Stefano Sorrentino contro la FIGC: “Rischiamo per la quarta volta di fila di non andare ai mondiali”

Stefano Sorrentino, ospite a Radio Kiss Kiss Napoli, analizza la situazione del calcio italiano tra allenatori riciclati, mancanza di programmazione e necessità di una rivoluzione strutturale.

Il calcio italiano è al centro di un acceso dibattito, soprattutto dopo le recenti delusioni della Nazionale. A Radio Kiss Kiss Napoli, Stefano Sorrentino ha offerto una riflessione lucida e critica sulla situazione attuale, sottolineando la necessità di cambiamenti profondi e strutturali per rilanciare il movimento calcistico nazionale.

Allenatori riciclati e mancanza di novità: il problema delle panchine italiane

Sorrentino ha espresso la sua opinione sulla possibile scelta di Massimiliano Allegri come nuovo allenatore del Napoli. Secondo l’ex portiere, la tendenza a riciclare sempre gli stessi nomi sulle panchine delle principali squadre italiane è uno dei limiti del nostro calcio. “Sono un po’ stufo di vedere sempre gli stessi allenatori che si girano sempre le stesse squadre”, ha dichiarato Sorrentino, sottolineando come questa abitudine impedisca un vero salto di qualità. L’ex portiere ha suggerito di dare più spazio a giovani allenatori e a nuove idee, ma ha anche evidenziato la necessità che le società supportino davvero questi tecnici, evitando di licenziarli dopo pochi mesi. Sorrentino ha fatto notare che in Italia si rischia di cambiare 18 allenatori su 20 squadre in una sola stagione, una situazione che rende impossibile qualsiasi tipo di programmazione a lungo termine. Il confronto con altri paesi europei, dove gli allenatori restano più a lungo e hanno la possibilità di lavorare su progetti pluriennali, è impietoso e mette in luce la mancanza di visione del calcio italiano.

Strutture, settore giovanile e programmazione: le vere priorità per il rilancio

Sorrentino ha poi allargato il discorso, sottolineando come il problema non sia solo legato agli allenatori, ma riguardi l’intero sistema calcio. “La vera rivoluzione deve partire dalle strutture”, ha affermato, evidenziando la necessità di investire in stadi, centri sportivi e soprattutto nel settore giovanile. L’ex portiere ha portato l’esempio della Primavera del Napoli, promossa un anno e retrocessa quello successivo, come simbolo di una programmazione assente o troppo legata ai risultati immediati. Secondo Sorrentino, il calcio italiano è vittima di una mentalità che premia solo il risultato a breve termine, senza costruire basi solide per il futuro. Ha anche criticato la gestione delle crisi, come quella della Nazionale, dove dopo ogni fallimento si assiste a un proliferare di proposte e nomi, ma senza mai affrontare davvero i nodi strutturali. “Gente che è fallita e che continua a fallire, che continua a fare danni senza nessuno che li mandi via a calci nel sedere”, ha detto, riferendosi alla mancanza di rinnovamento nei vertici federali e dirigenziali.

Il rischio di un’altra esclusione dai Mondiali e la necessità di una rivoluzione vera

Uno dei passaggi più forti dell’intervento di Sorrentino riguarda il rischio concreto che l’Italia possa mancare la qualificazione ai prossimi Mondiali per la quarta volta consecutiva. “Rischiamo per la quarta volta di fila di non andare ai mondiali”, ha avvertito, sottolineando come la mancanza di cambiamento reale e la tendenza a rimandare le decisioni importanti possano portare a nuove delusioni. Sorrentino ha criticato duramente la lentezza della Federazione nel prendere decisioni dopo l’ultima eliminazione, accusando il sistema di essere troppo legato a logiche di potere e di poltrone. Ha anche evidenziato come la presenza di dirigenti e procuratori poco competenti o troppo influenti sia un ostacolo al rinnovamento. “Nel calcio ci deve stare gente che sa di calcio”, ha ribadito, auspicando una rivoluzione che parta dalle fondamenta e coinvolga tutti i livelli, dai dirigenti ai tecnici, fino alle strutture di base. Solo così, secondo Sorrentino, il calcio italiano potrà tornare competitivo e riconquistare il posto che gli spetta a livello internazionale.

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