stranieri.

Come si valuta un club: i cinque parametri fondamentali

Fassone ha innanzitutto chiarito che la valutazione di una società calcistica non nasce da semplici impressioni, ma da criteri ben precisi utilizzati dagli operatori finanziari e dalle società di consulenza.

«Ci sono una serie di criteri oggettivi che chi fa il mio lavoro utilizza attraverso algoritmi non particolarmente complicati. All’interno vengono inseriti cinque o sei fattori che determinano la valutazione finale», ha spiegato.

Il primo elemento è il fatturato medio generato dal club. A questo si aggiunge la capacità di produrre utili o, al contrario, di registrare perdite nel tempo. Un altro aspetto determinante riguarda il cosiddetto valore di sostituzione della rosa.

«Non conta soltanto il valore di mercato dei giocatori. Bisogna capire quanto costerebbe ricostruire una squadra capace di competere allo stesso livello», ha sottolineato l’ex amministratore delegato di Milan e Inter.

Pesano inoltre le infrastrutture a disposizione della società, come stadi, centri sportivi e strutture operative, oltre al valore del brand.

«Comprare un marchio come il Napoli ha un valore enorme per la sua base di tifosi e per i risultati conquistati negli ultimi dieci-quindici anni», ha aggiunto.

Il nodo stadio: il vero salto di valore per il Napoli

Nel confronto con De Maggio è emerso un punto chiave: il Napoli sembra aver raggiunto una dimensione molto elevata dal punto di vista dei ricavi, ma per compiere un ulteriore salto economico servirebbero nuove infrastrutture.

Secondo Fassone, il vero elemento capace di aumentare sensibilmente il valore del club sarebbe la realizzazione di uno stadio di proprietà.

«La parte immobiliare di un club che ha già raggiunto quasi il massimo livello dei suoi fatturati è fondamentale per spuntare un prezzo di vendita molto migliore», ha spiegato.

L’ex dirigente ritiene inoltre che, qualora De Laurentiis decidesse realmente di vendere il Napoli, difficilmente lo farebbe senza aver prima portato avanti un progetto stadio.

«Conoscendo il presidente, credo che nel momento in cui avrà voglia di cedere l’asset Napoli lo farà avendo già in pista un progetto stadio in una fase avanzata. Non necessariamente uno stadio già costruito, ma almeno un progetto approvato e pronto per essere realizzato».

Fassone scettico sui 2,2 miliardi: «Sarebbe un record assoluto»

Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è quello relativo alla presunta valutazione da 2,2 miliardi di euro.

Valter De Maggio ha espresso più di una perplessità su una cifra considerata fuori scala rispetto agli standard del calcio italiano, trovando una sostanziale condivisione da parte di Fassone.

«Noi abbiamo dei riferimenti concreti. La transazione più alta avvenuta in Italia è stata quella del Milan, passato da Elliott a RedBird per circa 1,2 miliardi di euro. Già allora tutti pensammo che fosse una valutazione molto importante».

Per questo motivo, secondo Fassone, una valutazione da 2,2 miliardi rappresenterebbe qualcosa di straordinario.

«Se fosse vera, sarebbe una valutazione record per il calcio italiano. Oggi, leggendo i numeri, sembra una cifra superiore a quella che sarebbe la normale valutazione di mercato».

Allo stesso tempo, però, il dirigente non esclude che un investitore particolarmente motivato possa decidere di spingersi oltre il valore teorico dell’asset.

«La premessa è sempre la stessa: ciascuno offre anche in funzione della propria passione. Si può decidere di pagare una cifra significativamente superiore al valore di mercato».

Perché gli americani investono nel calcio italiano

Negli ultimi anni numerose società di Serie A sono finite nelle mani di proprietà straniere: dal Milan all’Inter, passando per Roma, Fiorentina, Parma, Venezia, Como e Verona.

Per Fassone le motivazioni sono principalmente tre.

La prima è legata al fascino internazionale del calcio italiano.

«All’estero il nostro calcio continua a essere considerato prestigioso, storico, ricco di tradizione. In città come Napoli si vive per il calcio e questo rappresenta un elemento molto attrattivo».

La seconda riguarda il valore economico delle operazioni.

«I prezzi ai quali vengono acquistati i club italiani sono inferiori rispetto a quelli degli asset americani o inglesi. Investire in Italia è ancora conveniente».

Infine c’è il tema delle infrastrutture.

«L’Italia è il Paese con una delle percentuali più basse di stadi nuovi già realizzati. Esiste quindi un margine enorme di crescita attraverso la costruzione di nuove infrastrutture, che possono far aumentare in modo significativo il valore dei club».

Stadi e burocrazia: «La legge c’è, serve dialogo con le città»

Sul tema della realizzazione dei nuovi impianti, Fassone ha invitato a non attribuire tutte le responsabilità alla burocrazia.

«È un po’ comodo dare sempre la colpa alla burocrazia. In realtà abbiamo una buona legge sugli stadi. Se si rispettano i requisiti previsti, i tempi non sono eterni».

Secondo l’ex dirigente, molte proprietà straniere hanno sottovalutato la necessità di confrontarsi con il contesto istituzionale italiano.

«Gli investitori americani sono abituati a tempi molto rapidi. Arrivano, trovano un terreno e in poco tempo costruiscono. In Italia bisogna dialogare con le amministrazioni e trovare soluzioni che siano nell’interesse sia del club sia della città».

Una sfida complessa, ma che per Fassone resta assolutamente superabile.

«Se si percorre quella strada, alla fine lo stadio si fa».

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